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Da zero allo scudetto in sei anni: i Black Lions Venezia campioni d’Italia (e l’hotel fa da sponsor)

Dal nulla allo scudetto in sei anni. E’ la favola dei Black Lions Venezia, freschi vincitori del campionato di A1di wheelchair hockey, giocato da atleti – per favore basta chiamarli disabili – in carrozzina. La squadra è composta da ragazzini, uomini maturi ma anche donne, dalla mobilità più o meno agevole. A renderli uguali sul campo le carrozzine elettriche (costano anche diecimila euro) e soprattutto la voglia di farcela. In squadra, spiega il capitano giocatore Sauro Corò, ci sono ragazzi che prima uscivano poco di casa. Ora affrontano trasferte impegnative grazie a sponsor generosi e partite campionati emozionanti. Dove a inizio e fine partita ci si abbraccia tutti, squadra e avversari. Perché in fin dei conti si vince sempre tutti, insieme.

Tutto intorno, come raccontano nella loro pagina Facebook – genitori che fanno un po’ di tutto, dal meccanico all’autista al cronometrista, chi prepara il buffet e chi fa “solo” il tifo (e una tifoseria che non ha rivali vale il sesto uomo in campo), mentre fratelli e sorelle, compagni e compagne si occupano di riprese e trasporti e ci mettono per il loro sostegno.

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Questo è l’unico sport, spiega Sauro Corò, che può essere praticato con ogni tipo di disabilità. I Black Lions fanno anche opera di sensibilizzazione, fra i giovani e nelle scuole: agli studenti vengono fatte provare le carrozzine elettriche che si usano in partita.

Questo campionato ha comportato trasferte impegnative, fino ad Alghero, per la squadra e l’intero team. “Per fortuna erano tutte in città dove siamo presenti”, spiega Andrea Morandini, il direttore del Novotel di Mestre, che da anni ormai accompagna la squadra. Una collaborazione nata da un incontro, quello fra il direttore dell’hotel e Manuel Giuge, mestrino, affetto da una malattia rara e degenerativa (distrofia muscolare dei Cingoli) che è ancora più velode della ricerca, ma che lui affronta, anche, viaggiando: l’anno scorso a Capo Nord in solitaria, quest’anno un Giro d’Italia partito proprio dal Novotel il 2 giugno scorso (#ilviaggiodiManuel).

Il Novotel appartiene al gruppo francese Accor, che ha una politicà di sviluppo sostenibile e ospitalità positiva su molti fronti: 38 hotel in 13 Paesi hanno già adottato soluzioni connesse per combattere lo spreco alimentare nei loro ristoranti e cucine. L’iniziativa ha ridotto lo spreco alimentare di circa il 60% negli hotel piloti per un risparmio stimato pari a 540mila euro. l’Italia, il 2016 ha visto un risparmio del 1,4% sul consumo di acqua e del 3,8% su consumo di energia.

E poi c’è  l’impegno “Acting Here” con i quale i team, “animati dalla convinzione di poter cambiare le cose in maniera positiva”, hanno supportato attivamente tante iniziative locali con un alto valore aggiunto per gli ospiti, le comunità e i partner. Fra le iniziatove c’è il gruppo AccorHotels – presente in 1.700 città nel mondo, – si è impegnato nel contribuire allo sviluppo dell’agricoltura urbana con la realizzazione di 1.000 orti urbani entro il 2020. A distanza di pochi mesi da questo annuncio, sono già stati piantati oltre 500 orti urbani negli hotel di tutto il mondo, da Bangkok a Rome, da San Paolo a Kinshasa.Oltre 500 orti urbani

sauroIn Italia già 27 alberghi hanno realizzato un orto urbano i cui prodotti vanno ad arricchire la selezione di cocktail e piatti offerti agli ospiti. C’è anche il Novotel Venezia Mestre Castellana, dove è stato ricavato l’orto negli spazi verdi esterni dell’hotel in collaborazione con l’azienda agricola Casa di Anna. Fondata nel 2014 a Zelarino (Venezia) dalla famiglia Pellegrini, questa azienda è di fatto una fattoria sociale, uno spazio aperto e inclusivo in cui l’agricoltura diventa fulcro per lo sviluppo sostenibile del territorio.

L’orto del Novotel Mestre Castellana viene coltivato secondo il metodo dell’agricoltura sinergica elaborato da Emilia Hazelip, che si basa sul principio di far crescere le piante stabilendo una relazione tra loro, mantenendo la terra al naturale, senza compattarle e promuovendo i meccanismi di autofertilità.

 

</span></figure> Sotto la curva dopo una vittoria
Sotto la curva dopo una vittoria

 

A proposito di sport senza barriere: questa ragazza ha raccolto il testimone nientemeno che da Bebe Vio: si chiama Asia, e vale la pena di conoscerla