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Le aziende salvate dai dipendenti in Veneto hanno un tasso di sopravvivenza del 100%: sette storie (e la mappa) di workers buy out

Poco meno di un mese fa – era il 21 novembre – ha preso il via ufficialmente l’attività della cooperativa Centro Moda Polesano di Stienta (Rovigo), il settimo workers buyout accompagnato nel percorso da Legacoop Veneto e primo nato tutto al femminile. La nuova cooperativa – che ha sede in viale dell’Artigianato 51b e resta attiva nel settore dell’alta moda – è nata in seguito alla crisi della Cooperativa Polesana Abbigliamento (Capa) grazie alla volontà di 22 ex lavoratrici destinate alla disoccupazione, che con la loro scelta e il loro coraggio hanno così messo in salvo posti di lavoro e al contempo conservato nell’area polesana competenze e imprenditorialità, aumentando anche l’occupazione.

La storia di queste 22 donne “testarde e tenaci” – hanno dai 26 ai 60 anni – ha creato attorno a loro stima e solidarietà.

donnepolesane

E pochi giorni fa in un’altra cooperativa – la Cooperativa Fonderia Dante, nata lo scorso dicembre, numericamente uno dei casi più rilevanti a livello nazionale, nel Veronese (è la ex Ferroli) – è stato inaugurato un nuovo impianto. “Dopo un anno – evidenzia l’assessore al Lavoro del Veneto Elena Donazzan, considerata dai soci una ‘madrina’ di questa esperienza – questi ex dipendenti, oggi di fatto imprenditori, hanno un bilancio in attivo e inaugurano un nuovo impianto con un investimento consistente. Tra loro sono stata nei momenti difficili, quando hanno iniziato a lavorare e ora sono felice di partecipare all’inaugurazione di un nuovo impianto. Qui si deve celebrare il coraggio e la determinazione di chi ama il proprio lavoro al punto di rischiare personalmente. Questi sono i nuovi imprenditori del Veneto”.

Che bilancio si può fare ora che sono sette, in Veneto, le aziende salvate dai dipendenti altrimenti destinati a perdere il lavoro?

Da questa tabella appare evidente l’effetto sui posti di lavoro, oltre quelli dei soci fondatori.

wbo

Si può perfino parlare di un “modello Veneto”: quella del Centro Moda Polesano è la settima operazione di wbo accompagnata da Legacoop Veneto: “È così dimostrata, ancora una volta, l’importante funzione anticrisi svolta dal sistema cooperativo a beneficio del territorio, in termini sia occupazionali che economici e produttivi. Il modello veneto di workers buyout (wbo) è oggi riconosciuto da più parti come vincente: un vero e proprio strumento di politica industriale, che in particolare per l’importante settore del manifatturiero interviene a salvare un pezzo significativo di economia del territorio”.

Le cooperative industriali nate da workers buyout, dal 2010 ad oggi, e seguite da Legacoop Veneto sono: D&C Modelleria e Cooperativa Lavoratori Zanardi nel Padovano, Kuni Sc e Cooperativa Fonderia Dante nel Veronese, Sportarredo Group Sc e Berti Scl nel Veneziano, e ora Centro Moda Polesano nel Rodigino. E stanno tutte bene.

Questa è la mappa, e queste le loro storie (basta fare clic sul segnalino colorato).

 

 

D&C Modelleria Società Cooperativa di Vigodarzere (Padova)

La D&C Modelleria Società Cooperativa di Vigodarzere (nel Padovano) rappresenta forse per il settore della cooperazione industriale l’esempio di maggior successo di come la forma cooperativistica possa fornire una risposta concreta alla crisi economica e occupazionale che il nostro Paese ha conosciuto.

La coop nasce dal fallimento dell’ex Modelleria Quadrifoglio Srl, avvenuto nel maggio 2010: per continuare l’attività, i dipendenti, nel giugno dello stesso anno, si sono costituiti in cooperativa, affittando dal curatore fallimentare l’azienda con clausola di acquisto dopo dodici mesi. La cooperativa è riuscita a rilevare il ramo di azienda dopo un anno di affitto (come previsto da contratto) e oggi produce modelli e attrezzature per fonderie, in legno, resina, alluminio, ghisa e acciaio, sia secondo il metodo tradizionale, sia con l’ausilio di macchine a controllo numerico. Fornisce anche prototipi e preserie di particolari in fusione, sia grezze che lavorate.

Dieci i soci fondatori (che al momento della costituzione hanno messo a capitale il 100% l’anticipo dell’indennità di mobilità lorda), cui si sono aggiunti (dopo un mese) altri due soci lavoratori. Oggi l’organico è composto da quindici persone: undici soci, tre dipendenti e un collaboratore.

L’età media del consiglio di amministrazione – poco più di quarant’anni -, rispecchia la realtà della cooperativa: lavoratori mediamente giovani ma con una solida esperienza alle spalle: grazie alla quale in questi anni è stato possibile procedere ad una selezione accurata dei clienti, prestando attenzione ai costi e minimizzando i rischi di esposizione.

Cooperativa lavoratori Zanardi (Padova)

La Cooperativa Lavoratori Zanardi di Padova nasce a maggio 2014 da un’operazione di workers buy out che prevede l’affitto del ramo d’azienda della Gruppo editoriale Zanardi srl (G.E.Z.), storica realtà padovana in concordato liquidatorio. Di seguito le principali tappe della storia cooperativa.

Giovedì 11 settembre, la firma dell’accordo sindacale sancisce l’esclusione di «ogni responsabilità e solidarietà della Cooperativa C.L.Z. sc per i crediti vantati a qualsiasi titolo dai dipendenti nei confronti della Gruppo editoriale Zanardi srl in liquidazione, relativi all’intero rapporto di lavoro». Vale a dire che nei confronti della cooperativa non potrà essere avanzata nessuna pretesa riguardo, ad esempio, a stipendi arretrati, tfr, tredicesime non godute… ossia di tutto quanto dovuto ai lavoratori dalla G.E.Z.

I cooperatori (i 20 – dei 105 lavoratori della G.E.Z. – che hanno costituito la cooperativa rilevando l’azienda) possono dunque proseguire con l’affitto dei macchinari e delle attrezzature aziendali dalla procedura di concordato liquidatorio. La produzione però rimane ancora ferma.

Si avanza invece sul fronte della capitalizzazione d’impresa, grazie all’anticipo delle indennità di mobilità da parte dei soci lavoratori (531mila euro) che va a sommarsi ai 250mila euro messi a disposizione Coopfond spa, e al finanziamento del medesimo importo erogato da Cooperazione Finanza Impresa (CFI).

A fine ottobre 2014, finalmente, arriva l’autorizzazione del Tribunale e la neocostituita impresa sociale può avviare finalmente l’attività: entrando in possesso di impianti e stabili. Dopo meno di un mese dall’accensione delle macchine, la produzione è ripresa a pieno ritmo consentendo l’avvio della realizzazione di volumi di pregio, che resta il settore prioritario di attività della cooperativa.

Negli anni successivi la cooperativa ha comprato tutti i macchinari necessari alle proprie lavorazione, investendo in efficientamento produttivo e consolidamento di clienti. Ad oggi la cooperativa lavora regolarmente sia in Italia che all’estero, ed è riconosciuta a livello mondiale (il caso è stato studiato anche oltre oceano, con approfondimenti da parte del New York Times e di altri) per la qualità del proprio prodotto, in un mercato tutt’ora molto difficile.

Kuni Società Cooperativa – Castagnaro (VR)

Kuni sc nasce dal fallimento della MO.RU.PA srl, azienda di Giacciano con Baruchella (nel Rodigino), in fallimento dal 16 luglio 2014, specializzata nella produzione di arredamenti in legno su misura sia per la casa che per il settore navale (in particolare nel comparto crocieristico).

L’attività dell’azienda è proseguita grazie alla volontà di nove lavoratori, che si sono costituiti in cooperativa. Oggi i soci sono più di dieci, e sviluppano il business assieme a sei dipendenti, operando a Castagnaro, nel Veronese. Gli occupati a regime (ovvero a conclusione della fase iniziale) sono 16, dunque quasi la metà dei dipendenti dell’“azienda madre” (in MO.RU.PA lavoravano in trentotto persone). La cooperativa ha da subito puntato sulle sinergie, scommettendo sulla partnership con la coop C.O.F.A di Saonara (Padova) che produce arredi interni, realizzati in metallo, per navi da crociera.

La cooperativa ha potuto contare, all’avvio, su una prima tranche di finanziamento pari a 50mila euro erogata da Cooperazione Finanza Impresa (CFI). A questa somma iniziale si è aggiunto il capitale versato da due soci non istituzionali, per una partecipazione complessiva di 41mila euro. Nel 2015 Coopfond ha fatto un nuovo intervento di finanziamento che, assieme a quello di CFI (sempre nel primo mese del 2015), è stato utilizzato per l’acquisto di macchinari e attrezzature. All’inizio di novembre 2014 Kuni ha chiesto, e poi ottenuto, a Veneto Sviluppo di sostenere l’aumento di patrimonializzazione con l’apporto di capitale di rischio (la finanziaria regionale può partecipare al capitale sociale delle cooperative operanti in Regione): l’investimento di 150mila euro ha contribuito anche a sviluppare l’area depressa del polesine.

Dopo un andamento iniziale altalenante, figlio anche del mercato di riferimento, la cooperativa ha dal 2017 agganciato in pieno il trend di crescita del settore e opera regolarmente in Italia e all’estero.

Sportarredo Group sc di Gruaro (Venezia)

Nata a gennaio 2015, è la quarta cooperativa industriale sorta nella regione attraverso un’operazione di wbo grazie all’accompagnamento di Legacoop Veneto. Alle spalle trent’anni di attività della precedente spa nel settore dell’estetica, con una presenza consistente nel mercato anche estero, producendo e commercializzando apparecchiature solarium, cosmetici, apparecchiature per l’estetica. Poi, a partire dal 2009, la crisi che porta a una significativa e progressiva flessione del mercato. Nel 2009 l’azienda contava un centinaio di dipendenti: la situazione precipita e il personale risulta sovradimensionato rispetto al volume d’affari, tanto da portare a uno stato di crisi irreversibile. Non bastano a sanarla gli sforzi di riorganizzazione interna, volti in particolare a ridurre i costi generali e di produzione. Ma un gruppo di lavoratori – sui circa 40 dipendenti rimasti in forza – non si arrende, e decide di provare il tutto per tutto… Da loro nasce così una nuova “idea imprenditoriale”, certi delle potenzialità ancora forti del marchio e decisi a tenere la qualità e la sicurezza quali punti di forza.

Dopo una prima di fase di informazione e formazione sul modello cooperativo con Legacoop Veneto è stato avviato il percorso di workers buyout. Porta la data del 22 gennaio 2015 il rogito notarile che – a seguito della gara indetta dalla procedura incaricata della liquidazione della Sportarredo spa – ha trasferito la proprietà intellettuale, i marchi e i brevetti, infine le attrezzature necessarie, dalla società in liquidazione alla cooperativa, costituitasi il 13 gennaio 2015 dopo un’adeguata fase di analisi delle opportunità di mercato e degli aspetti giuridici. A consentire la capitalizzazione dell’azienda hanno concorso i 150mila euro (tra capitale sociale e finanziamento) messi a disposizione da Coopfond e CFI-Cooperazione Finanza Impresa, strumenti di promozione della cooperazione, insieme ai 160mila euro dell’indennità della mobilità che i lavoratori hanno portato a capitale sociale rinunciando all’assegno mensile.

Nel 2018 è riuscita a rilevare anche l’immobile in cui ha sede, completando così la propria patrimonializzazione e struttura produttiva.

Cooperativa Berti di Tessera (Venezia)

È rinata in forma cooperativa anche la storica azienda Berti (qui la giornata dell’inaugurazione, dedicata anche al coraggio di due donne), attiva dal 1962 nel settore del vetrocamera e dei serramenti in vetro e dichiarata fallita a fine 2015. La wbo è il frutto della scelta di 22 lavoratori che hanno deciso di prendere il destino dell’azienda nelle proprie mani e di costituire una cooperativa: per salvare i loro posti di lavoro e per tutelare quel patrimonio di competenze e di accreditamento sul mercato, costruiti negli anni con una produzione di qualità.

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Fino al 2015 Berti srl occupava 46 lavoratori, rimasti senza stipendio dal 1° maggio 2015 e poi in cassa integrazione dall’11 agosto. Di fronte alla volontà della proprietà di non proseguire l’attività, e l’impossibilità di trovare altre strade di trattativa sindacale che non fosse quella ultima dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, i lavoratori hanno deciso di non arrendersi e hanno chiesto alla Filctem-Cgil, che aveva gestito la trattativa precedente, di sondare lo strumento del workers buyout con Legacoop Veneto, che li ha poi supportati lungo tutto il percorso, a partire da un’attenta analisi della fattibilità e della sostenibilità economica dell’operazione. Inizia dunque la fase di definizione del business plan e la costruzione del rapporto con le banche e con i finanziatori; l’11 novembre 2015 la costituzione ufficiale dell’impresa cooperativa, con l’obiettivo di rilevare l’azienda – nel frattempo fallita a seguito dell’istanza della proprietà – presso il Tribunale di Venezia, da subito interlocutore attento rispetto alla vicenda. Il 24 marzo 2016, finalmente, la sottoscrizione del contratto definitivo con il curatore fallimentare. I lavoratori hanno chiesto l’anticipo della loro indennità di mobilità, con la quale capitalizzare la società con circa 338mila euro. Poi Coopfond spa, il fondo mutualistico di Legacoop, è intervenuto con ulteriori 200mila euro di capitale sociale (oltre a 20mila euro per sostenere le spese di costituzione); Cfi (investitore istituzionale delle Centrali cooperative e del Ministero dello Sviluppo economico) da parte sua ha deliberato la propria partecipazione quale socio finanziatore con una quota di 50mila euro e con un mutuo a dieci anni di altri 200mila euro. Complessivamente, dunque, la leva finanziaria è oggi pari a 808mila euro. I fidi bancari degli istituti che hanno dimostrato di credere nel progetto (Banca Etica e Intesa San Paolo) ammontano a euro 450mila.

Cooperativa Fonderia Dante di San Bonifacio (Verona)

Cfd-Cooperativa fonderia Dante nasce dalla chiusura della storica Fonderia Ferroli di San Bonifacio. La fonderia, riavviata nel settembre 2017 sotto forma di cooperativa, produce caldaie a basamento, radiatori e dischi freno in ghisa e occupa 69 persone (di cui 63 soci lavoratori), tutti residenti nel territorio e nei comuni limitrofi. La complessa operazione di rilancio ha visto lavorare in sinergia tutti gli attori: insieme a Legacoop Veneto, le istituzioni, a partire dalla Regione Veneto, i sindacati (Fim Cisl e Fiom Cgil di Verona) e il sistema finanziario e creditizio cooperativo.

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La grave situazione per i lavoratori della fonderia e del reparto assemblaggio in un contesto di crisi della Ferroli, fattosi nel frattempo sempre più pesante, appare senza via di scampo nel luglio 2016, quando è presentato il nuovo piano industriale di Ferroli spa che ne prevede la chiusura. Nel giro di pochi mesi, matura da parte di sindacati e lavoratori l’idea della cooperativa, e mentre da un lato si avviano le trattative con Ferroli per un accordo sul contratto dʼaffitto dʼazienda con diritto di prelazione allʼacquisto (che giunge a settembre), dallʼaltro si cerca Legacoop Veneto – che nel frattempo ha al proprio attivo l’accompagnamento di altre cinque operazioni simili -, e si lavora insieme all’analisi di fattibilità e all’elaborazione di un piano strategico di riconversione in cooperativa. È il 25 luglio 2017 quando 63 lavoratori firmano l’atto costitutivo della Cfd, a settembre il riavvio della produzione. Alla nuova cooperativa Ferroli concede gli impianti in affitto per sei anni.

A sostenere finanziariamente la rinascita, anzitutto la quota importante di capitale conferito dai soci tramite anticipo della propria indennità di disoccupazione (Naspi), per un importo che supera i 900mila euro. A questi si aggiunge anche l’intervento del sistema finanziario e creditizio cooperativo attraverso Coopfond (fondo mutualistico di Legacoop), per 275mila euro e Cfi-Cooperazione Finanza Impresa per 500mila euro. Sostengono l’operazione anche Cassa Rurale e Artigiana di Brendola credito cooperativo e Banca Etica, garantendo l’operatività finanziaria con 1,5milioni di euro. Nella fase iniziale di startup di Cfd è giunto il sostegno solidale da parte di Legacoop Veneto e di Clm, importante cooperativa industriale con sede a pochi chilometri da San Bonifacio che ha festeggiato i suoi 40 anni proprio nel mese in cui Cfd ha avviato la produzione.

Oggi lo stabilimento ha una capacità produttiva di 17mila kg di ghisa all’ora, pari a circa 80mila caldaie e un milione di dischi freno l’anno. La cooperativa ha chiuso il 2017, con soli 3 mesi di operatività, in pareggio, così come il 2018, che è il vero primo anno di attività, e che ha segnato una costante crescita dei volumi, cui la cooperativa ha affiancato investimenti in macchinari per circa 1 milione di euro.

Centro moda Polesano

La loro storia, appena iniziata, è qui