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62 ex dipendenti Ferroli destinati alla disoccupazione ricominciano da Dante (in cooperativa)

C’è Elena, giovanissima, assunta da poco in amministrazione, che è andata in merceria a comprare il nastro tricolore da tagliare. C’è il sindaco con la fascia tricolore, che ricorda quando, tre anni fa, erano tutti fuori al freddo con i gazebo a protestare contro l’annunciata dismissione dei reparti. E c’è la signora Carla, moglie di Giovanni, 52 anni, da 36 al lavoro alla Ferroli di San Bonifacio, Verona. Uno dei 62 ex dipendenti – età media vicina ai 50 anni – della fonderia e del reparto assemblaggio caldaie a basamento in ghisa, destinati alla chiusura dalla nuova proprietà della Ferroli, storica multinazionale termomeccanica colpita duro dalla crisi.

Oggi sono soci lavoratori della Cooperativa Fonderia Dante, la sesta operazione di workers buy out – cioè azienda recuperata dai propri lavoratori – supportata in Veneto da Legacoop, e numericamente uno dei casi più rilevanti a livello nazionale. Il Dante nel nome è il fondatore dell’azienda di partenza, “e che qualcuno decida di ripartire dedicando l’impresa al paròn di una volta è già una notizia”, dice l’assessore al Lavoro Elena Donazzan, che sottolinea attaccamento e rispetto degli operai per la storia di quella che fu una delle più grandi imprese della termomeccanica italiana, e mette questa fra le giornate più belle del suo lavoro in Regione. Dante, scomparso nel 2015, che negli anni Cinquanta aveva visto lungo e dato una opportunità di sviluppo industriale a un territorio essenzialmente agricolo; un simbolo per i nuovi imprenditori di se stessi, che inaugurano l’avventura con la telefonata di auguri e di incoraggiamento, della signora Anna, la vedova: “Ha promesso che verrà a trovarci quando potrà”.

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Sabato, a San Bonifacio, l’inaugurazione ufficiale, e poi la messa in fabbrica e la cena tutti insieme, sempre qui, al lavoro. La produzione, in realtà, è ricominciata tre mesi fa: oggi lo stabilimento ha una capacità produttiva di 17mila kg di ghisa all’ora, pari a circa 80mila caldaie e un milione di dischi freno l’anno. A soli tre mesi dalla ripresa della produzione, la cooperativa – 69 dipendenti, di cui 62 soci lavoratori – mostra già i primi rilevanti risultati, tanto da far prevedere una chiusura del bilancio 2017 in pareggio. 

wbo3Gianluca Pretto è il presidente della Coop, “che nasce su valori di equità, solidarietà, onestà, trasparenza, responsabilità sociale e attenzione versi tutti. Dai reparti fonderia e assemblaggio è nato un gruppo compatto, che vuole fare bene. Hanno chiamato anche ex dipendenti, offrendo la propria esperienza. Abbiamo salvato il nostro lavoro, la nostra dignità. E abbiamo scelto il tricolore come segno distintivo per quando porteremo i nostri prodotti all’estero”.

La stessa Ferroli rimasta, dall’altra parte della strada, è cliente della NCD. Ma ci sono altri mercati da riprendere, come quello dei dischi per i freni, ricontattando uno a uno i vecchi clienti. E sono già in corso investimenti con l’obiettivo di rendere maggiormente efficienti il processo produttivo e la sua digitalizzazione, adeguandoli alle più importanti certificazioni internazionali in modo da soddisfare i bisogni dei clienti, sia in termini di qualità che di competitività, con un occhio attento pure alla riduzione dell’impatto ambientale. Tra i mercati a cui punta Cfd, oltre a quello italiano, Est Europa, Nord Africa, e Russia.

Come si salva una azienda (meglio, una sua parte) dandole una nuova vita? Questo è un gioco di squadra.

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La complessa operazione di rilancio ha visto lavorare in sinergia diversi attori: insieme a Legacoop, le istituzioni, a partire dalla Regione Veneto, i sindacati (Fim Cisl e Fiom Cgil di Verona), e il sistema finanziario e creditizio cooperativo.

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La grave situazione per i lavoratori della fonderia e del reparto assemblaggio – in un contesto di crisi della Ferroli, fattosi nel tempo sempre più pesante – appariva senza via di scampo nel luglio 2016, con il nuovo piano industriale di Ferroli Spa che ne prevedeva la chiusura. Nel giro di pochi mesi, matura da parte di sindacati e lavoratori l’idea della cooperativa: si avviano le trattative con Ferroli per un accordo sul contratto dʼaffitto dʼazienda con diritto di prelazione allʼacquisto (che giunge a settembre), e si cerca Legacoop Veneto – che ha al proprio attivo l’accompagnamento di altre cinque operazioni simili – lavorando insieme all’analisi di fattibilità e all’elaborazione di un piano strategico di riconversione in cooperativa.

È il 25 luglio 2017 quando 62 lavoratori firmano l’atto costitutivo della Cfd, a settembre il riavvio della produzione. Alla nuova cooperativa Ferroli concede gli impianti in affitto per sei anni.

wbo7A sostenere finanziariamente la rinascita in cooperativa anzitutto la quota importante di capitale conferito dai soci tramite anticipo della propria indennità di disoccupazione (Naspi), per un importo che attualmente supera i 780mila euro e a breve toccherà gli oltre 900mila euro. A questi si aggiungerà anche l’intervento del sistema finanziario e creditizio cooperativo attraverso Coopfond (fondo mutualistico di Legacoop), per 275mila euro e Cfi-Cooperazione Finanza Impresa per 500mila euro. Sostengono l’operazione anche Cassa Rurale e Artigiana di Brendola credito cooperativo e Banca Etica, garantendo l’operatività finanziaria con 1,5 milioni. Nella fase iniziale di startup di Cfd è giunto il sostegno solidale da parte di Legacoop Veneto e di Clm, importante cooperativa industriale con sede a pochi chilometri da San Bonifacio che ha festeggiato i suoi 40 anni proprio nel mese in cui Cfd ha avviato la produzione.

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“Non capita spesso nel nostro lavoro di vedere nascere un’impresa da chi hai affiamcato nella trattativa per la difesa dei posti di lavoro: siamo orgogliosi di voi”, è il messaggio dei sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl, rappresentati da Giovanni Acco e Luca Mori.

In Italia, al momento, ci sono 58 imprese seguite da Cfi (Cooperazione Finanza Impresa), ricorda il presidente Mauro Frangi: “Parliamo di 1.353 addetti, una cifra da non arrotodare perché ciascuno di questi posti di lavoro ha un peso. Ogni euro investito nella scommessa dei lavoratori ne ha generati 7 di entrate per lo Stato”.

«Ogni storia di workers buyout testimonia che ci sono ancora tante persone disposte a rischiare in proprio, a scommettere sulle proprie capacità e competenze per costruire un futuro per sé e la propria comunità – sottolinea Mauro Lusetti, presidente di Legacoop nazionale – A dare vita a cooperative sono persone esperte, ci mettono competenza e know how, oltre a tanta determinazione: “Non ragazzi che ci provano e vedono come va”, sottolinea. Basta un numero: da quando esiste la legge Marcora, 1985 (con modifiche nel 2014) sono nate 370 imprese, e di queste 350 sono ancora attive.

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  • stefano |

    buon lavoro questa e’ una buona iniziativa portera’ i suoi frutti nei prossimi anni la nuova organizzazione avanza

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