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Per Zordan acquisizione in Usa, filati veronesi in Egitto, nuova sede Fercam a Berlino, il Marocco a Padova #AziendeConLaValigia

E’ stata ufficializzata l’acquisizione integrale dell’azienda americana Woodways – che produce arredi su misura in Michigan – da parte della  Zordan di Vicenza, storico player nella produzione di arredamento per i negozi monomarca dei più qualificati brand del settore lusso, in Italia e nel mondo (da Bulgari a Ferragamo, Karl Lagerfeld e Van Cleef & Arpels).

L’operazione – del valore di 2.285.000 $ (3.235.000 $ considerando anche l’acquisto dell’immobile aziendale) – si è conclusa a seguito di un percorso a tre fasi che, a partire dal 2015, ha visto il Gruppo Zordan acquisire  quote societarie sempre più elevate, divenendo oggi proprietario unico della Woodways. “L’obiettivo di questa operazione – afferma il direttore commerciale del Gruppo Alfredo Zordan – è offrire un supporto strategico diretto, tempestivo, e mirato a tutte le aziende del mercato del mono-brand del lusso che vogliano espandersi negli Usa e in particolare nel Nord America, avvalendosi della nostra competenza. Oltre ad essere una sede produttiva, la  Woodways è infatti dotata di un service altamente qualificato nonché dedicato ai progetti destinati agli Usa, in grado di proporre pianificazioni, programmi di manutenzione e after sales”.

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“Questa scelta – prosegue il direttore commerciale  (in foto) – ci ha convinti anche in termini di sostenibilità, valore a cui la nostra azienda è legata sin dagli esordi e verso il quale già abbiamo iniziato a sensibilizzare anche l’operato della Woodways: produrre in loco consentirà, data la vicinanza geografica, un più ridotto impatto ambientale. In Michigan – puntualizza Alfredo Zordan – vengono realizzati elementi ad elevato contenuto di falegnameria per i quali abbiamo raggiunto gli elevati standard qualitativi richiesti dalla nostra clientela. Nella sede italiana rimangono le lavorazioni più peculiari non solo in termini di falegnameria ma anche di carpenteria e tappezzeria. Riusciremo così a gestire i volumi, preservando e valorizzando al contempo il made in Italy.”

alfredo-zordan-direttore-commerciale-gruppo-zordanCostantemente tesa all’eccellenza, al fine di proporsi con un prodotto e un servizio superiore, la Zordan ha già avviato un percorso di contaminazione del know how che ha condotto le varie funzioni degli stabilimenti in Italia ed America ad incontrarsi, per un confronto diretto relativo alle best practice. Esempio di un nuovo modo di fare impresa – grazie a un efficace modello di business fondato da una parte su rigoroso controllo di gestione e dall’altra sui dettami dello humanistic management – la Zordan è stata (ancora nel 2016) una delle prime realtà in Italia ad esser divenute B CorpTM trasformandosi in società benefit, vale a dire impresa for profit che si prefigge volontariamente scopi di carattere sociale, sostenibilità e trasparenza. All’attivo, l’azienda ha attualmente 87 addetti (37 dei quali in Woodways) e ha concretizzato nel 2017 un  volume d’affari di 18 milioni di $, con un Ebitda di 2 milioni di $ e un risultato netto di 1 milione di $.

A oggi, la Zordan è tra l’altro l’unica realtà italiana, attiva nel settore del retail per il lusso, a disporre di una sede produttiva in territorio americano.

“L’impegno profuso nel mercato degli USA è stato considerevole già lo scorso anno, ad acquisizione non ancora terminata – continua Alfredo Zordan: il fatturato relativo all’America ha infatti costituito il 60% del fatturato totale del Gruppo, ammontando a 11 milioni di $. Nei prossimi anni svilupperemo ulteriormente il nostro business negli Stati Uniti. Forti di questa visione, abbiamo acquisito anche il terreno adiacente all’attuale Woodways, per il quale stiamo già progettando la realizzazione di un  nuovo edificio che possa concretamente sostenere l’espansione della nostra attività. Infine – conclude – nel nostro iter di crescita prevediamo di ottenere la certificazione  B CorpTM anche per la Woodways.”

Per sapere che cos’è una benefit corporation, e come l’etica può fare bene al business, qui abbiamo perlato dell‘ultimo premio distribuito ai collaboratori Zordan.

Manifattura italiana Cucirini

internazionalizza in Egitto con Finest

FINEST S.p.A, Società finanziaria per l’internazionalizzazione, partecipa in qualità di equity partner e socio finanziatore al potenziamento della Joint Venture egiziana COMETEX THREADS SAE, in capo all’azienda veronese MANIFATTURA ITALIANA CUCIRINI SPA.
M.I.C. è una realtà industriale veronese che affonda le sue radici nella tradizione tessile italiana del ‘900. A Vallese di Oppeano impiega una sessantina di dipendenti nella produzione e commercio di filati per cucire, con una specializzazione nel “filato cucirino” e in materiali di pregio tra cui il “filo di Scozia”, filati in poliestere e filati tecnici.
L’azienda veronese ha colto le opportunità della globalizzazione che ha investito il settore tessile a partire dagli anni ’90, impegnandosi in un progetto di internazionalizzazione che si è rilevato vincente, consentendo a M.I.C. di crescere anche durante le difficoltà dei mercati degli ultimi anni. La Società ha infatti aperto depositi commerciali in Tunisia, Romania e Albania, avvicinando il prodotto alle zone di confezionamento dei capi di alcuni clienti e realizzando così il 40% del proprio fatturato con l’export.

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Nel 2011 la Società ha deciso di fare un ulteriore passo di internazionalizzazione, costituendo la Joint Venture COMETEX THREADS SAE nella zona franca di Alessandria d’Egitto. “Abbiamo avviato la società produttiva egiziana per ragioni altamente strategiche – dichiara Giovanni Cumerlato, presidente di M.I.C. – in Egitto sono presenti i principali produttori di abbigliamento, che noi serviamo in loco, ottimizzando tempi, costi di produzione e trasporto. La posizione strategica del Paese, inoltre, ci avvicina ai poli produttivi massivi, come India, Sri Lanka, Pakistan e Indonesia, che richiedono un prodotto con rapporto prezzo/qualità altamente competitivo. Infine, la produzione locale ci consente di reperire il prestigioso cotone “giza”, coltivato solo sul Delta del Nilo” – conclude Cumerlato.

micc2Giunto ad un livello di produttività importante, il sito egiziano necessita ora di nuovi investimenti in attrezzature e impiantistica. Un progetto di sviluppo che M.I.C. ha deciso di intraprendere assieme a Finest S.p.A: “Nel modello di presidio del mercato di M.I.C, l’azienda egiziana è un asset fondamentale – dichiara Eros Goi, Direttore di Finest – il Gruppo segue infatti una strategia di specializzazione per fabbrica dove l’egiziana va a coprire la domanda di fascia media del mercato locale, Medio Oriente e Asia. L’azienda italiana invece presidia con qualità e personalizzazione la fascia alta di prodotto, più tecnologica e prestigiosa, mantenendo intatte le caratteristiche che hanno reso grande l’azienda negli anni. Questa strategia è la chiave per crescere in un mercato competitivo come il tessile e Finest non poteva che raccogliere la sfida internazionale di Manifattura Italiana Cucirini” conclude Goi.

All’operazione ha contribuito concretamente anche Confindustria Verona: “Siamo contenti della chiusura di questo accordo fra l’azienda Manifattura Italiana Cucirini e Finest. Mettere in contatto aziende e istituzioni infatti è essenziale e può portare, come in questo caso, alla realizzazione di piani di sviluppo altrimenti più difficili da realizzare autonomamente da un’azienda. Grazie alle sue molte relazioni il nostro sistema associativo è infatti in grado non solo di informare le imprese ma anche di supportarle a cogliere opportunità di crescita” dichiara il Vice Presidente per l’internazionalizzazione Raffaele Boscaini.

Fercam apre una nuova filiale a Berlino

Da aprile sono presenti a Berlino in una propria struttura tre collaboratori di Fercam che seguiranno  direttamente trasporti e assistenza dei clienti in loco. Salgono dunque a 4 le filiali dell’operatore altoatesino in Germania, dove già è presente con proprie strutture ad Amburgo, Colonia e Monaco di Baviera. Con l’apertura della nuova filiale, Fercam conferma l’importanza della propria presenza diretta  in un territorio, quello di Berlino, con un mercato in costante crescita.

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“La nostra filosofia aziendale ci vuole sempre possibilmente vicini ai nostri clienti per potere immediatamente attivarci , anche in caso di esigenze “dell’ultimo minuto”. Questo aumenta la fidelizzazione oltre ad essere di grande vantaggio per la qualità dei nostri servizi. Riusciamo, tramite i nostri collaboratori, che conoscono anche le particolarità della zona, a corrispondere con maggiore celerità e competenza  a qualsiasi esigenza dei nostri clienti. Puntiamo molto sulla vicinanza e su una stretta collaborazione con i nostri clienti, in prevalenza del settore produttivo, per garantire affidabilità e assistenza completa, „ è convinto Hansjörg Faller, responsabile  Freight Management FTL (Full Truck Load).

Fercam Berlino seguirà direttamente  tutti i trasporti da quest’area verso i Paesi dell’Est europeo e il Benelux oltre ai trasporti sul territorio nazionale in Germania. Molte aziende produttive, in particolare del settore alimentare  e chimico, che operano nell’area di Berlino , infatti  hanno i loro mercati di sbocco anche nell’Est europeo. Fercam attribuisce grande importanza al multilinguismo dei propri collaboratori e,  ove possibile, si avvale anche di personale con madrelingua dei propri clienti. Due dei nuovi collaboratori a Berlino in effetti sono di madrelingua polacco, ovvero russa, con esperienza specifica nel settore e si dedicheranno in particolare ai trasporti da e verso i paesi dell’Est europeo.

La filiale di Berlino è diretta da  Hans Wagner, che vanta una lunga esperienza nella disposizione e gestione dei trasporti da e verso i  paesi dell’Est, e dipenderà dalla sede di FERCAM DEUTSCHLAND a Colonia.

Fercam, operatore logistico a gestione familiare, ha concluso il 2017 con un fatturato di 757 milioni di euro e impiega oltre 2000 dipendenti diretti e 3.000 collaboratori indiretti. Per le varie attività di trasporto dispone di ca. 3.350 unità di carico di proprietà e di oltre 900 mila mq di magazzini di centri logistici di nuova generazione.

Fercam opera con complessivamente 92 filiali proprie di cui 63 in Italia, 24 tramite società controllate in altri Paesi UE e 5 extra UE (Tangeri/Marocco, Rades/Tunisia, Istanbul e Izmir/Turchia, Belgrado/Serbia). A livello europeo si avvale per i propri servizi di groupage di partner con oltre 400 punti distributivi, mentre a livello mondiale dispone di una efficiente rete di corrispondenti per le spedizioni aeree e marittime.

Il costante investimento in formazione conferma l’importanza attribuita dall’azienda allo sviluppo delle competenze e alla crescita professionale dei collaboratori.

La console del Marocco a Padova

Il vice presidente della Provincia di Padova Fabio Bui ha accolto in visita la Console generale del Regno di Marocco a Verona Amina Selmane. L’incontro è servito ad approfondire la conoscenza reciproca e ad avviare un progetto di lunga durata per favorire l’integrazione della comunità marocchina presente nel territorio padovano.

marocco“Abbiamo concordato – ha spiegato il vice presidente Bui – di avviare un progetto che favorisca la diffusione della cultura marocchina e dia supporto alle ottime relazioni imprenditoriali ed economiche già esistenti tra la realtà padovana e quella marocchina. In particolare, l’obiettivo è di creare un ponte culturale con il Marocco che parta dalle nostre scuole e favorisca l’apprendimento della lingua italiana nel rispetto delle proprie origini. Lavoreremo per realizzare un progetto di lunga durata perché siamo convinti che l’integrazione parta proprio dalla conoscenza culturale reciproca”.

La Console Selmane ha ringraziato il vice presidente Bui per l’incontro e la disponibilità a lavorare insieme. “Condividiamo l’opportunità di realizzare un progetto di integrazione di lunga durata – ha detto la Console – perché la comunità marocchina presente a Padova è ben inserita ormai da molto tempo. Sono 14.000 le persone immatricolate al consolato che risultano residenti nel territorio padovano, ma questo numero non tiene conto di chi ha la cittadinanza italiana. Quindi vogliamo davvero lavorare perché la realtà padovana e quella marocchina possano convivere insieme nel rispetto reciproco”.