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L’azienda vegetariana di via dei Vegetariani ora cresce nell’ex macello (e crede nella legge degli opposti)

“Ho cominciato a pensarci quando ho visto questo stabilimento ancora con le sue linee intatte, immaginando la sofferenza delle bestie al macello. Nello stesso tempo, per la legge degli opposti, ho capito che lo stesso luogo, se cambiato del contenuto, può diventare un luogo della vita, carico d’energia e di valore. E’ stato un attimo, ho deciso che quel posto doveva diventare la sede della Biolab del futuro”.
Massimo Santinelli è l’imprenditore goriziano che ha creato Biolab nel ’91, inizialmente come piccolo laboratorio artigianale: oggi ha 60 addetti e un fatturato 2016 a quota 9 milioni di euro. Trasferire la sede di un’azienda che produce vegetariano e vegano in un ex macello carni ha un forte valore simbolico: “E’ un progetto non ovvio, un concetto spiazzante che accentua la differenza tra due mondi opposti e aggiunge valore alla mia impresa”.

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Biolab è nata come un piccolo laboratorio alimentare che si è evoluto in azienda e dal settembre 2014 lavora anche su un secondo stabilimento a 200 metri dal primo. La sede è in via dei Vegetariani, che per una realtà così pare uno scherzo: invece qualche anno fa un assessore lanciò l’idea di cambiare nome alla strada dove si era stabilita, e quella che pareva una battuta, nel 2011, è stata registrata ufficialmente. Oggi da qui escono oltre 40 prodotti salati; fra le ultime novità gli affettati Veg, mentre si investe nella ricerca di piatti con proteine alternative, anche sull’esempio di quello che stanno facendo molti Paesi (Usa, Francia, Germania) che stanno avviando progetti di collaborazione tra università, imprenditori e centri di ricerca per studiare come sfamare in modo sostenibile la popolazione mondiale (che si stima possa arrivare a 9 miliardi di persone).

Al trasferimento della parte logistica nell’ex macello seguirà entro il 2018 anche lo spostamento dell’area produzione (composta ora da due stabilimenti) con conseguente ampliamento rispetto all’attuale. Nel complesso, Biolab passerà dagli odierni 1.500 a 4.500 metri quadri di superficie: la prospettiva è incrementare i posti di lavoro interni con incidenza anche sull’indotto. “Parto dai risultati certi – dice Santinelli – e penso sempre a progetti nuovi, complementari tra loro, per dare prospettive anche all’economia goriziana che ha bisogno di un’imprenditorialità capace di programmare investimenti utili per il territorio”.

biolab3Biolab è nata quando per la cucina macrobiotica e vegetariana non c’era nemmeno una legislazione di riferimento; oggi è un marchio  che negli anni ha consolidato la propria posizione contribuendo alla crescita del settore. Investe in ricerca&sviluppo per valutare trend di mercato, cambiamenti negli stili vita, richieste sempre più precise e diversificate, e ne deriva un continuo miglioramento della qualità di prodotto e all’arricchimento dell’offerta, composta da alimenti base e da piatti tradizionali rivisitati in chiave salutistica e vegetariana partendo da materie prime italiane.
Viste le richieste che arrivano dall’estero, l’export rappresenta la nuova sfida dell’azienda che ha avviato contratti in Francia, Germania, Spagna, Lussemburgo, Ucraina, Slovenia, Danimarca, Svezia, Grecia. Contemporaneamente, ha intensificato la propria partecipazione agli appuntamenti internazionali di settore (tra i più importanti Biofach di Norimberga e Tutto Food di Fiera Milano), vetrine di innovazione che permettono di incontrare addetti specializzati provenienti da tutto il mondo.

Per il futuro c’è una pianificazione per i prossimi cinque anni che considera l’acquisto di terreni da convertire al biologico (che andranno a incrementare quelli coltivati dall’Azienda Agricola Santinelli) e il potenziamento di attività commerciali – di cui un esempio è la Bottega della Rosa di Gorizia aperta nel settembre 2016 nel mercato coperto della città – con un obiettivo di crescita che vuole portare valore al territorio, come già avvenuto anche attraverso il Festival Vegetariano. Un’intuizione divenuta realtà dal 2010 al 2014, tramite una manifestazione che ha richiamato migliaia di persone provenienti da tutta Italia (30mila nel 2014), poi sospeso per il mancato accordo con le amministrazioni locali.