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Il paese che organizza lo “Speltina Day” (post non malizioso con un po’ di birra e un grano antico)

Sovizzo, dieci chilometri a Ovest di Vicenza, poco più di 7mila abitanti: qui, oggi (sabato 29 aprile) è lo “Speltina Day“. Piuttosto bravi a catturare l’attenzione con questo nome, vero? Niente di malizioso: questa è la giornata dedicata al farro spelta, il prodotto tipico locale.

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E speltina è anche l’ultima nata in casa Ofelia, il birrificio artigianale nel quale è stato organizzato un laboratorio sulle birre bianche e, appunto, lo spelta. Ofelia produce dal 2012 con il proprio marchio in un piccolo stabilimento nella zona artigianale di Sovizzo: un microbirrificio nato dalla passione del mastro birraio Andrea e della sua socia Lisa per la birra artigianale. Le birre hanno subito raccolto un grande successo nel territorio e non solo: nel 2016 è arrivato l’argento al Barcelona Beer Award, successo raddoppiato all’inizio del 2017 con due birre di produzione propria Ofelia vincitrici di altrettanti argenti sempre nel corso della Kermesse catalana.

Il farro spelta è un antenato del frumento originario della zona mesopotamica;  ci sono molti studi e tesi sulla sua origine e la sua diffusione, e anche sui motivi per i quali ad un certo punto venne soppiantato da altre qualità di grano ritenuto più resistente. La coltivazione, importata in Europa e largamente utilizzata dai Longobardi, ha riguardato il territorio di Sovizzo fin dal Neolitico. Esistono testimonianze scritte sulla coltivazione di questo cereale fin dagli albori del XI secolo.

speltaIl farro spelta – scrive l’agronoma Elena Macellari nella “Storia di un grano antico” – è citato in tutti gli autori più illustri della storia della botanica dal ‘500 all’’800:

Il farro era l’alimento dei legionari e l’imperatore Flavio Claudio Giuliano (331-363 d.C.), detto Giuliano l’apostata, si alimenta di pulmentum, questa sorta di zuppa di farro mista a cereali e legumi diversi,  proprio per dare esempio ai soldati romani che dovevano avere sempre con sè una razione per essere in forze e pronti a combattere; una sorta di razione K dei soldati americani durante la seconda guerra mondiale. Da questo termine che poi derivò l’aggettivo pulmentarii per definire i romani che oggi si direbbero “polentoni”, anche se poi i vari pultes si raffinarono e assunsero diverse varianti con l’aggiunta di farina, formaggio miele e uovo.

Nel Vicentino lo spelta lascia nel tempo il posto ad altre colture: “Il farro come il miglio, il panico, i legumi come la veccia, la fava e la lenticchia vengono posti in secondo piano come il sorgo. “Della spelta – come si sottolinea nel testo sull’alimentazione vicentina – chiamata localmente anche grano faro, un grano dalla spiga fragile s’è perso anche il nome dialettale. Era anch’essa coltivata nel distretto di Valdagno all’inizio dell’Ottocento””.

Fino alla rivincita: negli ultimi anni il farro viene riabilitato dal punto di vista nutrizionale (fonte di fibre, vitamine e proteine), e la pianta – che si presta anche a terreni rustici, pietrosi, insomma poveri – riprende spazio anche sugli scaffali dei supermercati.

L’Amministrazione comunale di Sovizzo, nell’ambito della Denominazione Comunale (De.Co.), punta sulla reintroduzione e la valorizzazione della coltivazione del farro-spelta (“triticum spelta”) nel territorio comunale. Attualmente nella coltivazione dello spelta sono già impegnate quattro aziende agricole del territorio comunale, ma l’interesse va crescendo di anno in anno e le manifestazioni d’interesse per l’adesione al progetto registrate quest’anno sono già una ventina.

Un progetto pilota che va nel segno della crescita di una filiera corta di cereali di varietà antiche, sia per la vendita diretta del prodotto tal quale (seme) che come ingrediente (per pane, grissini, cracker) e
nella ristorazione (in zuppe e insalate, ma anche pizze). Prodotti e piatti tipici realizzati con il farro-spelta coltivato a Sovizzo che, anche grazie alla collaborazione degli esercizi commerciali, è ora possibile assaggiare in paese.
Un filone – il recupero di produzioni andate quasi perdute – che a Nordest conta altri illustri risvegli, dai bachi da seta al figo moro friulano (tutti qui, nell’ebook da scaricare o in pdf).