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Il cappuccio, l’orzo, il miele, il formaggio: è l’ora di #comprabellunese (per aiutare la montagna veneta)

Vinigo, “la terrazza sulle Dolomiti”, 80 abitanti, ai piedi del monte Antelao, ad una altitudine di 1.015: ci si arriva salendo per un chilometro dalla statale 51 di Alemagna, comune di Vodo di Cadore.

Qui una sola azienda agricola produce il cavolo cappuccio – quello di Vinigo, appunto, Deco (denominazione comunale a garanzia del legame con il territorio) – che segue un rituale antico: “La coltivazione inizia con la semina in pieno campo a partire dal 25 aprile, S. Marco – si legge nella scheda di Veneto agricoltura – a seguire il trapianto, con la messa a dimora delle piantine il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, patrono del paese. La raccolta avviene all’inizio di novembre e spesso coincide con il periodo dei Santi”.

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Ma quest’anno “siamo un po’ in ritardo,  a causa del caldo che ha fatto d’estate, e i cappucci sono ancora al loro posto. Appena passati gli effetti della bufera potremo raccoglierli”, dice Alessandro Michielli, che nel 2001 ha dato vita alla Agricola Michielli, “per passione”. Oggi ha 41 anni, un altro lavoro nella fonderia artistica di famiglia, e un gioiellino che ha recuperato le aree seminative abbandonate negli anni. La terra e il clima particolare hanno fatto il resto: “Il sapore dei  prodotti coltivati senza aggiunta di prodotti chimici di anno in anno ci ha fatto crescere: coltiviamo ortaggi misti, in  maggioranza  patate e cappucci per cui Vinigo è noto, e un’abbondante produzione di fagiolini, fagioli, zucchine e cetrioli, malgrado le condizioni climatiche spesso sfavorevoli”.

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Quest’ultima tempesta ha fatto mancare la corrente: significa che le recinzioni elettriche non hanno funzionato, e i caprioli hanno mangiato 2mila piante di radicchio.

Ieri, sabato, i prodotti di molte aziende agricole bellunesi sono tornati al mercato del capoluogo: e un hashtag, #comprabellunese, ha iniziato a diffondersi. Il ruolo dei consumatori ha dimostrato di essere potente: è successo quando una alluvione ha danneggiato il pastificio Rummo, e una campagna social promossa dai dipendenti ha reso introvabili i pandori Melegatti lo scorso Natale.

“Ora il messaggio è: sosteniamo le tipicità delle nostre aziende, soprattutto quelle delle vallate più colpite – dice Chiara Bortolas, biologa molecolare, imprenditrice e responsabile regionale delle donne di Coldiretti (e vice nazionale) – In molte stalle il black out ha reso difficile la mungitura: alcuni sono tornati alle operazioni manuali, ma se sei al buio anche trovare secchi che non usavi da anni è un problema, e le bestie erano spaventate”.

Che cosa significa #comprabellunese? I prodotti sono tanti: ci sono i formaggi delle latterie agordine (Val Biois, Focobon, Binatega)  quelli di Livinallongo: Fodom, Contrin, Zigher.
Per entrambe le zone il Burro, ricotta e ricotta affumicata e schiz.
E ancora il Miele dello Zoldano, il Miele di Caprile, l’Orzo dell’agordino.

Donne e giovani sono due elementi importanti della nostra agricoltura: non solo recuperano aree abbandonate, ma investono, innovano, recuperano e salvano dall’estinzione prodotti come il mais sponcio o la zucca santa”, chiarisce Bortolas.

Domenica 11 novembre è prevista la fiera di san Martino a Belluni città: “Sarebbe bello che tante persone venissero qui”.

 

coldiretti

 

 

  • manolo piat |

    Buongiorno, se può essere utile abbiamo creato una pagina FB e un blog per facilitare l’incontro tra produttori bellunesi e possibili acquirenti, viste le numerose richieste un po’ da tutta Italia. Se ci sono aziende interessate ad aggiungersi possono postare qui https://www.facebook.com/groups/260445348006199/

  • Isabella Fant |

    #comprabellunese

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