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Oggi in Consiglio regionale del Veneto arrivano donne pastore, malgare (con la laurea in tasca) e una mascotte, con una richiesta

Trentacinque anni, una laurea in Biotecnologie Mediche all’Università degli Studi di Padova, poi il dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Cliniche e dieci anni nell’ambito della ricerca presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. Katy Mastorci – con due dei suoi cani da gregge – è una delle donne che oggi sbarcherà in Consiglio regionale del Veneto. “Dopo 10 anni di lavoro precario ho scelto di cambiare vita, e dieci anni di esperienza sono davvero troppi per continuare con borse di studio e senza certezze”, racconta. Così, con il marito, ha scelto di dedicarsi all’agricoltura: “Alle spalle c’era una famiglia di contadini, ma la generazione prima della nostra si è occupata di tutt’altro. Siamo partiti praticamente da zero”. Tre anni impegnativi, e due figli nel frattempo: oggi Katy è la responsabile provinciale di Donne Impresa Treviso, il movimento per l’imprenditoria femminile di Coldiretti Treviso, e la sua azienda, VitiOviTec, nata nel 2016 a Fregona, alleva pecore di razza Alpagota per la produzione dell’Agnello dell’Alpago.

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E’ un lavoro con una forte componente femminile quello di pastore e malgare. Donne che approderanno oggi, 28 novembre, in Consiglio regionale dopo aver attraversato il Canal Grande per sostenere un progetto di legge che riconosca come patrimonio culturale Unesco la transumanza praticata in  Veneto. A Vicenza e a Belluno si concentra la rappresentanza femminile di settore, ma la pastorizia incontra il consenso delle nuove generazioni nell’alta padovana, a Rovigo, nel trevigiano e persino a Venezia dove anche i reperti archeologici confermano la presenza di ovini nelle epoche passate.

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Una vita all’aria aperta, fuori, alle intemperie, guidate da una passione antica: è quella delle ragazze che ancora praticano la pastorizia in Veneto. Sono quasi un centinaio e compiono lunghe o brevi traversate di terra, tutelando razze in via d’estinzione e mantenendo una valenza zootecnica regionale: 55mila pecore, 17mila capre, per un totale di meno di 72mila esemplari. “Una frazione inferiore all’uno per cento del totale italiano, ma non per questo non meritevole di attenzione – spiega la bellunese Chiara Bortolas, vice  responsabile nazionale di Donne Impresa Coldiretti che guida la  delegazione di imprenditrici a Palazzo Ferro Fini per promuovere un progetto di legge che riconosca la transumanza patrimonio culturale immateriale dell’Unesco e che sostenga il ripristino delle vie dei pascoli quale percorso turistico rurale, caratterizzato dalla forte identità e connotazione archeologica per svolgere un mestiere in armonia con le nuove regole di circolazione in un territorio ormai urbanizzato.

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Oltre alle giovani pastore, il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti riceverà anche le malgare protagoniste dello spostamento di mandrie di bovini dalla montagna alla pianura che ogni anno perpetuano un rito tra folklore e rispetto del benessere animale. I percorsi storici interessano particolarmente le province di Vicenza e Belluno, le stesse tra l’altro, più colpite dai recenti casi di avversità atmosferica.

Transumanza o desmontegada a seconda dei territori: il termine cambia, ma il significato è lo stesso: portare a valle greggi e mandrie per prepararsi all’inverno. Un evento tra rito e folklore che attrae turisti e cittadini che accorrono lungo le strade ad accogliere gli animali accompagnati da pastori, allevatori e le loro famiglie in abiti tradizionali. Una ricorrenza che coincide con l’usanza di abbellire i capi con fiori e campanacci, canti e balli lungo il tragitto, soste a ridosso dei centri urbani in tappe tramandate dalle generazioni. Eppure durante il resto dell’anno, quando la pastorizia errante richiede spostamenti per cercare pascoli e prati la festa si ridimensiona tra vincoli di transito, sanzioni e polemiche varie.

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Nell’anno in cui il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali applaude all’iniziativa di sostenere questa pratica antica come patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco, Coldiretti confida che questa candidatura porti la pace tra amministrazioni pubbliche e gli operatori agricoli  impegnati a perpetuare le gesta dei popoli le cui radici si perdono nel tempo. I percorsi storici in Veneto interessano le province di Vicenza e Belluno con provenienze in pianura dall’Altopiano di Asiago, da Agordo o dal Cadore. “E’ proprio in queste aree che si concentra la presenza di ragazze pastore – osserva Chiara Bortolas, presidente regionale di Donne Impresa –  le stesse a cui si rivolge l’interesse del nostro movimento che ha promosso una proposta di legge per riattivare le “vie dei pascoli” riscoprendo i tratturi, i corridoi verdi di una volta al fine di sostenere un’attività che resiste vivendo una nuova modernità che crea anche lavoro. Sono circa un centinaio – ricorda Bortolas – le esponenti di nuove generazioni  che compiono lunghe o brevi traversate di terra, tutelando anche razze in via d’estinzione”.

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La pastorizia è un’attività che sta riscoprendo l’interesse dei giovani, in particolare delle donne che non badando alla fatica guidano le greggi alla ricerca di prati nei periodi stagionali adatti. Una professione che annovera la presenza femminile anche tra le tante malghe di alta montagna: spesso dopo una laurea o il diploma le under 30 mungono in stalla,  portano al pascolo i capi senza temere il freddo in un lavoro a cielo aperto, a contatto con la natura e soprattutto sviluppando un rapporto con gli animali di assoluto rispetto. I tragitti tramandati da generazioni sono ormai diventate “tappe motorizzate”:  la cementificazione del territorio, unita alla burocrazia impediscono il transito degli animali che devono comunque nutrirsi. Per questo creare dei veri e propri “corridoi verdi” potrebbe essere un sostegno per un settore antico che resiste alla modernità ed è foriero di innovazione e di nuova occupazione.

Storie di vita che si intrecciano con il territorio e l’amore per gli animali e che hanno convinto Donne Impresa a pensare ad un ripristino delle vie dei pascoli quale percorso turistico rurale, caratterizzato dalla forte identità.  Chiara Bortolas, vice responsabile nazionale, accompagnata dalla Coordinatrice Silvia Bosco insieme al direttore di Coldiretti Veneto Pietro Piccioni e il presidente Daniele Salvagno saranno ricevuti dal presidente Roberto Ciambetti in Sala Cuoi. A margine, in relazione alle difficoltà della gente dell’Altopiano di Asiago e delle aree del bellunese colpite dalle ultime avversità atmosferiche, gli agrichef di montagna  illustreranno le iniziative solidali #adottaunalbero e #comprabellunese.

All’evento interviene anche la coordinatrice nazionale Donne Impresa Silvia Bosco.

E a proposito di #comprabellunese:

Qui si parla dell’iniziativa e dei prodotti tipici.

Il cappuccio, l’orzo, il miele, il formaggio: è l’ora di #comprabellunese (per aiutare la montagna veneta)

 

E qui c’è da scaricare il primo catalogo solidale degli agricoltori Dolomitici.

I calzettoni tecnici ed etici di Rocca Pietore e gli altri: il primo catalogo solidale degli agricoltori Dolomitici #comprabellunese

 

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