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Nell’ospedale del Padovano una nuova “culla per la vita” (secoli dopo le prime “ruote degli esposti”)

La prima comparve in Francia (Marsiglia, 1188), per poi  diffondersi oltre che in Italia e Francia anche in Grecia e Spagna. Una sorta di bussola girevole, di solito costruita in legno, divisa in due parti chiuse per protezione da uno sportello: una verso l’interno ed un’altra verso l’esterno che, combaciando con un’apertura su un muro, permettesse di collocare, senza essere visti dall’interno, gli esposti, i neonati abbandonati. “Facendo girare la ruota, la parte con l’infante veniva immessa nell’interno dove, aperto lo sportello si poteva prendere il neonato per dargli le prime cure”, si legge su Wikipedia. Scomparse e abolite, sono ricomparse (soprattutto in Paesi dove le madri non possono partorire in modo anonimo) a partire dal 1950, e la cronaca fa pensare che possano ancora svolgere un ruolo.

Nella seconda metà dell’800, anche nel territorio Padovano prese avvio la ruota degli esposti, dove le mamme in difficoltà lasciavano i figli da poco partoriti. Oggi all’ospedale di Schiavonia dell’Ulss 6 Euganea viene attivata la “Culla per la Vita”: una struttura sicura che permette di lasciare in una “culla protetta” i neonati non desiderati, nel pieno rispetto della sicurezza del bambino e della privacy del “depositante”.

Come allora, l’obiettivo è lo stesso: garantire la vita del neonato, accolto e preso in cura in un luogo sicuro, 24 ore su 24.

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Una “Culla per la Vita” è un progetto pensato per salvaguardare l’incolumità dei neonati abbandonati da chi, non in grado di affrontare la crescita di un figlio, ha timore di rivolgersi al personale sanitario attraverso la normale procedura, benché questa garantisca attenzioni e anonimato particolari.

I lavori per la costruzione della struttura sono iniziati nel dicembre 2016 e si sono conclusi nell’aprile del 2017.

La struttura è stata posizionata su un’area di 20 metri quadrati, messa a disposizione dall’Azienda Ulss 6 sul lato sud-ovest del marciapiede, che dal parcheggio per i visitatori conduce all’ingresso del Pronto Soccorso. Una collocazione studiata per garantire la necessaria riservatezza e, nel contempo, riferimento per chiunque si trovi in situazioni di crisi nelle ore immediatamente successive al parto.

L’edificio, che sarà segnalato da un totem verticale multilingue, è costituito da una stanza riservata alla termoculla, dotata di protezione e di una finestra che consente di deporre il neonato direttamente all’interno della stessa, alla quale medici e infermieri possono accedere attraverso una porta di sicurezza. Proprio l’apertura della finestra attiverà un sistema di videosorveglianza e una segnalazione di allarme presso il vicino Pronto Soccorso, consentendo un tempestivo intervento del personale sanitario che preleverà il neonato con la termoculla e lo trasporterà fino all’area neonatale per le cure necessarie .

E’ attivo un sistema di videosorveglianza orientato sulla termoculla, in modo da inquadrare esclusivamente il neonato e garantire il pieno anonimato di chi lo depone.

L’iniziativa nasce da un’idea di Maria Luisa Zanato, vice presidente dell’associazione Life di Ospedaletto Euganeo; La Culla per la Vita ha trovato il sostegno di alcune associazioni territoriali: Movimento per la Vita di Este, Prislopp di Ospedaletto Euganeo e La Goccia di Baone, Avis sezione di Este-Baone. Il progetto tecnico è stato realizzato dall’Unità Edilizia Monumentale dell’Ufficio Tecnico del Comune di Monselice, a firma dell’architetto Alfredo Bernardini, approvato dall’Amministrazione comunale nell’aprile del 2016.

Fondamentale è stato il contributo del Rotary Club di Este-Monselice-Montagnana, che ha realizzato la progettazione esecutiva – a cura dell’architetto Emiliano Magarotto, presidente Service e Progetti, con la direzione dei lavori dell’ingegnere Paolo Gasparetto di Rovigo – e che ha interamente finanziato la messa in opera nonché la manutenzione della struttura.

“Dare la possibilità a un neonato di vivere è la più grande delle missioni che una comunità può far propria –afferma il Direttore dell’Azienda Ulss 6 Euganea, Domenico Scibetta -. Questa culla nasce dalla volontà e dall’impegno di tanti attori che operano quotidianamente in favore dei cittadini: l’Azienda socio sanitaria Euganea, il Comune di Monselice, il Rotary Club e le associazioni di volontariato territoriali. Realtà differenti unite da un obiettivo comune: garantire la vita nel momento in cui è più fragile ed indifesa. Ora l’impegno è quello di diffondere questa opportunità, affinché prima che di bambino abbandonato, si possa parlare di bambino salvato”.

E a Vicenza il progetto Blud, la banca del latte umano donato ai bambini prematuri, viene premiato:  è il primo progetto in Veneto che prevede la collaborazione tra pubblico e privato per la donazione del latte materno (di volontarie)