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Il manager diventa ristoratore (e le altre storie di quelli che si mettono in proprio: 86% giovani e donne)

Una vita spesa tra bilanci, fatture e piani di finanziamento. Poi la crisi che lo costringe a “reinventarsi”, trasformando il sogno di una vita in una nuova avventura professionale. Roberto Piancastelli, 51 anni, nato a Milano ma ormai trentino di adozione, ex manager e consulente aziendale, ha visto in poche settimane sfumare lo sforzo professionale di tanti anni, con la chiusura dell’azienda per la quale lavorava. Non si è dato per vinto, ha voltato pagina e fatto della propria passione per la cucina una nuova avventura e un nuovo lavoro. Così ha rilevato la gestione di una trattoria storica, fondata a Spini di Gardolo nel lontano 1912, e a partire da novembre dello scorso anno l’ha trasformata in un’azienda dell’ospitalità che dà oggi lavoro ad altre sette persone.

“Ho sempre avuto una grande passione per la ristorazione – sottolinea Roberto – ed ho impostato la nuova attività nel segno della qualità: piatti tipici ma anche pesce e menù ricercati studiati con l’aiuto di chef stellati, solo materie fresche e prodotti a chilometro zero. Un sogno che ho potuto realizzare grazie al sostegno della famiglia e di alcuni amici”. E anche l’aiuto delle misure di agevolazione provinciali è stato importante: “Senza sarebbe senz’altro stato tutto più difficile. Essere accompagnati in una nuova avventura professionale, quando finisce tuo malgrado una lunga esperienza precedente, penso sia il modo più bello per valorizzare una persona e nel mio caso anche di generare altro lavoro: da un potenziale occupato in meno ne sono nati sette di nuovi”.

Quella di Roberto è solo una delle storie di nuova imprenditorialità in Trentino: qui oltre 200 attività sono state avviate grazie al contributo concesso dalla Provincia autonoma nel 2015. I dati si riferiscono alle richieste di contributo presentate entro il termine del 30 giugno scorso.

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Quand’era partito, con le prime delibere adottate dalla Giunta provinciale nell’aprile 2015, si sperava che il nuovo pacchetto di misure a sostegno della nuova imprenditorialità potesse iniettare nuova linfa in un tessuto produttivo sfaldato da una difficile situazione economica. E le “carte in regola” lo strumento le aveva tutte: accorpamento di misure diverse, norme più semplici e chiare, l’apertura di uno sportello unico, ma soprattutto la possibilità di anticipare l’erogazione di parte del contributo non più concesso solo a consuntivo. A nove mesi dall’avvio operativo del “Pacchetto nuova imprenditorialità”, il gradimento è andato ben oltre le più ottimistiche previsioni: 2.600 contatti allo Sportello di Trentino Sviluppo, 714 domande presentate, per l’86% da parte di giovani e donne, con investimenti complessivi per i privati impegnati nell’avvio di una nuova attività imprenditoriale pari ad oltre 60 milioni di euro. Commercio, artigianato e turismo i settori più gettonati.

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Già in gran parte erogati gli 8,5 milioni di contributi spettanti alle 204 domande accolte nel 2015, i tecnici di Trentino Sviluppo stanno lavorando per verificare una ad una le richieste di contributo presentate entro il termine del 30 giugno 2016: 490 domande, più del doppio rispetto a quelle del 2015, con una percentuale di donne e giovani salita al 91% ed una previsione di investimenti per l’avvio di tante piccole e micro imprese pari a 37 milioni di euro.

«Un risultato per certi aspetti sorprendente – commenta Alessandro Olivi, vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico e lavoro della Provincia autonoma di Trento – che testimonia come non c’è assuefazione, non c’è voglia di abbandonare l’idea che un progetto di vita legato all’avvio di un’attività di piccola impresa è un qualcosa che permea la società trentina. In particolare l’86 per cento dei progetti, in media, sono presentati da giovani sotto i 35 anni o da donne, e questo era un altro obiettivo di inclusione sociale che il progetto portava con se».

«In questo primo step – ha sottolineato Olivi – ci siamo posti l’obiettivo di dare un segnale di fiducia a tutti coloro che volessero investire sui propri talenti in una logica d’impresa, stimolando anche la rigenerazione di un tessuto produttivo che ha comunque bisogno di nuove leve, di persone giovani che ci credono e che investono. Ora stiamo lavorando alla terza fase del piano, con la focalizzazione dei contributi su settori più idonei ad impattare sulla competitività del sistema, e per questo stiamo ragionando sulle “smart specialisation”, cioè le specializzazioni intelligenti individuate nell’ambito della programmazione europea».

NuovaIMprenditorialita_dati1La Giunta provinciale ha incaricato le strutture tecniche di Provincia, Apiae e Trentino Sviluppo di elaborare entro il prossimo 30 settembre una nuova proposta di bando che riproporrà tutte le misure rivelatesi vincenti, a partire dal nuovo modo di erogare l’aiuto tanto apprezzato dalle imprese, cercando al contempo di valorizzazione le iniziative più significative attraverso criteri preferenziali per quelle avviate da giovani, donne e disoccupati da almeno 12 mesi, ed elevandone il livello di innovatività con alcune limitazione nell’ammissibilità delle spese in particolare per quanto riguarda l’affitto locali, il rilevamento di azienda e la realizzazione di investimenti fissi già agevolabili in base ad altre misure previste dalla “Legge unica per l’economia” (L.P. n. 6/99).

Fra le storie di nuove attività c’è quella di Barbara Tosin, nata a Rovereto 27 anni fa. Dopo avere iniziato a lavorare in centri benessere di hotel e centri estetici , negli anni, ha avuto il desiderio di mettersi in proprio. L’occasione si è presentata a fine 2015 quando, grazie anche ad un corso di avviamento all’auto-impiego, ha potuto porre le basi per il proprio progetto. “A fine ottobre 2015 ho trovato un locale idoneo per il mio centro estetico a Borgo Sacco – racconta Barbara – e dopo un paio di mesi necessari per preparare le carte ed avviare i lavori, ad inizio maggio 2016 ho aperto il mio istituto di estetica. La possibilità di avere dei contributi per concretizzare questo progetto che avevo in mente da tempo è stata per me di fondamentale importanza. Le spese iniziali sono state tante – osserva Barbara – dato che ho dovuto ristrutturare completamente il locale, arredarlo e completarlo con tutte le attrezzature necessarie. Il contributo servirà per sollevarmi dalle spese quali affitto e utenze, ma soprattutto per l’acquisto di macchinari per offrire un servizio all’avanguardia”.