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Nella provincia con il 3% di disoccupazione non si discute più di quantità, ma di qualità del lavoro (e degli stipendi)

“In futuro è importante prima di tutto che i cittadini di tutte le generazioni possano fruire delle occasioni offerte dal vivere in questa terra, che oggi ha un livello di occupazione mai raggiunto prima, ma ha ancora persone che faticano a far quadrare i loro bilanci e per questo dobbiamo fare in modo che tutti fruiscano dei benefici della ripresa economica”.

A Bolzano il bilancio  di fine legislatura della Giunta provinciale – si voterà a ottobre – diventa l’occasione per parlare di lavoro: non in termini quantitativi – la provincia, rispetto agli anni della crisi, è tornata a livelli di piena occupazione, anzi a record assoluti, con una disoccupazione inferiore al 3% e numero di occupati dipendenti stabilmente oltre 210 mila (per intenderci, in un anno sono stati creati 7.000 posti di lavoro, circa 20 al giorno, domeniche e festivi compresi) – ma qualitativi.

A metà giugno 201 8 l’Istat ha pubblicato il tasso di disoccupazione ufficiale: nella media pluriennale dal 2006 al 2017 il tasso di disoccupazione ufficiale in Alto Adige è stato del 3,3%. Nelle piccole aree il tasso nel medesimo periodo di tempo è oscillato dal 2,7% nella Val Passiria al 4,2% nella Bassa Atesina.

A questo proposito il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha ipotizzato per il futuro sgravi fiscali per quelle aziende che diano parte degli utili ai loro dipendenti, facendo un appello alle parti sociali “affinché si adoperino per retribuzioni sempre più eque”.

 

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Il quadro è quello di un territorio dove l’economia gira bene, attrattivo – proprio nei giorni scorsi la Giunta provinciale ha posto le basi per il rafforzamento della presenza di due aziende, la Kässbohrer Italia e il mobilificio Avanti nell’area di espansione di Bolzano Sud e di una, la Würth Italia, nella zona per insediamenti produttivi di Egna – e  trainato in particolare da aziende esportatrici (l’export altoatesino tra il 2013 e il 2017 è cresciuto da 3,7 a 4,8 miliardi e quest’anno dovrebbe sfondare per la prima volta il tetto dei 5 miliardi) e dal turismo.

Proprio il buon andamento dell’economia, aggiunto alla prossima scadenza delle elezioni provinciali (21 ottobre), ha spostato il dibattito dalla “quantità” alla “qualità del lavoro”.  Il sindacato punta il dito contro un eccesso di contratti a termine: in realtà, secondo i dati a pesare sul numero dei contratti a termine sono i numeri degli stagionali di turismo e agricoltura; nell’industria i contratti sono per l’88% a tempo indeterminato.

1008160__no-name_Anche la Provincia ne fa un tema di qualità: le imprese – è la tesi – devono pagare stipendi più alti, perché i costi della vita in Alto Adige sono più alti a cominciare da case e terreni. Nell’ultimo incontro con le parti sociali, lo scorso giugno, il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha fatto il punto sulle misure messe in campo dall’amministrazione nel corso del mandato:  sgravi fiscali, contributi economici alle imprese più mirati, finanziamento di nuove iniziative e startup, la nuova legge provinciale sugli appalti, il sostegno sulle ristrutturazioni, i programmi di investimento pluriennali sulle grandi opere, l’introduzione del Bausparen (cioè il modello risparmio casa, opportunità di finanziare la costruzione, l’acquisto o il recupero della propria prima casa di abitazione) e la riorganizzazione delle strutture di sostegno all’economia come Idm “che hanno contribuito a migliorare sensibilmente la situazione. Il nostro approccio è stato quello di reagire alla crisi economica con misure anti-cicliche”.

I risultati: una quota di occupati pari al 78,4% (2017), risultato mai così vicino all’obiettivo dell’80% della precedente giunta provinciale, e una disoccupazione del 3,1%, dato per la prima volta inferiore a quello del Tirolo (3,3%, dati Eurostat). A questo si aggiungono anche il dato record dell’export, che nel 2017 ha raggiunto un valore di 4,8 miliardi di euro, e le previsioni Eurostat che per l’Alto Adige parlano per il 2018 di una ripresa economica ancora più decisa, con un incremento del Pil che arriverà al 2,5%.

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La risposta delle imprese non si è fatta attendere: “Far partecipare anche le nostre collaboratrici e i nostri collaboratori al successo delle nostre imprese fa parte da sempre della nostra cultura. Non a caso l’industria è tra i pochi settori economici in cui gli stipendi reali sono sempre aumentati, anche negli anni della crisi” dice Federico Giudiceandrea (nella foto), presidente di Assoimprenditori Alto Adige, che condivide l’obiettivo posto dalla giunta provinciale tra le priorità per il futuro dell’Alto Adige.

Le nostre imprese continueranno ad assumersi responsabilità per i propri collaboratori e puntano a rafforzare il potere di acquisto delle famiglie. Gli sgravi fiscali sull’addizionale Irpef hanno contribuito a fare in modo che ai dipendenti restasse più netto in busta paga rispetto allo stipendio lordo versato dai datori di lavoro. Allo stesso modo sgravi mirati hanno sostenuto la disponibilità a investire e ad assumere da parte delle imprese. La crescita economica ha fatto in modo che le entrate del bilancio provinciale siano aumentate di oltre un miliardo di euro in cinque anni garantendo così il finanziamento di servizi pubblici di alta qualità. Siamo convinti che sostenere le aziende che crescono e che vanno alla conquista di nuovi mercati e ridurre il carico fiscale per famiglie e imprese sia la strada migliore da seguire anche in futuro”, chiude il presidente di Assoimprenditori, con un segnale in più per il futuro: “Se vogliamo stipendi più alti e posti di lavoro più sicuri, allora ci serve più industria”: non a caso i dati Astat (l’Istituto statistica provinciale) dicono che durante la crisi il solo settore manifatturiero è riuscito a garantire un aumento reale degli stipendi, mentre questo non vale per turismo, commercio e gli altri.

Le rilevazioni dell’Istituto provinciale di statistica ASTAT rilevano che dal 2009 al 2014, negli anni della crisi, nelle imprese manifatturiere le retribuzioni sono cresciute più dell’inflazione. Negli ultimi anni, contraddistinti dalla ripresa economica, questo aumento è stato ancora più marcato. Dice Giudiceandrea: “Le retribuzioni medie pagate nelle nostre imprese sono superiori del 30 per cento rispetto alla media provinciale. E’ merito soprattutto del successo che queste aziende hanno avuto sui mercati internazionali: come evidenziano le statistiche, le imprese esportatrici pagano stipendi abbondantemente superiori a quelle non esportatrici”. Allo stesso tempo l’industria offre posti di lavoro più sicuri: 9 contratti su 10 sono a tempo indeterminato, la percentuale più alta registrata tra tutti i settori economici, amministrazione pubblica compresa.

Per il futuro, in Provincia, sono al vaglio misure come sgravi Irap per le imprese che erogano premi di produttività ai propri dipendenti.