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La domanda che non ti aspetti al colloquio di lavoro (nell’agenzia web che studia da Google e vuole migliorare il mondo)

L’ultimo “assunto” è un (mini) cane: porta a 50 gli addetti di Velvet Media, società di comunicazione con un piede a Castelfranco Veneto, Treviso, e uno a Denver, da dove segue i clienti americani. Prossimamente aprirà sedi a Bangkok, Londra, Amsterdam. Qui, in ufficio, tutti gli animali sono i benvenuti, e non ci sono orari fissi: se c’è la finale del torneo di calcetto non è un problema uscire prima, anche se  – in realtà – è più facile vedere le luci accese fino a tardi perché qualcuno ha scelto di fermarsi.

L’esempio del calcetto – e non del tradizionale compleanno o recita di un figlio – è mirato sull’età media di chi lavora qui, fra skateboard appoggiati alla scrivania e immagini di supereroi: l’età media di sviluppatori web, grafici, copyeditor, videomaker, fotografi, telefoniste e agenti è spaventosamente bassa: venti, massimo 25 anni (in media).

Per farsi assumere qui i 50 (cane escluso) hanno superato un colloquio nel quale si sono sentiti fare una domanda particolare.

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“Quale cartone animato guardavi da piccolo?”.

Non che la risposta sia determinante: quello che conta è il modo: “Non posso giudicare una persona dalle apparenze, dalla cravatta, da come si presenta e neanche dal 30 e lode. Così provo a spiazzare un po’: una domanda atipica che però fa emergere come è davvero una persona. Solo poco tempo fa stavo per giudicare inadatto un aspirante dipendente, poi gli ho fatto questa domanda e ci siamo messi a parlare di manga. Così è emersa la passione, la creatività”.

Assunto.

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Velvet Media è stata fondata da Bassel Bakdounes,  italo/siriano (“mio padre è di Damasco, è venuto in Italia per gli studi di Ingegneria e fuori dall’università si è innamorato di una bionda dagli occhi azzurri, mia madre”, racconta), studi in Scienze della comunicazione e master al Cuoa di Altavilla Vicentina in Gestione integrata d’impresa. Oggi è amministratore delegato, con il socio Eddy Bizzotto (entrambi nelle foto). Inizialmente la società si occupava di gestione di coupon e sconti: ora si è specializzata in marketing e lead generation, vale a dire tutto quello che serve alle aziende per trasformare un elenco di contatti (sui social, ad esempio) in clienti veramente interessati. “Per un’impresa avere un sito web non basta più; è necessario sviluppare e trasformare la rete di contatti generici che si trovano sul web in clienti. Il futuro del marketing aziendale è nei social media, qui di riesce a comunicare mirando con precisione sul proprio pubblico e senza disperdere il proprio investimento“, spiega.

Nel corso del 2016 Velvet ha gestito l’immagine social di circa seicento aziende, creando post che sono stati visti in tutto oltre 30 milioni milioni di volte grazie al lavoro di 70 persone tra dipendenti fissi e collaboratori. Un esempio, applicato a un gruppo musicale, quello dei veneti Twinkles: hanno aumentato la propria visibilità fino a portare un video musicale alla seconda posizione della classifica europea Indie (i più visualizzati). Una strategia che funziona anche negli Usa, dove i social (a cominciare da Facebook) sono nati: “Usa non è soltanto sinonimo di Silicon Valley”, spiega Bassel Bakdounes. “Per quanto concerne le attività promozionali sui social network e nel web in generale lo stato dell’arte delle aziende statunitensi è sul livello delle nostre. Dopo un rigoroso confronto e tanta formazione, abbiamo intuito che, a parità di livello tecnico, sarebbero stati proprio lo stile italiano, la nostra creatività e design a fare la differenza determinando il vero vantaggio competitivo”.

erika-pagin-resp-commerciale-andrea-zaniolo-web-marketing-manager-alessandra-pezzin-resp-comunicazione-bassel-bakdounes-titolareAmbiente informale, cucina per prepararsi da mangiare insieme, spazio giochi e orari elastici hanno valso all’agenzia il paragone di “Google italiana”, ma qui sta crescendo anche un progetto di utilizzo del web a scopi umanitari e sociali. Da poco è stata avviata una collaborazione con Andrea Demichelis, classe 1993, fondatore della società Elliot For Water, nata il 14 gennaio 2015 a Londra grazie ad un autofinanziamento. Elliotforwater.com è un motore di ricerca che unisce la collaborazione umanitaria gratuita all’imprenditoria.
Dal punto di vista tecnico si tratta di un motore di ricerca affidabile e aggiornato: i suoi risultati sono completamente forniti da Bing, suo partner principale.
Come qualsiasi altro motore di ricerca, il profitto viene realizzato attraverso i “click”degli utenti sui link sponsorizzati, che su Elliot For Water si chiamano Water Link. Il 60% del profitto derivato dalle ricerche effettuate sul web viene utilizzato per portare acqua potabile nei Paesi in via di sviluppo: così si riesce a far del bene attraverso imprese “profitable”, e sottolineare il messaggio che l’acqua – o meglio la sua mancanza – è un problema a livello globale.

Ad oggi, la startup ha raggiunto con il proprio motore di ricerca circa 305mila persone, ma la previsione di crescita è quella di arrivare a 100mila ricerche al giorno per gennaio 2018. Grazie all’utilizzo del motore di ricerca elliotforwater.com , gli utenti hanno reso possibile il via a un progetto in Guinea Bissau, in collaborazione con WellFound, associazione non profit di Londra con esperienza decennale. Qui, nei villaggi assistiti da WellFound, Elliot For Water porterà Eliodomestico, un distillatore open source, creato dal designer Gabriele Diamanti, che grazie all’induzione solare può fornire acqua potabile. Il dispositivo è in grado di produrre 5 litri di acqua al giorno funzionando senza filtri né elettricità, solo con una manutenzione minima.

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Elliot For Water si appoggia ad Organizzazioni non governative preventivamente selezionate a seconda del luogo scelto per il progetto; così si può offrire una possibilità di sopravvivenza e una diversa aspettativa di vita ai bambini e a tutte le persone che ancora muoiono per aver bevuto acqua contaminata, rendendo i villaggi in grado di autogestirsi.

La collaborazione con Velvet Media “concettualmente – spiega Bassel – punta a trasformare in virale la possibilità di utilizzare questo alternativo motore di ricerca per finanziare progetti umanitari in Africa; il tutto senza mettere mano al portafogli delle persone ma semplicemente utilizzando il valore delle varie conversioni. Per questo progetto prevediamo di intervenire sul lato marketing sistemando il nome (Elliott for water è difficile e poco memorizzabile) e campagna promozionale e lanciando il progetto a livello social worldwide”.

Per l’agenzia trevigiana questo è “solo il primo passo di una più grande vision: utilizzare il marketing, e in particolare le immense possibilità offerte dal web e dai social e dal loro poter virale, per cause umanitarie”. Ecco perché lo slogan dell’agenzia è “Marketing Heroes to Save the World”.

PS: Velvet Media punta a crescere, e assumere ancora. Può servire sapere che il cartoon preferito in questi uffici è Ken il Guerriero.