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Il video di Natale del regista veneto che racconta le emozioni (girato in Alpago, dopo la grande pioggia)

Un microfilm girato a San Martino di Chies d’Alpago: “Cercando le location ideali sono venuto in contatto con alcune persone della comunità di San Martino, più esattamente con una insegnante ora in pensione. Arrivato lassù, nonostante alcune strade dissestate o alberi divelti per via delle tremende piogge di novembre, sono rimasto affascinato dal luogo e soprattutto da alcune casere. Ne ho scelta una per le ambientazioni esterne, che sembra come un piccolo castello senza tempo. Poi ho scelto un bosco”.

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Un protagonista bambino che non aveva mai fatto nulla del genere: “Mi serviva un bambino come protagonista del film ed ho cercato lì in paese. Ho conosciuto Samuele, che sta facendo le scuole elementari proprio lassù e sono stato fortunato: ho trovato nel bambino un talento – e una pazienza, perché un set cinematografico ne chiede tanta – davvero raro. Devo dire che lassù in montagna ho trovato una comunità gentilissima e disponibile, mi hanno aperto porte, indicato strade e contribuito attivamente al progetto. E’ una cosa davvero rara che ci ha stupito tutti”.

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Michele Pastrello è un regista veneto – originario di Scorzè, vive a Istrana, Treviso – con un percorso molto personale. E un forte legame con questa regione: i luoghi veneti diventano per lui lo scenario adatto per raccontare emozioni e introspezioni. Nei  “microfilm” emozionali non ci sono parole, solo immagini, rumori e musiche, solo attori e scenari veneti ma senza il racconto del “solito” Veneto che ci si può aspettare, a cominciare da Venezia o dalle piazze più conosciute. C’è un altro Veneto, quello naturale o metropolitano meno visto e sfruttato. In questo caso poi, il Veneto dopo la tempesta che lo ha sconvolto.

L’ultimo lavoro è una fiaba di Natale, sul tema “del bambino interiore tanto caro a Jung, un viaggio natalizio dentro se stessi”. Dura sette minuti, e oggi è il giorno adatto per guardarlo. (Se vi piace, c’è anche questa bella storia di un amore senza età).

(una chiave di lettura)

La storia parla di una esplorazione e riconciliazione in chiave metaforica. C’è un uomo in un fitto bosco che, con una bussola, sta cercando un luogo. Questa prima parte racconta il percorso mentale che scegliamo per entrare in contatto col nostro “ricordo”. Arrivati al “ricordo”, esso è protetto da dei Guardiani (cioè dei ‘blocchi mentali’) che al contempo lo tengono prigioniero. Quel ricordo si può chiamare anche “bambino interiore”, il quale si è creato un suo nido dentro noi dal quale perpetra le ferite e crucci subìti molto tempo primo. L’esplorazione (interiore) dell’adulto questa volta però permetterà che qualcosa cambi nel suo rapporto con quel bambino.
“Ho pensato che tutto ciò poteva essere una bellissima suggestione per il Natale– spiega il regista – in tempi moderni ricchi di stress e tensioni emotive”.

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“Non sarei riuscito a fare ciò che ho fatto senza l’aiuto – oltre al bravissimo direttore della fotografia di Cittadella, Beniamino Gelain – di Massimo Belluzzo, socio fondatore di ZetaGroup di Treviso, società di produzione video molto attiva in Veneto. Massimo si è appassionato al progetto ed ha deciso di mettermi nelle condizioni ottimali per realizzarlo. Diciamo che questo regalo (perché il video è stato reso fruibile gratuitamente a tutti online) viene non solo da me, ma da entrambi”.