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Il valore (non solo economico) di un albero spiegato da Spelacchio, che diventerà una casetta

Sbeffeggiato, irriso, messo al centro delle polemiche: l’albero partito dalla Val di Fiemme per essere il simbolo del Natale ha conquistato suo malgrado una visibilità e ha ricevuto un nome, Spelacchio. Abbastanza, comunque, per uscire dall’anonimato dei tanti alberi che lo hanno preceduto, e per meritare una fine migliore. “Ne abbiamo parlato tanto, per noi è stata una vicenda davvero particolare – spiega Stefano Cattoi, responsabile delle Foreste e della Segheria della Magnifica Comunità di Fiemme – Spelacchio in qualche modo appartiene a noi, e abbiamo voluto che servisse a lanciare un messaggio positivo, importante“.

Siamo alla Magnifica Comunità della Val di Fiemme, ente dalla storia millenaria documentata dal 1111 che non si riconosce in nessun degli enti pubblici che esistono in Italia. Qui nel Cinquecento si processavano le streghe, qui si sono succedute dominazioni, dispute e sentenze.

 

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Oggi la Comunità – che è una proprietà collettiva, si trasmette per via ereditaria, non può essere divisa nè venduta ma appartiene a chi vive qui da almeno 25 anni – possiede 30 milioni di alberi, la metà di quelli dell’intera Val di Fiemme (che dunque ospita praticamente tanti alberi quanti sono gli italiani).

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Servono a produrre mobili, case in legno,  imballaggi, carta: una nicchia molto pregiata, grazie alla particolare risonanza degli abeti rossi, è quella degli strumenti musicali.

Quanto vale un albero? Di solito di va a metri cubi, un fusto – che può essere da 1-2 fino a 7-8 metri cubi di legname commerciale – ha un valore legato alla qualità del legno ed all’eventuale presenza o meno di difetti (soprattutto la nodosità). Per dare un ordine di grandezza si passa da un valore di 80-100 euro per alberi più sottili e meno pregiati fino a 5-700 euro per le piante migliori. Ma questo è solo il valore economico.

Nella segheria della Magnifica Comunità – che fattura circa 7 milioni all’anno – lavorano 35 operai fissi (anche una donna); a questi si aggiunge il personale impegnato nel bosco per la manutenzione (e qui il numero raddoppia). Ma non è tutto: per i lavori di taglio e trasporto dei tronchi la Magnifica fa affidamento su circa 30 ditte artigiane per le quali rappresenta un importante committente. In valle di Fiemme esiste una vera filiera del legno che va dalla coltivazione del bosco alla produzione finale con il recupero energetico dei cascami di segagione.

</span></figure> Un operaio al lavoro durante lo smontaggio degli addobbi dell’albero di Natale a piazza Venezia detto “Spelacchio”, Roma, 9 gennaio 2018.
Un operaio al lavoro durante lo smontaggio degli addobbi dell’albero di Natale a piazza Venezia detto “Spelacchio”, Roma, 9 gennaio 2018.

Qui tornerà già venerdì l’abete: verrà tagliato e lavorato, e in collaborazione con una azienda trentina specializzata in pannelli x-lam (a strati incrociati) diventerà una casetta destinata ad accogliere le mamme che allattano o che devono cambiare i figli, in un parco romano (perché a Roma l’albero era stato donato ma soprattutto perché in fondo proprio Roma ha dato a Spelacchio risonanza mondiale). E’ possibile che all’elemento naturale si unisca la domotica, ad esempio con un sistema di ingressi tramite smartphone che assicuri privacy e sicurezza a chi entra nella casetta.

I costi se li assume la Comunità perché “questa non è una operazione di business ma di immagine: il legno può e deve essere riutilizzato, nulla deve essere sprecato, portando l’attenzione sull’ambiente e il recupero delle risorse naturali. Questa è la nostra missione”, sottolinea Cattoi.

 

E a proposito di legno ed economia circolare, in Trentino c’è una startup che allunga la vita dei giochi in legno nei parchi (e fa risparmiare i comuni)