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L’impresa che cerca tecnici in Germania, fra gli italiani espatriati (con la voglia di tornare a casa)

«Io gli ultimi tecnici sono andato a cercarli in Germania, fra gli italiani espatriati, che dopo qualche anno di lavoro hanno fatto esperienza, hanno anche guadagnato molto, ma non vogliono restare all’estero per tutta la vita». Federico Visentin è presidente di Mevis, Spa nata a Rosà (Vicenza) come mollificio e ora specializzata in componenti metallici per automotive, elettrotecnica ed elettrodomestici. L’azienda occupa 600 persone, di cui 450 in Italia; sedi produttive sono anche in Cina e Slovacchia, l’export supera l’85%.

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Il problema è trovare personale: «Oggi servono competenze in più: sui nuovi materiali, ad esempio. Nell’automobile, ma anche negli altri settori, i clienti chiedono affidabilità totale ai fornitori come noi, e una percentuale di zero difetti che è statisticamente impossibile. Siamo arrivati a sviluppare internamente sistemi di manipolazione dei pezzi e di controllo per avere le massime prestazioni, da noi industria 4.0 è già realtà». Tutte materie che «vengono affrontate con maggiore entusiasmo da un giovane piuttosto che da un esperto attrezzista: in questo campo la capacità di gestire nuovi strumenti e tecnologie può battere anche l’esperienza». Ma i giovani in ingresso sono troppo pochi.

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«Ci sono figure di cui siamo costantemente alla ricerca, sempre: tecnici commerciali, ad esempio, che parlino almeno inglese e tedesco, con competenze tecniche ma anche capacità relazionali – continua Visentin, che è anche vicepresidente di Federmeccanica -. Una risposta è arrivata, in questi anni, dall’ITS Meccatronico di Vicenza, il percorso biennale post diploma che nasce con il 50% di formazione in azienda alternata alla didattica in aula. «Anche quest’anno abbiamo cinque stagisti: finora li abbiamo assunti tutti, quelli che hanno fatto pratica qui. Il problema è che anni fa poche aziende conoscevano questo percorso, mentre ora siamo in molti a sgomitare per accaparrarci gli studenti».

Mevis, come azienda meccanica, ha da sempre un rapporto privilegiato con la Germania: “Prima di tutto il resto, le scuole dovrebbero puntare sulle lingue: non solo l’inglese, che è scontato, ma un buon tedesco è indispensabile per realtà come la nostra. Serve la capacità di relazionarsi con i clienti, di capire le sfumature in una riunione o in una conversazione”. Eppure al sito internet arriva almeno una ventina di richieste di colloquio al giorno: “Se ci sono segnalazioni interessanti le catturiamo subito, e procediamo con il colloquio. Ci sono figure così rare che anche se non hai quella specifica posizione aperta, lo spazio lo trovi. Gente che ha avuto esperienza in aziende molto strutturate, ad esempio”.

Curiosamente, la difficoltà di assumere si pone anche per la Slovacchia, dove “la disoccupazione è praticamente al di sotto di quella fisiologica”. Qui il costo del lavoro, per mansioni ripetitie e basiche, è circa un quarto rispetto all’Italia, ma “ci sono lavorazioni che non sono semplicemente esportabili, perché richiedono grande professionalità. Servono ragazzi in gamba, e su questo fronte siamo in difficoltà. Spesso sono anche le famiglie per insistere per una laurea: va benissimo quando il figlio ha le capacità per fare bene quel percorso, ma quando questi numeri non ci sono si sta solo rinunciando a studi che portano a una occupazione praticamente garantita“.

La questione delle assunzioni difficili sta diventando centrale in province come Vicenza, dove molte aziende espongono cartelloni per la ricerca di diverse figure.

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