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Le aziende della moda cercano giovani da assumere (e over 50 riqualificati): progetto regionale per la formazione al via

L’ipotesi su cui si lavora fin da ottobre è quella di creare una “borsa lavoro della moda”, capace di far incontrare domanda e offerta di personale qualificato. Alla base una indagine realizzata tramite 67 questionari compilati -tra agosto e settembre – da altrettante imprese – artigiane ed industriali sia contoterziste che conto proprio – della moda (abbigliamento, tessile, calzature, maglieria ma anche della pellicceria e pelletteria): ne risultava una notevole “tensione occupazionale” in un comparto regionale con  almeno 122 posizioni attualmente scoperte (una media di 2 possibili posti di lavoro per impresa), con punte nella maglieria (41) e nella confezione (32).

Ora si concretizza una nuova iniziativa formativa per l’intero settore moda veneto, con un investimento di risorse che si tradurranno in un vantaggio per le imprese e per gli occupati.

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La Giunta veneta ha approvato l’Avviso pubblico “FormaModa – Percorsi formativi nel settore dell’artigianato, della creazione e della vendita di lusso – Linea Made in Italy”. Si tratta di un provvedimento che finanzierà, con 600mila euro provenienti dai fondi POR FSE 2014-2020, Asse I “Occupabilità” e Asse III “Istruzione e Formazione”,  progetti per la realizzazione di percorsi finalizzati alla formazione di specifiche figure professionali operanti nel settore moda, con particolare attenzione alla produzione artigianale di elevata qualità, alla creazione e vendita di beni e prodotti del comparto del lusso.

La notizia è pubblicata sul Bur, il Bollettino regionale del Veneto (la delibera è la 342 del 21 marzo): nelle prossime settimane le associazioni informeranno sui corsi attivati e le modalità di partecipazione. Le proposte possono essere presentate dai soggetti proponenti individuati nella Direttiva regionale. I requisiti di ammissibilità, la struttura dei progetti, le modalità di valutazione sono esposti nella Direttiva regionale, Allegato B alla DGR di approvazione dell’avviso. Le poste finanziarie destinate all’iniziativa ammontano complessivamente a 600mila euro, e per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi alla Direzione Formazione e Istruzione al seguente indirizzo mail: bandifse.dir.formazione@regione.veneto.it. Per la presentazione dei progetti ci sono 30 giorni.

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“Questa decisione è frutto degli incontri che abbiamo avuto nei mesi scorsi con l’Assessore Donazzan per esporle la “tensione occupazionale” che esprime in questo momento il comparto moda in Veneto, con aziende che sarebbero disposte ad assumere determinate figure professionali e  lavoratori  in possesso di competenze adeguate che sono stati espulsi dal sistema produttivo a seguito di crisi aziendali, senza che domanda e offerta si possano incontrare. Abbiamo proposto all’assessore di costruire un censimento dei lavoratori che provengono dal settore moda, con la specifica delle qualifiche possedute, di avviare un bando FSE per attività formativa destinata a queste figure professionali e di promuovere,  dopo la formazione, percorsi di apprendistato professionalizzante destinati ai disoccupati over 29 anni. Siamo stati ascoltati e si è imboccata la strada giusta”, commenta il portavoce del Tavolo Veneto della Moda Pier Giorgio Silvestrin, Presidente di Federmoda CNA Veneto, a nome anche di Roberto Bottoli Coordinatore Sistema Moda Confindustria Veneto, Giuliano Secco, Giannino Gabriel e Maria Luisa Pavanello, rispettivamente presidenti regionali di Federazione Moda Confartigianato, FederazioneModaItalia – Confcommercio Veneto e Confesercenti Moda.

La proposta del Tavolo era maturata anche sulla  base di un questionario svolto tra le imprese dell’intera filiera della moda dal quale è emerso uno spaccato molto interessante della “tensione occupazionale” che esprime questo comparto: centinaia di posizioni scoperte (una media di 2 possibili posti di lavoro per impresa), con punte nella maglieria e nella confezione. Un elenco molto dettagliato ed interessante di mansioni specifiche che rilevano l’alto tasso di manualità ricercato oggi da queste tipologie di imprese: rimagliatrici, sarte, rammendatrici solo per citare le più gettonate. Un 56,7% degli imprenditori intervistati disposto a vagliare candidature di persone con tirocinio. Il 33% anche senza tirocinio. Quindi 8 imprese su 10 disponibili ad accogliere esperienze lavorative.

Le imprese, inoltre, hanno lanciato la proposta di ammodernare le competenze dei lavoratori del sistema moda over 50 anni in NASPI, espulsi dal mercato del lavoro per ristrutturazioni aziendali o chiusure, che le aziende del sistema moda -soprattutto quelle medio piccole ed artigiane super-fornitori dell’alta moda-, sono pronte ad assorbire, se riqualificati.

L’Assessore al Lavoro Elena Donazzan, in questo quadro e valutate le proposte presentate, ha detto di voler puntare a un mix coinvolgente sia i disoccupati con competenze importanti da ricollocare e quelli da aggiornare con corsi professionalizzanti brevi, sia i giovani con lo strumento dell’apprendistato. Ora si passa ai fatti, dando una prospettiva di rilancio all’intera filiera del settore moda in Veneto, andando incontro alle trasformazioni del mercato, alle esigenze di riposizionamento delle imprese e al recupero di competenze e risorse umane indispensabili alla corretta declinazione del made in Italy da parte delle imprese venete.

Il settore Moda del Veneto pesa per l’11% delle aziende della moda italiane. Si parla di 9.500 unità produttive (17,6% del totale manifatturiero regionale), 7.468 delle quali sono a carattere artigianale: oltre l’80%. Secondo gli ultimi dati disponibili il fatturato ammonta a 15,6 miliardi di euro (18% del fatturato nazionale, 86 miliardi), per un valore aggiunto di circa 8,6 miliardi di euro, pari al 25% del comparto manifatturiero regionale e 6,5% del valore aggiunto regionale. Le imprese del sistema moda in Veneto assorbono quasi 100mila addetti, circa il 12% dell’occupazione del settore in Italia. Vendono all’estero prodotti per un valore di oltre 10,2 miliardi di euro, pari al 20% dell’export regionale e al 22% dell’export nazionale di settore. Un terzo è rappresentato dall’abbigliamento, il 27% dalla concia e lavorazioni pelli e il 24% dalle calzature.