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Solo in Veneto la class action contro il cartello produttori dei Tir può valere 166 milioni per 22mila aziende (azione legale senza costi)

Un cartello, cioè un accordo tra più produttori indipendenti di un bene (o servizio), che lede la libera concorrenza e può condizionare i prezzi dei camion. In questo caso, le imprese di autotrasporto potrebbero aver subito subito dei danni, pagando un veicolo più del dovuto. La sanzione complessiva già stabilita dalla Unione europea si aggira attorno ai 3,8 miliardi di euro e ricadrà sui costruttori coinvolti (Volvo/Renault, Man, Daimler/Mercedes, Iveco, DAF, e Scania) che assieme rappresentano il 90% del mercato europeo.

Sono migliaia le imprese potenzialmente coinvolte, e non si parla solo di aziende di autotrasportato con mezzi adibiti a trasporto conto terzi ma anche, ad esempio, di imprese edili, metalmeccaniche, del legno proprietarie di camion ad uso proprio superiori ai 6ton; quasi 23.000 autocarri (12.021 conto proprio e 11.751 conto terzi, dati della motorizzazione civile a giugno 2018) per una azione risarcitoria che potrebbe arrivare, come minimo, alla cifra di 166 milioni e 250mila euro. E stiamo parlando solo della regione Veneto.

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Sono questi i numeri che Nazzareno Ortoncelli, presidente della Confartigianato Trasporti del Veneto, snocciola, in base alle stime (fortemente prudenziali) realizzate dall’Ufficio studi della Confartigianato Imprese Veneto, relative alla ricaduta che potrebbe avere l’azione risarcitoria avviata dalle Associazioni Italiane degli Autotrasportatori (Confartigianato Trasporti, Anita, Assotir, Fai, Fiap, Unitai, Sna Casartigiani) scese in campo per aiutare i propri associati ad essere risarciti del danno da sovrapprezzo causato dal cartello dei produttori di autocarri, già sanzionati il 19 luglio 2016 dalla Commissione Europea.

In base a delle valutazioni di tempo, rischi, costi, potenziale recupero e consolidata esperienza in simili azioni, le Associazioni Italiane dell’autotrasporto, dopo un attento processo di valutazione e selezione, hanno individuato l’azione già instaurata da circa un anno dalla Fondazione olandese Stichting Trucks Cartel Compensation, supportata dal litigation funder Omni Bridgeway, davanti al Tribunale di Amsterdam, quale migliore opportunità per soddisfare al meglio l’interesse dei propri associati.

Le società di autotrasporto e le imprese che hanno acquistato, o avuto in leasing, i propri autocarri da almeno 6 tonnellate, sia conto terzi che conto proprio, dai costruttori coinvolti (Volvo/Renault, Man, Daimler/Mercedes, Iveco, DAF, e Scania) nel periodo che va da gennaio 1997 a gennaio 2011, hanno diritto al risarcimento e potranno recuperare il sovrapprezzo pagato.

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L’azione legale non comporta nessun costo e nessun rischio per i nostri associati –spiega il presidente– e verrà portata avanti per conto di tutti gli aderenti dalla Fondazione Stichting Trucks Cartel Compensation, che sosterrà tutti i costazioni e comparirà in giudizio, sollevando gli autotrasportatori dagli oneri che ne deriveranno. La Fondazione sarà supportata da un team di legali ed economisti di primordine: gli Studi legali Loyens & Loeff e, per l’Italia, Osborne Clarke, mentre per la valutazione economica si avvarrà degli economisti di CEG”.

“Per facilitare l’adesione – conclude Ortoncelli –, è stata creata una piattaforma on-line su misura per le associazioni italiane sulla quale gli autotrasportatori e le imprese interessate, con l’aiuto delle associazioni stesse, potranno facilmente caricare i propri dati e i documenti a supporto del proprio possibile diritto risarcitorio”.

Al momento la piattaforma è in inglese a questo link (nata dalle associazioni di trasporto olandesi che hanno dato il via all’azione), ma quella in italiano è in fase di allestimento: si può comunque già rivolgersi alle associazioni di categoria come la stessa Confartigianato Veneto.

L’autotrasporto da poco ha tenuto i propri stati generali a Mestre, Venezia: sul tavolo  i molti problemi aperti.

Agevolazioni fiscali 2018 per gli autotrasportatori

Intanto, nella tarda serata di ieri è stato pubblicato il comunicato stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze con gli importi relativi alle agevolazioni fiscali 2018 per gli autotrasportatori ed il conseguente comunicato dell’Agenzia delle Entrate con le indicazioni operative per compilare la dichiarazione dei redditi e c’è grand einsoddisfazione nella categoria.

Di seguito gli importi delle misure agevolative a favore degli autotrasportatori per il 2018:

Deduzioni forfetarie – Per ciascun trasporto effettuato personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) è prevista una deduzione forfetaria di spese non documentate (articolo 66, comma 5, primo periodo, del TUIR), per il periodo d’imposta 2017, nella misura di 38,00 euro. La deduzione spetta anche per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35 per cento di quello riconosciuto per i medesimi trasporti oltre il territorio comunale.

Recupero del contributo al Ssn – Le imprese di autotrasporto merci – conto terzi e conto proprio – possono recuperare nel 2018 fino a un massimo di 300 euro per ciascun veicolo (tramite compensazione in F24) le somme versate nel 2017 come contributo al Servizio sanitario nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile, per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate. Anche quest’anno, per la compensazione in F24, si utilizza il codice tributo “6793”.

“Esprimiamo totale insoddisfazione per l’ennesima presa in giro a danno delle piccole imprese dell’autotrasporto che, a causa degli importi stabiliti per le deduzioni, subiranno in media una perdita di 2.500 euro” Questo il commento amaro del Presidente di Confartigianato Trasporti ed Unatras Amedeo Genedani. Il Governo che si vanta di essere paladino delle pmi non ha nemmeno avviato il dialogo con la categoria, e ha decurtato drasticamente gli importo attesi della misura. “Ora – conclude Genedani – le imprese in contabilità semplificata sono costrette a dover pagare maggiori tasse sui redditi dell’anno precedente e la maggiorazione dello 0,40% degli interessi di mora.”