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Una materia di studio tutta nuova all’istituto agrario: formerà esperti di acquaponica (una professione verde per il futuro)

Un progetto transfrontaliero, che vede collaborare Paesi diversi, la scuola, l’università.

Sabato 1 dicembre 2018, nel mercato coperto di Campagna Amica a Treviso (piazza Giustinian Recanati), ha debuttato “Dalle carpe all’insalata…e ritorno”.

Così in sostanza le carpe diventano alleate degli agricoltori trevigiani, che possono coltivare senza terra e utilizzando l’acqua che – attraverso un circolo virtuoso – si depura. La coltivazione idroponica di ortaggi e insalata usando solo acqua è già praticata da anni in alcune aziende del Trevigiano: la novità è mettere in circolo questa tecnica con l’allevamento del pesce. Itticoltura e agricoltura con un risultato positivo a livello ambientale.

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“Il riuso è vera innovazione specie quando si mettono in atto delle integrazioni tra diversi sistemi, come possiamo evincere dal progetto di acquaponica che integra l’acquacoltura e l’idroponia per dar vita ad un micro ecosistema autosufficiente che si basa sul riciclo dell’acqua. Che tutto questo possa diventare una metaria di studio nei nostri istituto agrari è fantastico e Coldiretti non mancherà di sostenere il progetto. Complimenti all’Istituto Agrario Sartor di Castelfranco Veneto”, dice Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti di Treviso che sostiene Aquavet, progetto internazionale che vede anche un pezzetto di Marca trevigiana assieme a partner di Svizzera e Slovenia. I partner coinvolti nel progetto appartengono dunque a tre Paesi (Svizzera, Slovenia ed Italia). In ogni Paese c’è un centro di formazione professionale affiancato da un centro all’avanguardia per la ricerca e lo sviluppo e da rappresentanti del mondo del lavoro interessati ad impiegare operatori specializzati. Queste “triplette” cooperano nel trasmettere le conoscenze sia all’interno del Paese di cui fanno parte, che tra i tre Paesi. Questa interazione consente un efficace trasferimento delle innovazioni dal settore Ricerca&Sviluppo alla pratica educativa.

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Con l’Issis Sartor sono coinvolti in Italia Dafnae e Università di Padova, il Museo naturale di Montebelluna e Pan, piante acqua e natura.

L’obiettivo del progetto è l’introduzione dell’acquaponica nell’istruzione e nella formazione professionale.

Cos’è l’acquaponica? L’unione tra l’acquacoltura, allevamento di specie acquatiche come pesci e crostacei, e l’idroponica, coltivazione di vegetali senza l’utilizzo di terra, crea un mini ecosistema autosufficiente che si basa sul riciclo dell’acqua. In tale sistema l’acqua di scarico delle vasche per l’acquacoltura viene pompata artificialmente nelle vasche per l’idroponica: l’acqua è ricca di nutrienti che vengono usati dalle piante per la loro crescita e produzione e contemporaneamente viene filtrata e ossigenata; l’acqua così purificata può tornare alle vasche di allevamento per iniziare un nuovo ciclo. Questa tecnologia può diventare importante per il futuro dell’allevamento dei pesci e dell’agricoltura urbana.

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Per questo servono nuove professionalità, e il progetto vuole

  • Sviluppare una nuova professione di esperto in acquaponica
  • Trasmettere la tecnologia dell’aquaponica e le corrispondenti unità didattiche nella formazione professionale
  • Adeguare le risorse di formazione per sostenere l’uso dell’acquaponica nei curriculum di formazione professionale
  • Sostenere la formazione degli insegnanti e dei formatori per la creazione di “green jobs emergenti”
  • Promuovere l’educazione inclusiva adeguando le risorse di formazione da utilizzare nella formazione professionale dei gruppi socialmente vulnerabili

“I programmi scolastici per l’insegnamento dell’acquaponica – si legge nel sito del progetto – saranno definiti, testati, tradotti e diffusi. L’attenzione si concentra sulle applicazioni pratiche, ovvero la formazione professionale per “green jobs”. Ci occuperemo di formare gli insegnanti riguardo l’acquaponica e di trasferiremo le risorse educative. Questa tipo di educazione che guarda al futuro consentirà agli insegnanti di dotare i propri studenti di abilità speciali necessarie per opportunità occupazionali emergenti nel campo dell’agricoltura moderna ed urbana”.

Il progetto Acquavet

Un impianto di coltivazione in acquaponica utilizza l’acqua di allevamento dei pesci (acquacoltura) per irrigare e concimare le piante coltivate in un particolare ambiente privo di suolo (idroponica).

In un sistema acquaponico l’acqua delle vasche per acquacoltura viene pompata in quelle idroponiche, in modo tale che le piante che vi si trovano possano filtrarla sottraendo gli inquinanti prodotti dai pesci per trarne nutrimento per la loro crescita. L’acqua così filtrata potrà quindi essere riutilizzata nelle vasche per acquacoltura e riprendere il suo ciclo. Un impianto acquaponico utilizza l’acqua di scarico delle vasche dove vengono allevati i pesci per irrigare gli speciali letti di crescita, privi di terra e concime, dove sono collocati i vegetali. L’acqua è ricca di sostanze nutrienti che vengono utilizzate dalle piante per il loro sviluppo, grazie alle ricche popolazioni batteriche, presenti nei letti di crescita, che si occupano di trasformare le sostanze di rifiuto in importanti elementi di crescita assorbiti dalle radici vegetali.

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L’attenzione sull’acquaponica è alta: è diventata oggetto di studio e sperimentazione anche con un progetto, Bluegrass, guidato dall’Università Ca’ Foscari Venezia, finanziato dalla Commissione europea attraverso il programma di cooperazione territoriale Interreg Italia-Slovenia. L’obiettivo è far conoscere e diffondere la tecnologia agroalimentare sostenibile tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Capodistria. Nella sperimentazione diventa possibile produrre lattuga e trote nella stessa serra, usando sempre la stessa acqua, senza terra e senza pesticidi.