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A Treviso un patto tra apicoltori e viticoltori per salvare le api (e migliorare la qualità del vino)

Sfalciare lungo i filari, far crescere siepi e boschetti, fare i trattamenti alla sera, contenere l’uso di insetticidi durante la fioritura dell’acacia e del castagno. Confagricoltura Treviso propone un patto tra apicoltori e viticoltori per arrivare a una convivenza ottimale che giovi sia alle api, sia alla viticoltura. Se ne parlerà nell’incontro “le api sentinelle ambientali del nostro territorio”, promosso in collaborazione con la Camera di commercio di Treviso e Belluno, giovedì 3 maggio alle 17.30 nella Cantina montelliana e dei colli asolani di Montebelluna.

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All’incontro, aperto a tutti, parteciperanno Claudio Porrini, entomologo dell’università di Bologna, e i vertici di Confagricoltura Treviso. Si spiegherà quali accorgimenti permettono di ridurre le problematiche in agricoltura, con soluzioni tecnologiche a favore dell’ambiente e della sostenibilità. Le api e gli insetti impollinatori sono infatti estremamente importanti per l’agricoltura e, di conseguenza, anche per la sicurezza alimentare e la salubrità dell’ambiente. Dalla loro fondamentale azione traggono vantaggio soprattutto le colture frutticole, sementiere e le ortive. Una diminuzione delle api equivale a una minore garanzia di biodiversità, con la conseguenza dell’impoverimento botanico delle risorse ambientali.

Renato Bastasin, direttore di Confagricoltura Treviso, spiega che la sinergia tra viticoltori e apicoltori è fondamentale non solo per la salvaguardia delle api, ma anche per il benessere delle viti e la qualità del vino. “Dagli studi dell’università di Udine è emerso che le api sono amiche della viticoltura. Riescono, infatti, a mitigare gli attacchi di botrite, intervenendo sull’acino rotto e cicatrizzandolo. Non solo. È stato dimostrato come nelle cultivar di Prosecco, Merlot, Cabernet e Picolit ci sia stato un aumento dell’allegagione (cioè la fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura, dunque una fase decisiva ) e una minore acinellatura (quando alcuni acini restano piccoli) ponendo gli alveari lungo le strade sterrate di servizio fra appezzamenti vicini e anche un aumento dei lieviti utili necessari per la fermentazione. Si tratta, quindi, di proporre ai viticoltori alcuni accorgimenti per preservare le api: sfalciare lungo gli interfilari, trattare con assenza di vento e la sera, perché al mattino le api vanno sulle foglie aperte e sui fiori, e non trattare nei giorni immediatamente precedenti l’introduzione degli alveari”.

Porre gli alveari nei vigneti è un modo per garantire la biodiversità animale e vegetale. Spetterà all’apicoltore occuparsi poi degli alveari, dalla disposizione ai controlli settimanali per rimediare a eventuali problemi. Chiarisce Claudio Porrini: “Garantire il mantenimento delle api nell’ambiente è vitale per la nostra agricoltura. Se le api sparissero, le conseguenze sarebbero terrificanti non solo per le piante e i fiori, ma anche per la vite. Ricordiamoci che il bouquet del vino viene dato dalle erbe, dai frutti e dai fiori: senza l’impollinazione delle api sparirebbe tutto e sarebbe dunque anche la fine delle produzioni tipiche e della qualità. Perciò bisogna avere più attenzione nell’uso degli antiparassitari. Non si dice che non si deve usarli, ma farlo quando serve e bene”.

Un alveare contiene 40mila api e un avvelenamento può portare, in un solo giorno, alla sparizione di 8-10.000 api. Nel Montello, dove sta per cominciare la fioritura dell’acacia, l’apicoltura ha assunto una grande valenza: “In 15 giorni di fioritura il numero di alveari raggiunge quota 20mila – sottolinea Bastasin Ogni alveare è abitato nel massimo sviluppo da circa 50mila api operaie e produce dai 20 ai 30 chili di miele.  La produzione di miele dalle profumate acacie trevigiane può arrivare a quota 500 tonnellate, pari a 3,5 milioni di fatturato. Un valore notevole, che può essere equiparato a quello di 300 ettari di prosecco. Conoscere le api potrebbe aprire notevoli possibilità alle aziende e ai giovani”.