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Voucher digitalizzazione, alle imprese venete le briciole (e alla fine potrebbero non essere neanche spese)

Sono uscite le graduatorie dei voucher digitalizzazione ed i primi risultati sono quelli attesi: troppo pochi soldi al Nord per far investire in It (si trattava di un contributo diretto delle Stato su investimenti relativi ad acquisizione di tecnologie digitali, hardware e software: ci poteva stare il nuovo server, ma anche consulenze, adeguamenti tecnologici ecc), ed è anche prevedibile che gran parte di questi soldi non sarà affatto spesa.

Facciamo un passo indietro, il bando nazionale e, in teoria uguale per tutti, prometteva un voucher per acquistare servizi di digitalizzazione fino al 50% della spesa fino ad un massimo di 10.000 euro. Questa somma però andava divisa in base al numero di domande ottenute per cui, se fossero arrivate più domande del previsto, il contributo sarebbe stato ridotto.

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Non solo: il contributo veniva diviso fra le regioni a priori, non in base al numero delle domande per cui si arriva al risultato attuale. In Veneto le domande hanno ricevuto un voucher del 12,92%, in lombardia del 15% circa, in Campania, Puglia ed in gran parte del Sud il 50%. Qui l’elenco pubblicato dal ministero e le aziende venete.

Questo modo di dividere le risorse porterà, prevedibilmente a risultati bizzarri e non voluti. Chi ha ricevuto un contributo molto basso, probabilmente, vi rinuncerà (ma intanto avrà pagato le spese per la consulenza e la presentazione della domanda). Infatti il costo di gestione pratica (in tempo e in soldi se ci si è affidati ad un consulente) renderà non appetibili tutti i contributi sotto i 1000 euro. E sono tanti.

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Per gli altri si aprirà un divisione. Chi aveva già in programma l’investimento e lo avrebbe fatto in ogni caso, otterrà un piccolissimo aiuto, certo non determinante. Nel caso del Veneto, tolta la gestione della pratica, si arriverà a circa 2mila euro su 20mila di investimento

Chi invece avrebbe fatto l’investimento solo se finanziato, con ogni probabilità non lo farà. La cifra è infatti troppo esigua. Come risultato in Veneto si può pensare che una larga parte delle risorse non sarà spesa, e tornerà nelle casse dell’Erario. In Puglia, ad esempio, le risorse sono state più che sufficienti ed il contributo è andato al 50%, quindi 10mila euro per impresa.

Tutto bene? Forse. “Occorre vedere se e come queste risorse saranno spese – spiega il commercialista veneziano Nicola Fullin -. Fra il 5 ed il 10% delle domande saranno infatti “fisiologicamente” rinunciate o semplicemente non verranno richieste (come accaduto nel precedente voucher internazionalizzazione). Le restanti domande abbisogneranno invece di un notevole lavoro di controllo, infatti in una parte dei casi è possibile che gli importi delle forniture saranno sovrafatturate o verranno fatturate in modo difforme dal reale per aderire al bando e prendere il contributo”.

Un lavoro che su 188 milioni di contributo circa dato a rivoli da 8-10mila euro si presenta tutt’altro che economico.

E in molti non l’hanno presa bene.

L’attacco delle imprese

“Una beffa dietro l’altra – è il commento di Fabbrica Padova, centro studi di Confapi –  che prevede, come ultima tappa, una vera e propria discriminazione. I voucher per la digitalizzazione delle Pmi fanno arrabbiare gli imprenditori del Nord Italia e in particolare quelli del Veneto, che si sono visti assegnare meno di un quinto delle risorse stanziate per la Campania e circa un terzo di quelle finite in Puglia. Sono 14,6 i milioni di euro destinati agli imprenditori della Regione, contro, ad esempio, i 20,6 che andranno a favore degli imprenditori abruzzesi, i 23,8 per i colleghi calabresi, i 37,9 per quelli siciliani e, appunto, i 40,5 indirizzati alla Puglia e, addirittura, i 77,5 milioni di euro riservati alla Campania”.

Due numeri: Il Veneto conta 4,925 milioni di abitanti in base ai dati Istat più recenti, 403.169 imprese attive; l’Abruzzo conta 1,328 milioni di abitanti, 100.784 imprese attive; la Calabria conta 1,973 milioni di abitanti, 109.987 imprese attive; la Sicilia conta 5,082 milioni di abitanti, 271.714 imprese attive; la Puglia conta 4,087 milioni di abitanti, 252.203 imprese attive; la Campania conta 5,869 milioni di abitanti, 337.775 imprese attive.

Confapi ripercorre l’intera storia di uno strumento che doveva essere – nelle intenzioni del Ministero dello Sviluppo Economico – un prezioso incentivo a investire sulla digitalizzazione dei processi aziendali e che invece ha deluso. Attenzione alle date, in questa ricostruzione.

Si comincia dal decreto attuativo del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 (il cosiddetto “Destinazione Italia”), di concerto tra il ministro dello Sviluppo economico e il ministro dell’Economia e delle Finanze, che ha istituito, a beneficio delle micro, piccole e medie imprese, un contributo, assegnato tramite la concessione di un voucher, di importo non superiore a 10mila euro per l’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico, stanziando 100 milioni di euro. Da qui si passa attraverso altri cinque decreti per lo stanziamento delle risorse con il via libera per presentare le domande dal 30 gennaio al 9 febbraio 2018 – più di quattro anni dopo il primo decreto – con una copertura del 50% del totale delle spese ammissibili. Vengono presentate le domande, e si arriva al decreto del 14 marzo che precisa che potrà essere coperto circa il 16% del contributo inizialmente richiesto (ovvero l’8% del valore dell’investimento) perché le risorse stanziate non sono sufficienti a fare di più. Visto l’elevato numero di domande, con decreto del 23 marzo 2018 vengono aumentate le risorse iniziali di altri 242,5 milioni di euro, portando la dotazione totale a 342,5 milioni, ma precisando che l’80% delle nuove risorse stanziate sarà destinato a progetti delle imprese localizzate nelle aree del Mezzogiorno. E si giunge così al decreto direttoriale del 1 giugno 2018 che chiarisce tutto: per il Veneto le risorse sono pari a circa poco più del 25% del contributo richiesto (ovvero il 12,5% dell’investimento).

Per capirci: un’azienda veneta che investa 20mila euro, stando al primo decreto, avrebbe potuto riceverne 10mila in copertura e invece, alla fine della fiera, scopre che al massimo ne riceverà 2.585,38.

Gli artigiani: elemosina a pioggia

“Una elemosina “a pioggia” per fini squisitamente elettorali (lo denunciammo pubblicamente subito dopo la pubblicazione del bando) che servirà più ad allontanare che avvicinare le imprese alla digitalizzazione”. La denuncia è di Agostino Bonomo Presidente di Confartigianato Imprese Veneto a fronte dei dati pubblicati dal Ministero dello Sviluppo Economico sul numero di imprese a cui è stato riconosciuto il Voucher digitalizzazione (ovvero ) ed i conseguenti importi del contributo che sarà in grado di dare.

cyber-2377718_960_720Sono oltre 91mila le imprese italiane ad aver partecipato con successo al bando chiuso a febbraio di quest’anno, per complessivi 340 milioni di euro. Oltre 8.300 le imprese venete coinvolte.

Annunciato con grande enfasi ancora nel lontano 2013, il provvedimento ha avuto una lunga e tormentata gestazione. Dapprima per mancanza di copertura finanziaria (ci sono voluti oltre due anni per trovare gli iniziali 100 milioni di euro necessari), poi per le lungaggini relative alla definizione dei criteri (eccessivamente ampi e troppo poco selettivi), poi ancora ancora per la pubblicazione del bando, accompagnato dall’infelice scelta di affidarsi all’ennesimo click day. Scelte puntualmente avversate da Confartigianato che immancabilmente hanno condotto all’epilogo finale. Le imprese che, per abilità o fortuna, sono sopravvissute al click day si sono viste arrivare l’elemosina del 12% di contributo.

“Siamo di fronte – commenta Bonomo – a un nano voucher di peso irrilevante (si parla al massimo di 2.500 euro su una spesa di 20.000) che, a conclusione di una vicenda durata oltre 5 anni, ha giustamente sollevato la delusione dei molti che su di esso avevano riposto fiducia.  Se sulla strada dell’innovazione tecnologica delle imprese, il Piano Calenda Industria 4.0, sta generando complessivamente una significativa ricaduta sulle imprese che hanno deciso di abbracciare la strada dell’innovazione basata sulle tecnologie 4.0 e dell’indotto che su di esse opera, – prosegue – la vicenda del voucher digitalizzazione va scritta come una delle pagine peggiori quanto ad aspettative deluse. Le imprese non hanno bisogno né di elemosine (il riferimento è a quelle del nord), né di regali. Al Sud (Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), i finanziamenti sono arrivati al 50% (su un massimo di 20.000 euro di spesa) grazie ad un intervento aggiuntivo con fondi riservati alle aree sottoutilizzate. Le imprese chiedono di poter riconoscere nello Stato un partner, anche selettivo, ma facilitatore e convinto sostenitore dei propri progetti, almeno togliendo paletti e ostacoli, se non in grado di gestire incentivi”.

“Nell’era dell’innovazione aperta e delle buone pratiche da imitare, mettiamo idealmente la vicenda dei voucher della digitalizzazione ai primi posti delle bad practice, – conclude Bonomo – pratiche da conoscere per essere attentamente evitate in futuro. Vorremmo pensare che in qualche modo si potesse ridare dignità a questa storia che finora non ne ha conosciuta, se non altro per rispetto verso quelle imprese che ci hanno creduto. Me temiamo fortemente che non sarà così e anche questa sarà un’altra occasione sprecata”.

*aggiornamento (27 giugno 16,15): non è stato un click day (metodo che ha creato probmei in altre circostanze), e va detto che il fatto di aver pescato i fondi per il sud ha avvantaggiato le imprese venete che hanno visto il contributo salire di quasi il 5%. I soldi attribuiti al Sud non si potevano distribuire diversamente, piuttosto potrebbe essere oggetto di contestazione la stessa divisione territoriale fra i territori del Nord, che ha generato differenze notevoli fra regioni.