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A Vicenza la prima azienda che toglie il cromo esavalente – tossico, corrosivo, cancerogeno – dal processo produttivo (in anticipo sulla legge)

Il cromo esavalente (o triossido di cromo, la sua formula chimica è CrO3) è un composto del cromo nel suo stato di ossidazione più elevato, +6, dalle proprietà fortemente ossidanti. È molto tossico, corrosivo, cancerogeno e pericoloso per l’ambiente. Fino al recente passato è stato utilizzato dall’industria in particolare nei settori conciario e galvanico. È un prodotto solubile in acqua e dal peso molecolare elevato, tanto da rendere devastanti i rischi di una accidentale contaminazione a livello di falda. Oggi le normative sui processi industriali tradizionali ne hanno tollerato l’utilizzo a limiti sempre più ristretti, con l’obbligo di smaltirlo attraverso particolari processi chimici per abbatterne la pericolosità prima del conferimento in discarica.

Una azienda veneta, la Galvanoplastica Srl di Cornedo Vicentino – attiva sul mercato internazionale nel settore della ricopertura metallica di componenti plastiche tramite processi galvanici – ha attivato una linea produttiva che abbatte interamente l’uso di cromo esavalente. Una innovazione tecnologica e salva ambiente, messa a punto dopo un’attività di ricerca che ha richiesto un anno.

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L’azienda ha voluto anticipare i tempi convertendo la produzione alle nuove direttive di settore nel più breve tempo possibile: il cromo esavalente – sostanza cancerogena e mutogena – è stato infatti inserito dall’agenzia chimica europea nel Reach (la lista delle sostanze pericolose) e dal 2013 i processi industriali che ne fanno uso sono andati incontro a un progressivo restringimento normativo in vista della scadenza del 21 settembre 2017, termine ultimo fissato a livello comunitario entro il quale escluderlo completamente da ogni processo produttivo.

Galvanoplastica ha finanziato con circa 1 milione di euro il lavoro condotto nell’ultimo anno da Mac Dermid Enthone, polo internazionale di ricerche per l’industria con base negli Usa e sedi staccate in Inghilterra e Germania; la struttura ha operato coordinando l’azienda bresciana Ilmar, specializzata nella produzione di impianti per l’industria galvanica. I risultati raggiunti hanno consentito di mettere a punto un processo interamente “cromo6-free”, sia nella parte di mordenzatura solfo-cromica (la graffiatura che rende la superficie plastica più adatta al fissaggio dei metalli) e di cromatura elettrolitica, sia nella formazione di scarti da lavorazione.

cromo4Il processo, già brevettato, ha consentito di dare vita al moderno impianto denominato Evolve, pronto a entrare in servizio dopo l’ottenimento di Via (Valutazione d’impatto ambientale) e Aia (Autorizzazione integrata ambientale), certificazioni per le quali Galvanoplastica ha già presentato domanda ai tecnici del settore ecologia della Provincia di Vicenza, richiesta coordinata dal Laboratorio Chimico Veneto di Vicenza. Il nuovo processo prevede di utilizzare al posto del cromo nuove sostanze interamente escluse dal Reach, quindi sicure e di più facile smaltimento.

Negli scorsi giorni Legambiente Vicenza ha incontrato i vertici dell’azienda, manifestando l’intenzione di candidare la società di Cornedo alla selezione per il premio “Innovazione amica dell’ambiente 2017”. Manifestazioni d’interesse per il processo sono giunte da Volkswagen e Mercedes-Benz, che potrebbero declinare all’automotive il risultato ottenuto; Ikea ha invece avviato i primi contatti con Galvanoplastica come potenziale fornitore di lavorazioni su componentistica plastica “total green”.

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«Abbiamo voluto metterci in regola di fronte a una scadenza per la quale, come spesso capita quando ci sono interessi di molti in mezzo, è già stato richiesto uno slittamento di 4 anni, in fase di approvazione – dice Carlo Riva, amministratore delegato di Galvanoplastica – Ma lo abbiamo fatto comunque, perché noi crediamo che rispettare una norma dall’elevato valore ecologico e sociale sia qualcosa da fare subito, non solo quando diventa un obbligo di legge. Molte aziende del nostro settore hanno pensato di “aggirare” le regole delocalizzando la produzione in altri Paesi come Slovenia o Romania, dove le regole sono più morbide; in questo modo possono continuare a produrre con i vecchi sistemi e contenere i prezzi. Noi invece no: abbiamo scelto di spingerci oltre e di investire, per dare qualcosa che altri non avevano. Per continuare a lavorare per e con il nostro territorio. Oggi siamo orgogliosi di questo risultato ottenuto facendo squadra anche di fronte alle difficoltà che sono sorte lungo la strada. Devo ringraziare tutti: da Cna Vicenza, sempre al nostro fianco di fronte a ogni problema, ai miei dipendenti, che si sono prestati con grande disponibilità ai cambiamenti messi in atto nel processo produttivo. Ed è gratificante pensare che questo traguardo è loro e per loro, visto che migliora anche la sicurezza delle condizioni lavorative».

Perché i primi proprio qui? «Perché siamo italiani – spiega Gianni Cozzi, amministratore delegato MacDermid Enthone Italia – La nostra missione è partita vent’anni fa, e oggi per la prima volta abbiamo portato i risultati su una produzione di larga scala. Ci voleva la giusta determinazione, la giusta coscienza al rispetto delle regole per la tutela dell’ambiente, e siamo orgogliosi del risultato che abbiamo ottenuto».

cromo5All’inaugurazione erano presenti anche le istituzioni: «Ho voluto fortemente essere presente a questa giornata in cui si festeggia un grande traguardo – dice Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto – In un momento in cui facciamo i conti con un’emergenza ambientale iniziata negli anni ‘70, esempi come questo vanno fatti conoscere, perché dimostrano che c’è la possibilità di fare impresa di qualità con un occhio all’ambiente. Oggi va di moda il dumping ambientale, che consente in alcuni Paesi di operare aggirando l regole e abbattendo i costi di produzione. Ma così i pericoli per la salute si spostano soltanto. Noi amministratori abbiamo il compito di creare cultura d’impresa, negli imprenditori e nei consumatori, affinché adottino scelte consapevoli e responsabili. Grazie a Galvanoplastica e Cna Vicenza per il percorso intrapreso, un esempio per molti».

Sensibile al rispetto delle regole in tema di politiche ambientali, Galvanoplastica ha intrapreso questo percorso in largo anticipo sui tempi stabiliti dalla normativa. Una scelta etica, a difesa dell’ambiente e della qualità del lavoro dei dipendenti, ma anche una scelta sociale, per continuare a tenere la produzione radicata nel territorio e crescere con il tessuto lavorativo locale. Grazie a questa politica, intrapresa fin dalla nomina di Carlo Riva al ruolo di ad, l’azienda si è lasciata alle spalle il periodo di crisi incontrato a cavallo del 2000. Puntando su ricerca, innovazione e valorizzazione delle potenzialità di mercato in breve i dipendenti sono diventati da 12 agli attuali 50, con un fatturato che tocca ora quasi 6 milioni di euro.

Oggi Galvanoplastica vanta una produzione estesa a oltre 21mila articoli, con un portfolio di 180 clienti tra cui si distinguono Electrolux, De’ Longhi, Jacuzzi, Versace e Luis Vuitton. La coscienza ecologica resta poi il principale motore  del cambiamento aziendale: oltre alla riconversione del processo produttivo, la società ha avviato le procedure per l’ottenimento della certificazione UNI EN ISO 14001, che attesta il rispetto dei più alti standard green a tutti i livelli della struttura. L’azienda è socia CNA Vicenza dal 2001.