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Un collaboratore familiare per la cura dei figli: il Friuli VG supporta le donne che escono da situazioni di violenza

La Regione Friuli Venezia Giulia ha messo a disposizione delle donne in uscita da percorsi di violenza 266mila euro con i quali ricevere il supporto di un collaboratore familiare per le cure dei figli.

Sul Bollettino ufficiale della Regione del 5 aprile è stato pubblicato l’avviso che disciplina criteri e modalità per accedere ai benefici del progetto “SiConTe-Matelda”, sostenuto dalla Regione attraverso la direzione centrale Lavoro e Pari opportunità, concertato con i Centri antiviolenza e i Servizi sociali dei Comuni. L’intento dell’iniziativa è quello di offrire un supporto alla situazione occupazionale della donna impegnata in percorsi di uscita dalle violenze subite, dandole servizi con i quali conciliare i suoi tempi di vita con quelli del lavoro.

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Con “Matelda” si intende quindi venire in supporto delle madri che, data la complicata situazione in cui si trovano, più difficilmente riescono ad avere accesso ad altre misure di sostegno o benefici basati, di solito, su criteri di accesso quali composizione nucleo familiare, Isee, residenza, situazione alloggiativa, e che non descrivano più  la situazione nella quale si trovano davvero.

Il progetto accompagna donne che, impegnate in percorsi personalizzati di protezione e sostegno all’uscita da situazioni di violenza, si trovano in condizioni di particolare fragilità rispetto al loro inserimento e permanenza nel mercato del lavoro in quanto – occupate o impegnate nella ricerca attiva di lavoro, oppure in un percorso di completamento degli studi ovvero di specializzazione, aggiornamento, qualificazione o riqualificazione professionale ed alla ricerca di soluzioni di conciliazione tra la loro vita professionale ed il lavoro di cura per i propri figli – più difficilmente riescono ad avere accesso a misure ordinarie di sostegno (quali ad esempio carta famiglia, abbattimento rette, punteggi per accesso a servizi, etc.): la loro temporanea e speciale situazione, infatti, può far sì che i criteri normalmente utilizzati per l’accesso ai benefici disponibili (composizione nucleo familiare, isee, residenza, situazione alloggiativa, etc.) risultino indicatori non corrispondenti alla realtà che esse stanno vivendo.

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Le destinatarie sono donne che risultino impegnate in un percorso personalizzato di protezione e sostegno all’uscita da situazioni di violenza elaborato attraverso il supporto di soggetti: quali Centro Antiviolenza, o soggetto gestore di Case Rifugio, aderente alla rete nazionale “D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza” e operante nel territorio del Friuli Venezia Giulia, o ancora Servizio Sociale dei Comuni (SSC) di uno degli Ambiti distrettuali della Regione. I requisiti comprendono il trovarsi in una situazione di allontanamento dal maltrattante; avere figli, minori di 14 anni compiuti, per i quali si è impegnate in lavoro di cura; essere, anche alternativamente, occupata, impegnata nella ricerca attiva di occupazione o iscritta ad un regolare corso di studi o di specializzazione presso una scuola o un’università ovvero ad un corso di aggiornamento, qualificazione o riqualificazione professionale.

I contributi economici previsti, nell’ambito del “Progetto Matelda” sono pensati con lo scopo di offrire a queste donne, a seconda dei casi in modo quasi totalmente gratuito o con una commensurata compartecipazione, soluzioni “su misura”, in particolare per quanto riguarda la possibilità di avvalersi del supporto a domicilio di personale qualificato.

I contributi messi a disposizione dal progetto consentono di contrattualizzare un collaboratore familiare a sostegno delle donne che hanno subito violenza; il supporto può essere utilizzato per la cura, educazione e istruzione dei figli. Le tipologie di aiuto sono tre, a seconda del numero di ore settimanali di cui l’interessata fa richiesta. Si va da un minimo di 16 ad un massimo di 30, mentre il contributo oscilla tra i 2mila e i 3mila euro. Le domande possono essere presentate agli sportelli “SiConTe” dei Centri per l’impiego di Trieste, Gorizia, Latisana, Cividale, Udine, Tolmezzo e Pordenone.

“Siamo convinti – spiega l’assessora al Lavoro e Pari opportunità Panariti – che anche il fenomeno della violenza di genere contro le donne sia un problema da cui non si esce se non agendo, in modo sia preventivo che strutturale, sull’elemento chiave della parità e delle pari opportunità in ambito lavorativo e professionale”.

Eventuali richieste particolari possono essere espresse contattando via e-mail la coordinatrice degli sportelli all’indirizzo siconte.info@regione.fvg.it