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Metti un manager della moda nell’azienda di scarpe da lavoro (che diventano colorate e di design)

Dike è nata come divisione safety del calzaturificio padovano Orion Group Spa: è il marchio di scarpe e abbigliamento da lavoro. Dal 2012, quando è stata fondata, a oggi, è passata da 806mila euro di fatturato del primo anno di attività a 1,862 milioni nel 2013, diventati 3,590 milioni nel 2014 , 5,544 milioni nel 2015,  7,377 milioni nel 2016 e per il 2017 si prevede una chiusura attorno ai 9 milioni.

Numeri che segnalano una crescita media del 70% l’anno, abbastanza per decidere che Dike può diventare un’azienda autonoma. Guidata dell’amministratore delegato Sergio Reniero, già direttore della safety business unit in Orion Group, la nuova Dike Srl proseguirà il percorso di crescita iniziato nel 2012, acquisendo in toto il marchio, il personale e l’organizzazione precedente.

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Reniero ha lavorato dal 1998 al 2010 in Diadora come responsabile della divisione antinfortunistica.

Nemmeno sapevo, all’inizio, che esistessero scarpe solo da lavoro ma ho trovato un settore semplice, molto concreto, senza fronzoli ma sano, basti dire che gli insoluti erano quasi a zero. Ho iniziato ad apprezzare questa realtà”. Poi per lo storico marchio è arrivata la messa in liquidazione e una nuova proprietà.

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“In quella fase io sono uscito da Diadora e ho trovato sulla mia strada Orion, che produceva senza un proprio marchio: di loro ho apprerzzato la presenza di un reparto produttivo in Italia, a Bagnoli di Sopra, oltre allo stabilimento in Romania. Ho capito che si poteva dare vita a un progetto nuovo”. A cominciare dal nome – Dike – che partiva da zero, “quando forse sarebbe stato più semplice affittare un marchio già presente. Un investimento su noi stessi”.

_mg_8979Con tre pilastri: “Il primo: inserire la ricerca e il design su un tipo di scarpe nato per essere anonimo, scuro, difficile da sporcare. Il secondo: una produzione totalmente made in Italy. Il terzo: aggiungere il servizio a un cliente – rivenditori di materiali edili, colorifici, ferramenta – che hanno da tempo trasferito il rischio di magazzino sui fornitori. E dunque, quando ordinano, hanno bisogno di tempi rapidi. Noi abbiamo deciso di consegnare praticamente come un e-commerce”.

Cielo, terra di Siena, oceano, glicine, cammello, corallo: sono i colori che si trovano adesso per le calzature. E tomato, muschio, polvere e ocra per l’abbigliamento, pensato per essere coordinato. E mentre si lavorava sullo sviluppo del prodotto, cresceva la catena distributiva, passata dai 670 clienti iniziali ai 4.032 attuali, tra negozi di materiali edili, ferramenta e punti vendita specializzati, sia in Italia che in altri 34 Paesi, con un peso percentuale estero del 53% sul fatturato. La rete di agenti arriva in Germania, Spagna, Olanda, Francia e Belgio.

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La distribuzione, capillare e rapida, rispetta tempi medi di consegna di 48 ore resi possibili dalla produzione totalmente centralizzata delle calzature nello stabilimento di proprietà a Bagnoli di Sopra (Padova, 12 dipendenti diretti) e dell’abbigliamento – introdotto un anno e mezzo fa – rigorosamente nel distretto Veneto, con un indotto di imprese fornitrici. Solo nell’ultimo anno sono stati venduti 200mila paia di scarpe da lavoro e 50mila capi di abbigliamento venduti in Europa.

In pochi anni – a partire dal 2012, piena crisi economica – il brand Dike si è fatto strada con “l’originalità del progetto, che di fatto ha indotto una rivoluzione nel mondo dell’abbigliamento da lavoro: Dike è diventata il nuovo punto di riferimento di un segmento che prima non offriva che prodotti anonimi, standardizzati, focalizzati sul solo concetto dell’antinfortunistica e mai sulla personalità e sullo stile dei fruitori. Per primi abbiamo studiato degli item colorati, di tendenza, leggeri e pratici, ma anche sicuri e resistenti. Prodotti caratterizzati da una tale cura nel dettaglio da farli equiparare alle collezioni dei brand della moda casual, ma anche e soprattutto sostenuti da brevetti di proprietà che li rendono innovativi per le altissime prestazioni, e con le certificazioni di legge“.

Il tutto per un mercato che, in Europa, vale 50 milioni di paia di scarpe: l’obiettivo, a Padova, è arrivare a una produzione di 1 milione di scarpe e 300mila pezzi di abbigliamento nel medio termine.

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