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Un neolaureato dell’università di Verona indaga invecchiamento e Dna dei centenari: premio migliore giovane ricercatore in Usa

Con una tesi sperimentale sul rischio cardiovascolare nell’anziano Luca Bertamini, neo laureato all’ateneo scaligero, si è aggiudicato il premio come miglior lavoro presentato da un giovane ricercatore, assegnato dalla Società americana di ematologia.

Il congresso dell’American Society of Hematology (ASH) si è da poco concluso ad Atlanta: rappresenta il più importante evento scientifico annuale nel campo dell’ematologia ed è frequentato da oltre 25mila specialisti provenienti da ogni parte del mondo. Durante il meeting vengono assegnati alcuni prestigiosi premi di ricerca, tra cui quelli riservati ai migliori lavori presentati da giovani ricercatori. Uno di questi è andato a Luca Bertamini, 25 anni, laureatosi a luglio in Medicina, con 110 e lode, nell’ateneo veronese.

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Bertamini ha presentato ad Atlanta i risultati della sua tesi sperimentale dal titolo “Emopoiesi clonale e rischio cardiovascolare nell’anziano”, condotta con la supervisione di Domenico Girelli, docente di Medicina interna, inserita in un progetto di ricerca più ampio che coinvolge anche i professori Oliviero Olivieri e Nicola Martinelli del dipartimento di Medicina, nonché Claudio Franceschi e Giovanni Martinelli dell’università di Bologna.

Il lavoro riguarda la recente scoperta di particolari mutazioni nel Dna delle cellule staminali del midollo osseo, ossia quelle cellule che fisiologicamente danno origine a componenti del sangue quali globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. Tali mutazioni tendono ad accumularsi con l’avanzare dell’età e possono generare gruppi di cellule (cloni) alterati in senso pro-infiammatorio. L’infiammazione che ne consegue a livello dei vasi arteriosi concorre alla formazione di placche aterosclerotiche e infarto cardiaco. La scoperta collega per la prima volta in modo finora insospettato malattie ematologiche e cardiocircolatorie e potrebbe spiegare, almeno in parte, i motivi per cui alcune persone invecchiano “peggio” di altre.

Bertamini ha analizzato il Dna dei globuli bianchi di un gruppo di pazienti con cardiopatia ischemica del Verona Heart Study e un gruppo di soggetti eccezionalmente longevi (ultracentenari) selezionati dall’università di Bologna. Nei pazienti cardiopatici si è riscontrata una percentuale molto elevata di mutazioni associate all’emopoiesi clonale, risultata invece quasi del tutto assente negli ultracentenari. Ciò rafforza l’ipotesi che gli ultracentenari siano riusciti a raggiungere tale ragguardevole età anche grazie ad un meccanismo di selezione protettiva. L’abstract di Bertamini è stato selezionato da una commissione internazionale indipendente e premiato con il “Giuseppe Bigi Memorial Award”, con un assegno di 5000 dollari, elargito dall’omonima Fondazione che si prefigge di promuovere e sostenere l’attività di giovani ricercatori in ambito ematologico.