Padova, in dieci dentro e fuori dal carcere: per lavorare

Tra i detenuti che non svolgono programmi di reinserimento la recidiva sfiora il 90%, mentre si riduce alla soglia del 10% tra chi affronta un percorso di rieducazione.

A Padova la Cooperativa Solidarietà (coop sociale di tipo B, che opera da oltre 30 anni in Triveneto) impiega da oggi, 1. giugno, “Addetti all’igiene ambientale” all’interno di alcuni cantieri, assunti per 4 mesi a tempo determinato. Una “semplice” sostituzione per ferie, che consente a 10 detenuti di uscire dalle mura del carcere e di imparare un mestiere, avere un’occupazione, percepire uno stipendio: un vero percorso di rieducazione e recupero della persona, sul piano della sicurezza sociale e dell’indipendenza economica.

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È l’ultimo tassello del progetto di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti che la Cooperativa Solidarietà sta finanziando e portando avanti in stretta collaborazione con UO Sanità Penitenziaria ULSS 16 di Padova e con la Direzione dell’ICAT. Oggi dunque inizia l’impiego a tempo determinato dei 10 detenuti che stanno scontando una pena breve all’interno dell’ICAT, la sezione a custodia attenuata della casa circondariale dei Due Palazzi di Padova che ospita per lo più detenuti con problemi di alcolismo o tossicodipendenza.

Quattro di loro hanno già ottenuto, ad ottobre 2015, la qualifica di “Addetto all’igiene ambientale” grazie al corso di formazione sperimentale attivato in carcere dalla Cooperativa; gli altri sei usufruiranno della formazione con un affiancamento on the job durante i primi 15 giorni di attività. I turni di lavoro si svolgeranno tra le 5 del mattino e le 23 di sera: tutti i giorni i detenuti saranno prelevati in carcere da due mezzi messi a disposizione dalla Cooperativa Solidarietà, condotti nei cantieri dove svolgere servizi di pulizie, inseriti nella squadra di lavoro cui sono stati assegnati e poi riaccompagnati all’ICAT al termine del turno.

carcere2I nostri detenuti ottengono così una seconda chance e la possibilità di mettersi alla prova nella gestione del tempo, della fatica e nella responsabilità – spiega la direttrice della Casa Circondariale dei Due Palazzi Antonella Reale. – Il lavoro diventa l’elemento principe del trattamento penitenziario, insieme all’aspetto terapeutico. Questa è la prima esperienza in assoluto perché realizzata in un contesto quale quello dell’ICAT, che è unico nel Triveneto, utilizzando strumenti riabilitativi innovativi che accompagnano e sostengono i detenuti fino ad affrontare il lavoro all’esterno. Lo Stato risparmia soldi pubblici e la percentuale di recidiva si abbassa nettamente”.

“Il nostro obiettivo – commentato il direttore dei Servizi Sociali e Funzione Territoriale Azienda ULSS 16 Gino Gumirato – è di introdurre un approccio al trattamento sanitario capace di integrare prevenzione, cura e riabilitazione per ridurre la recidiva”. Secondo i dati di Italia Lavoro, oltre a ridurre le recidive (nuovi reati), la rieducazione e il reinserimento sociale degli ex detenuti può produrre un risparmio per la collettività di 157 euro al giorno/carcerato.

“Una delle difficoltà – spiegano il presidente della Cooperativa Solidarietà Stefano Bolognesi – è che per i detenuti con pena breve non è possibile fare progetti a lungo termine. In questo caso, il carcere ci ha aiutati a selezionare detenuti che non verranno scarcerati nel periodo lavorativo. Con questo progetto abbiamo sperimentato un nuovo modo per creare occupazione per queste persone, offrendo loro la possibilità di un lavoro all’esterno dei locali di detenzione. Se questa sperimentazione si dimostra sostenibile, può essere un’opportunità da riproporre ogni anno. E ad ottobre potremmo offrire nuove opportunità lavorative. Ora stiamo lavorando alla possibilità di allestire un laboratorio di assemblaggio all’interno del carcere”.