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L’azienda metalmeccanica che sperimenta l’orario di lavoro ridotto (38 ore pagate come 40)

Una settimana lavorativa di 38 ore, pagate 40.  L’iniziativa partirà – in via sperimentale – dal 1 settembre al 31 dicembre 2018 in alcuni reparti e uffici della Salvagnini di Sarego, Vicenza, casa madre di un gruppo da più di 350 milioni di fatturato e quattro stabilimenti produttivi, da 50 anni specializzata in progettazione e produzione di macchine e sistemi flessibili per la lavorazione della lamiera.

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Scaduto il contratto di secondo livello, sindacato e direzione si sono trovate e confrontate per mesi partendo dalle esigenze dei lavoratori, segnalate inizialmente via mail e poi in incontri a gruppi. “E la prima esigenza è risultata quella di avere più tempo”, spiega  Morgan Prebianca, Fiom-Cgil, affiancato da Carmine Battipaglia della Fim-Cisl. In sostanza, vista l’organizzazione del lavoro a giornate e non su turni, il venerdì si lavorerà senza interruzioni dalle 8 alle 14, con il pomeriggio libero. Una sfida non indifferente per l’organizzazione, normalmente abituata ad innovare prodotti e processi e che, questa volta, sperimenterà una formula nuova per le proprie persone.

Una volta finita la fase di test, l’orario di 38 ore sarà applicato a tutto il personale (i 750 addetti del Vicentino, su un totale di oltre 1.600 totali). Ma non è la sola novità del nuovo contratto, che nasce in una azienda da sempre impegnata nel sociale (ad esempio fra le prime ad avere un asilo, a disposizione dei dipendenti ma anche del paese che non supera i 7mila abitanti.

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La percentuale di part time sale dall’11 al 13%, a disposizione di chi ha figli da seguire, ma anche genitori anziani o altre esigenze, incluse quelle di studio. Ai neopapà vengono – a spese dell’azienda – destinati due giorni in più per stare con un figlio appena arrivato. E vengono confermati a 24 ore i permessi aggiuntivi annuali per visite mediche del lavoratore o dei figli.

Semplicissimo il criterio del premio aziendale, che non dipenderà da alcun parametro: l’11% del reddito operativo verrà redistribuito fra tutti i lavoratori, fino a un massimo di 3.400 euro annui per ogni lavoratore. “Sostanzialmente l’azienda ridistribuirà come premio una quota della ricchezza prodotta – spiegano i due sindacalisti – Il contratto aziendale Salvagnini rappresenta per il sindacato un punto avanzato nella contrattazione – sottolineano Morgan Prebianca e Carmine Battipaglia – con una parte rilevante che coniuga i tempi vita del lavoratore con i tempi lavoro. Sono tante le innovazioni introdotte, ad esempio in caso di nasciita di un figlio. Crediamo che la riduzione dell’orario sia un passo importante che va in contro alle richieste dei lavoratori di conciliare la propria vita fuori dall’azienda con le ore passate sul posto di lavoro”.
In questo modo, “si raggiunge un esempio di contrattazione innovativa che disegna un’azienda sociale a misura di lavoratore”.