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Anche a Verona l’ufficio flessibile per un’ora (o per un giorno, o per anni)

Secondo una ricerca condotta da Regus – multinazionale degli spazi di lavoro flessibili –  su 300 intervistati, ormai il 37% dei lavoratori al mondo lavora al di fuori da un ufficio; entro il 2020 una persona su tre lavorerà online, scegliendo da dove farlo. Le soluzioni alternative all’ufficio sono per il 47% degli intervistati la casa, ma di chi lavora da remoto dalla propria abitazione solo il 6% lo fa in modo esclusivo poiché lo giudica dannoso per la produttività e non trasmette un’immagine professionale  ai clienti. C’è anche un 2% che racconta di lavorare… dal bar.

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Il 57% del campione ha ammesso che lavora da remoto per rimanere più produttivo anche durante gli spostamenti da e per le riunioni di lavoro all’interno della stessa città o fuori e per essere più vicini ai clienti o potenziali clienti in caso di riunioni importanti. Dall’analisi è emerso che l’esigenza di ridurre i costi fissi dell’ufficio è una priorità fondamentale per le aziende (53%) per il prossimo anno. In particolare, è possibile che le aziende strutturate trovino alti i costi di mantenimento e di utilizzo di uno spazio che non viene impiegato in modo efficiente.

I contratti di affitto vincolano le aziende a uno spazio aziendale, ma non stanno al passo con le esigenze in evoluzione degli affari. Lo spostamento verso il lavoro flessibile significa che le scrivanie non sono sempre usate a piena capacità. Il 37% degli intervistati del sondaggio Regus ha confermato di aspettarsi che i lavoratori chiederanno di lavorare più vicino a casa il prossimo anno: ciò porterà le aziende a scegliere spazi di lavoro in grado di adattarsi a tale evoluzione.

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“È chiaro che i luoghi di lavoro di oggi sono diversi da anni fa – ammette Mauro Mordini, Regus Country Manager per l’Italia e Malta – Non è solo la tecnologia che sta agevolando questa metamorfosi, ma sono gli atteggiamenti e le mentalità delle persone che hanno creato la domanda di lavorare esplicitamente da remoto e promuovere la flessibilità. Lo spazio di lavoro visto come un servizio – commenta Mordini – offre alle aziende una risposta snella e poco onerosa alle necessità di cambiamento. Per aziende piccole e in espansione un’offerta flessibile è una soluzione intelligente, in contrapposizione ai vincoli imposti da uno spazio non adeguato alle richieste future. In questo modo, a loro volta, le aziende possono impiegare più o meno collaboratori in funzione delle esigenze, senza dover affrontare il problema delle scrivanie libere.”

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I risultati della ricerca commissionata da Regus mostrano una forza lavoro moderna e realmente mobile. E i lavoratori sembrano non aver alcuna intenzione di sostituire l’ufficio fisso con un altro ufficio altrettanto fisso come quello di casa, ma hanno invece bisogno di ambienti in cui fermarsi e riacquistare la produttività durante i viaggi da e per le riunioni di lavoro in città o fuori, data la necessità di spazi ad accesso libero dove poter lavorare per poche ore o per l’intera giornata. Di qui la crescita dei business center che offrono un ambiente raccolto e professionale che favorisce la concentrazione e dà la possibilità di interagire tra professionisti, sviluppare partnerhip e business in un vero e proprio escosistema di aziende.

Regus a Verona apre la seconda sede dopo Padova (e l’intero Nordest). I costi partono da 8,20 euro a persona, al giorno, con servizi che vanno dalla tecnologia (banda larga e wi fi) a pulizie e accesso a stampante e fotocopiatrice. La multinazionale ha investito oltre 10 milioni nel 2015, e i centri sono passati da 917 (2007) a 3mila (2016). Parallelamente i lavoratori smart e mobile sono cresciuti nel mondo da 801 milioni a 1,334.

 

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