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Davide, prof in cattedra a 22 anni: “Sogno entro 5 anni di portare nelle scuole una nuova materia”

La giovane commessa che su Facebook augura “copève” ai clienti che scelgono di fare acquisti nei giorni festivi sarebbe stata l’allieva ideale del corso che, al Centro professionale di Trissino (Vicenza), forma gli addetti alla vendita del futuro. Commessi 2.0, e in cattedra c’è un prof giovanissimo. Dai 16 ai 18 anni hanno i 16 allievi (15 sono ragazze), 22 anni lui. Si chiama Davide Dal Maso, e ha il pallino dei social media da quando, ancora più giovane di così, si è messo a studiarli.

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“Perché quello ha più like di me? E  perché le scarpe Geox hanno meno like delle Puma? Volevo capire, era un periodo non facile come accade a tanti ragazzi, io mi sono messo a studiare”. Così, al momento dello stage, si è messo a progettare la pagina della biblioteca del suo paese, con gli orari e tutte le informazioni che nessuno mai trovava.

</span></figure> foto credits Alberto Massignan photography (grazie)
foto credits Alberto Massignan photography (grazie)

Dopo il diploma in Ragioneria la scelta più scontata era l’università, Economia: “Avevo passato i test, poi mi sono iscritto a un bando Erasmus Plus, il programma dell’Unione europea per l’Istruzione, la Formazione, la Gioventù e lo Sport. Sono arrivato a Cardiff, in Inghilterra, per lavorare sei mesi come addetto ai social: mi avevano scelto fra qualche centinaia di giovani, dai 18 ai 29 anni, alcuni già con la doppia laurea. L’organizzazione interna dell’associazione non governativa (l’equivalente della nostra Legambiente) però ha fatto delle prove pratiche, non basate sui titoli, e io sono diventato il responsabile del mio dipartimento”.

Al ritorno in Italia, con quel capitale di esperienza da sfruttare, la scommessa è stata aprire la Partita Iva e mettersi al lavoro: “Negli ultimi anni ho seguito un centinaio di clienti: aziende piccole e grandi, associazioni di categoria, persone singole interessate all’uso dei social”.  Così è nato il contatto con la scuola: “Per la prima volta ho accettato un contratto di un anno come insegnante: temevo fosse difficile gestire una classe quasi della mia età, in realtà tutto procede bene”.

La sua materia è social media e promozione online: in realtà la si trova come informatica, perché ancora la nuova definizione non esiste(ancora) in regione. Il centro professionale di Trissino però potrebbe diventare capofila di un nuovo modo di insegnare i “servizi di vendita”: “Quella del commesso vecchia versione è una professione poco richiesta dai giovani, sanno che andranno a lavorare anche nei giorni festivi, e a quel punto preferiscono altro. Ma imparare cose nuove, come la gestione di una pagina sui social, per portare nuovi clienti in negozio o fidelizzare quelli che già ci sono, è una grande opportunità. Non solo: sono molte le aziende che cercano persone preparate a gestire i propri canali pubblici di comunicazione e l’ecommerce, e non trovano le figure adatte. Ricevo continue richieste di questo genere: ci segnali qualcuno di bravo?”.

davide2Il prof  Davide nota che i giovani allievi sono nella maggior parte dei casi inesperti e del tutto inconsapevoli  dei rischi sui social, e di quanto i selezionatori oggi guardino anche i profili social per capire chi hanno di fronte e chi assumere. “Allora gli chiedo: ti sceglieresti quello che pubblica le proprie foto ubriaco? Davvero?”. I genitori, invece, vedono ragazzi e ragazze cresciuti con cellulari e tablet, “pensano che essere nativi digitali basti a difendersi dai rischi, li credono esperti, e sottovalutano i rischi”.

L’informazione media che arriva sui banchi di scuola è “non fare questo, non fare quello, altrimenti tuo papà va in galera perché è responsabile di te. Un messaggio che non ha alcuna presa sugli adolescenti, passa solo un divieto e magari proprio in una fase di conflittualità con i genitori”. Per questo è nato il progetto Social Warning – Movimento Etico Digitale nelle scuole: nel 2017 Davide ha incontrato oltre 5mila fra ragazzi e genitori negli istituti del Nordest, con un caso di cyberbullismo venuto allo scoperto. Tanto che ora si punta a una diffusione su scala nazionale, grazie a formatori-volontari che ormai coprono tutta Italia, da Pordenone a Siracusa. Obiettivo, sensibilizzare i ragazzi e le ragazze di scuole medie e superiori e genitori sui rischi e potenzialità del web per aprire la strada a progetti più strutturati. Sogno entro 5 anni una materia scolastica specifica per l'”educazione civico-digitale”.

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Ai futuri commessi, le materie proposte vanno dal personal branding all’uso di Facebook, Instagram e Linkedin, da come promuoversi per trovare lavoro o allargare la propria rete ai test pratici. Il lavoro sul programma del prossimo anno è già iniziato, e prevede di inserire la capacità di prendere decisioni sotto stress, la fidelizzazione dei clienti, l’importanza di avere un’immagine coordinata.

Per spiegare quanto ci sia bisogno di queste abilità, Davide elenca i casi critici: le offese inserite in un post (e le cause di risarcimento danni in ballo), i video pubblicati senza consenso di chi vi compare, gli addetti alla vendita a rischio licenziamento per commenti o sfoghi inappropriati. E’ di pochi giorni fa la bufera scattata, proprio sui social, per le foto postate dalle addette di un reparto macelleria insieme ad animali morti: immagini offensive e sgradevoli per quella parte di clienti che ha chiesto provvedimenti nei loro confronti, “ma quasi ogni giorno c’è qualcuno che rischia il posto e magari nemmeno se ne accorge – spiega Davide, che rinuncia  a citare i casi concreti “per non mettere in difficoltà qualcuno”.

Rischi che – studiando – si possono eliminare, trovando opportunità di lavoro e di realizzazione: “Ai giovani dico di farsi valere perché il futuro è nelle mani, o meglio nelle menti, della nostra generazione. Sarà la capacità di provuovere il talento e la creatività a fare la differenza in un mondo del lavoro che cambia e si robotizza sempre più velocemente”.

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