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Un festival e 17 film per raccontare il lavoro che cambia ed esce dalla fabbrica

Su 17 film selezionati in concorso – ma in generale sui 54 che si sono candidati – nessuno parla della “fabbrica” in senso classico.
E’ un po’ una rivoluzione rispetto all’edizione dell’anno scorso, quando il Working Title Film Festival di Vicenza aveva portato alla ribalta storie come quella delle acciaierie Valbruna, con più di metà dei mille dipendenti provenienti dal Sud, e in particolare da Giovinazzo (Bari).
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In questa seconda edizione non si vedono tute blu, scioperi o casi aziendali particolari: nessuna storia operaia in senso stretto.
Ci sono, però, le frontiere, come spiega il vicepresidente dell’associazione Lies Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale Giulio Todescan: “Da un lato la frontiera tecnologica dell’automazione, che sta rivoluzionando molti settori e generando grandi opportunità, ma anche ripercussioni negative sull’occupazione. Dall’altro la frontiera superata da chi, richiedente asilo, raggiunge l’Italia e l’Europa per costruirsi una nuova vita, aspirando a trovare un lavoro dignitoso. Un incontro tutt’altro che facile, fra gli ostacoli delle normative e il rischio di cadere in una condizione di clandestinità di fatto quando la domanda di asilo viene respinta”.
Così i film in concorso – 9 dall’Italia, due dal Belgio e dalla Germania, uno a testa da Olanda, Grecia, Giappone e Canada – “raccontano con linguaggi diversi il mondo del lavoro contemporaneo – ha spiegato la direttrice artistica Marina Resta –. Un mondo in cui la fabbrica, emblema del lavoro novecentesco, é sempre meno presente, in cui la crisi economica, sociale e identitaria e il tratto predominante, in cui le persone non smettono di cercare creativamente nuove prospettive”.

Il tema del lavoro è declinato in negativo, come crisi e mancanza di lavoro; in alcuni racconti c’è l’emigrazione dalla campagna alla città; in altri ancora si parla di ritorno alla terra, pesca, vecchi mestieri – che a fatica si rinnovano – come il falegname; oppure di lavoro intermittente, nei servizi. Un segnale di come sono cambiati  e stanno cambiando percezione e rilevanza dei diversi settori del lavoro.

Fra i tre film fuori concorso in programma c’è Refugee in Italy e Cittadini del nulla di Razi Mohebi e Soheila Javaheri, registi rispettivamente afghano e iraniana, che vivono e lavorano da rifugiati politici a Trento, cui è dedicato un omaggio la sera del 28 aprile. I due vivono a Trento dal 2007 quando sono stati costretti a non tornare in Afghanistan perché la loro casa di produzione era stata attaccata dai talebani. Ora fanno film e laboratori di cinema in Italia (hanno fondato l’associazione Socio Cinema a Trento https://sociocinema.wordpress.com/) fra grandi difficoltà dovute agli ostacoli burocratici che rendono molto difficile per loro spostarsi fuori dai confini italiani.

wtff1Il festival non si limita a portare sullo schermo opere mai viste a Vicenza: ben 21 fra registi e produttori sono ospiti in città e presenteranno in prima persona i propri film, dialogando con il pubblico e dando vita a un’atmosfera di autentico scambio culturale e artistico. Razi Mohebi e  Soheila Javaheri fanno anche parte della giuria, formata anche da Francesco Clerici, dalla giornalista di Alias/il manifesto Maria Grosso e dalla critica cinematografica Chiara Zanini: a loro il compito di assegnare due distinti premi: uno per il migliore fra i 7 film “lunghi” (sopra i 50 minuti di durata), e uno per il più bello fra i 10 “corti” (sotto i 50 minuti).

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Le proiezioni si tengono tutte al Cinema Primavera (via Ozanam 11), venerdì 28 aprile in orario serale (alle 21), sabato 29, domenica 30 e lunedì 1° maggio fin dal pomeriggio (con tre fasce orarie: 16.30, 19 e 21). Il biglietto d’ingresso costa 5 euro, con la possibilità di abbonamento a 10 ingressi (38 euro) e a 5 ingressi (19 euro). Il Primo maggio alle 21 andranno in scena le premiazioni.

Il premio consiste in un oggetto di artigianato digitale ideato e realizzato ad hoc dal FabLab Dueville. Un riconoscimento speciale, il Premio Campo Lungo, sarà offerto da Coldiretti Vicenza al film che, fra quelli in concorso a tematica “verde”, meglio racconta il lavoro nell’agricoltura, nella pesca, nell’allevamento, e il rapporto fra il lavoro e l’ambiente naturale. Infine, la sera del Primo maggio saranno proiettati i documentari cortometraggi realizzati dagli studenti della classe 5D del Liceo Artistico a indirizzo audiovisivo e multimediale Boscardin, al termine di un laboratorio di linguaggio audiovisivo sul cinema documentario curato da Marina Resta da gennaio ad aprile 2017.

Qui il programma completo.