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Artisti e ricercatori: l’Alto Adige a bassa disoccupazione determinato ad attrarre talenti (raccontando le storie di chi lo ha scelto)

Alto Adige, il territorio che cuce il sud con il nord dell’Europa.

Qui, secondo i dati dell’Istituto provinciale di statistica ASTAT, nel terzo trimestre del 2018 risultano occupate 263.200 persone. Si tratta di una cifra in crescita che porta il tasso di occupazione nella fascia di età 15-64 anni a quota 75,3%, il 2,1% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In pratica, nella fascia di età presa in considerazione, tre altoatesini su quattro hanno un lavoro, con un tasso di occupazione sempre più elevato fra gli uomini (81,5%) che tra le donne (69,1%). Stabile il tasso di disoccupazione “destagionalizzato”, che rimane assestato a quota 2,9% per un totale di 7.500 persone in cerca di lavoro.

Una terra determinata ad attrarre talenti (e molte aziende organizzano selezioni di personale nelle altre regioni): Talents – «Come and take a piece of us» è la mostra interattiva che racconta l’Alto Adige; oggi, giovedì 13 dicembre (ore 18) il vernissage alla presenza delle artiste Tarin Gartner e Malou Reedorf in Dream Factory Gallery di Corso Garibaldi 117 a Milano, dove sarà possibile visitare l’esposizione dal 10 al 23 dicembre 2018.

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Apertura, accoglienza, condivisione: la mostra, voluta da IDM Südtirol – Alto Adige, è un viaggio nelle esperienze di chi in Alto Adige è nato o di chi l’ha scoperto «da grande», scegliendolo come luogo di vita. Un ponte emozionale collega gli «insider» agli «outsider». Lo stesso spirito – dicono gli organizzatori – che si respira in Alto Adige, territorio multiculturale e plurilingue, in cui chi arriva diventa una persona nuova, pur non rinunciando mai, al tempo stesso, alla propria identità.

«L’Alto Adige è un territorio di confine in cui hanno sempre convissuto tre identità: italiana, tedesca, ladina. Oggi, le culture presenti nella nostra provincia sono molte di più – commenta Petra Seppi, responsabile Business Location di IDM Südtirol – Alto Adige -. Ogni nazionalità ha saputo portare qualcosa di unico rendendo l’Alto Adige un luogo vivace, aperto alle innovazioni, affamato di conoscenze. Un territorio perfetto per far crescere aspirazioni professionali e di vita. Ed è proprio questo spirito così dinamico e variegato, ma al tempo stesso così autentico, che abbiamo chiesto alle artiste di rappresentare nella mostra. Un’esposizione in cui chiunque potrà prendere un pezzo di Alto Adige e portarlo con sé».

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La mostra si compone di due allestimenti: «Talents» e «Come and take a piece of us». Nel primo, il collage fotografico realizzato con tecnica del double exposure dalla fotografa danese Malou Reedorf racconta i volti e le passioni di otto talenti che hanno scelto l’Alto Adige come luogo perfetto in cui vivere e lavorare. Si tratta di immagini composte in cui porzioni di paesaggi, frammenti di natura, elementi di arredo urbano e attimi di vita in generale si incontrano, accompagnate da frasi con cui ogni talento esprime la passione che lo lega alla terra ospitante.

Il secondo allestimento, realizzato dall’artista israeliana Tarin Gartner, è costruito sulla metafora del “dono”. All’interno di tipiche cassette in legno per la frutta sono esposti degli oggetti che gli insider hanno scelto di regalare agli outsider. I doni, incartati con carta creata dagli scarti delle mele, espressione dell’animo green della provincia, rappresentano l’Alto Adige e sono accompagnati da un piccolo suggerimento: un maso da visitare, una cantina da provare, una cima da scalare. Ai visitatori la possibilità di “adottare” uno di questi oggetti, portandolo a casa per scoprire qualcosa in più sull’universo altoatesino.

«L’Alto Adige ci ha accolte. È la “terra straniera” che oggi chiamiamo “casa”. Un luogo che vogliamo far conoscere a chi non lo ha mai vissuto, lasciando che a parlare siano le esperienze e i volti di chi lo vive quotidianamente. – anticipano le artiste Tarin Gartner e Malou Reedorf, entrambe talenti stranieri oggi residenti in Alto Adige -. L’arte consente di creare legami immediati tra le persone, innesca riflessioni, alimenta la curiosità. Per questo, siamo convinte che il fascino di una foto e l’intimità di un regalo sapranno descrivere il territorio e la sua gente meglio di ogni “carta d’identità”. Perché non c’è niente di più bello del raccontarsi attraverso un’emozione».

Chi sono i “nuovi” altoatesini?

KSENIA MOROZOVA –  «Il mio obiettivo è sempre stato quello di fare la ricercatrice o, per meglio dire, la scienziata. Vengo da una famiglia di ricercatori e sin da piccola sapevo che la mia vita sarebbe trascorsa in ambito universitario, in un laboratorio. Dovevo solo trovare il posto giusto per poterlo fare». Ksenia Morozova, nata a Mosca, per realizzare e per portare a termine il suo progetto ha soggiornato in Russia, Francia, Germania e, infine, è arrivata nel 2013 in Alto Adige. In Russia ha studiato Tecnologie alimentari all’Università, poi si è spostata in Francia per un Master all’École Supérieure d’Agriculture d’Angers e, successivamente, si è trasferita per il Dottorato di ricerca presso l’Università Hohenheim, a Stoccarda in Germania. «Mi piace l’Europa perché tutto è vicino — ci spiega Ksenia —. Puoi viaggiare facilmente da un Paese all’altro e vedere i più bei Musei del mondo». In quest’ultima frase sono raccolte le due grandi passioni di Ksenia, oltre la ricerca: l’arte e viaggiare. «La scienza non si può permettere limiti, bisogna sempre andare oltre le barriere, e guardare al di là dei confini». Dal 2014 fa parte di un gruppo di ricercatori della facoltà di Scienze e Tecnologia dell’Università di Bolzano, guidati dal professor Matteo Scampicchio, che include scienziati provenienti dall’Italia, Iran, Bangladesh, Repubblica Democratica del Congo e Ruanda. «Attualmente il nostro gruppo svolge ricerche sulla qualità degli alimenti, sugli ingredienti e formulazioni. Realizza studi di stabilità e “shelf-life”, effettua misurazioni degli effetti del processo produttivo sulla qualità finale degli alimenti. Verifichiamo, inoltre, l’autenticità dei prodotti tipici, rendendone tracciabile la filiera e identificabile l’origine geografica».

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MARINO CASUCCI – Da Düsseldorf a Castellaneta, in Puglia, da Jesi a Merano. Marino Casucci ne ha fatta di strada e ciò gli ha consentito di imparare molto nella vita, di fare esperienze e di conoscere bene cinque lingue, fattore che si è rivelato fondamentale nel successo della sua attività. Oggi è Ceo di Intergic una società che si occupa di consulenza nell’ambito del digital marketing e software per l’e-commerce, vive a Merano dal 2008 con la sua famiglia, è perfettamente bilingue (italiano e tedesco) così come i suoi figli e ha un suo giro di amicizie sia di madrelingua italiana sia tedesca e molte persone che frequenta provengono da diversi Paesi (Spagna, Olanda, Stati Uniti, Israele e altri ancora). Intergic è una sorte di “ponte” tra l’offerta di soluzioni proposte da aziende prevalentemente tedesche e la domanda proveniente dal mercato italiano. Con due sedi, a Merano e a Milano, i collaboratori di Intergic selezionano le migliori tecnologie in Europa e nel mondo adattandole alle necessità e alle dinamiche del mercato nazionale. Intergic non aiuta solo tecnologie leader a entrare strategicamente in altri mercati ma scommette su tecnologie verticali e all’avanguardia, come strumento per l’ottimizzazione e la semplificazione del business dei clienti. «Se fai sempre e solo quello che sai -ricorda – non riuscirai mai a migliorare».

MOJCA OGRIS SCHIMBERG – Slovena «atterrata» in alto Adige nel 2015 ed è riuscita a trasformare le sue passioni in lavoro. Nata come atleta, ora sugli sci svolge gran parte del suo lavoro: scia con i clienti, lavora sulle piste e «vende la neve». Oggi Mojca si occupa delle vendite nei paesi emergenti, per conto dell’azienda Demaclenko. Vede il mondo come casa, ma ha scelto l’Alto Adige per vivere. «Direi che sono un Universal Soldier: faccio molte cose, in diverse parti del mondo». Grazie alla sua esperienza da atleta e alla conoscenza di diverse lingue, lavora molto con i mercati stranieri e specialmente con la Russia, che sta investendo tanto nelle stazioni sciistiche, sia in quelle esistenti sia in quelli da costruire «ex novo». Ama l’inverno e l’estate ma ci confida che dopo dieci giorni il mare non ha più nulla da raccontarle; per questo ha scelto di vivere in montagna, dove, in tutte le stagioni, può avere un contatto spirituale con la natura che la circonda. «Quando scio e vedo i nostri cannoni sento il cuore fare bum bum».

WALTER GASPARETTO –  Nato a Treviso, dal 2015 in Alto Adige. Walter Gasparetto è un ingegnere, ha studiato Meccatronica all’università di Trento e già durante la laurea ha trovato lavoro al «Fraunhofer Italia Research» di Bolzano. «Oggi mi occupo di Robotica, ed è fantastico – spiega –. Con il progetto DeConPro stiamo sviluppando un’applicazione robotica che verrà inserita nella fabbrica intelligente del futuro. Il robot aiuterà l’uomo a lavorare meglio, affiancandolo nelle mansioni più pesanti e ripetitive. Questo gli permetterà di dedicarsi ad attività più creative che veramente valorizzino le sue capacità e competenze. Sono orgoglioso di far parte di questo gruppo e di questo Istituto che aiuta i giovani come me a realizzare i propri progetti e li incoraggia a esplorare frontiere sconosciute e sviluppare nuove idee. In Fraunhofer cerchiamo di unire scienza ed economia e, tramite la ricerca applicata, riuscire nel compito di creare innovazione. Supportiamo le PMI locali nei loro progetti di ricerca e sviluppo attraverso servizi formulati su misura in ambito Industria 4.0 per il manifatturiero, l’artigianato e l’edilizia». Con la sua laurea e con la sua esperienza avrebbe potuto trovare facilmente lavoro anche in Germania o in Canada. «Avendo passaporto canadese non sarebbe stato difficile per me trovare un lavoro in Canada ma io amo l’Alto Adige e ho scelto di vivere qui. Credo che non ci sia nessun posto al mondo che mi possa offrire l’opportunità di sviluppare il mio lavoro come sto facendo in questi anni in Alto Adige, dove ho la sensazione di poter realizzare tutti i miei sogni».

LUISA MARANGON –  Nata a Cittadella, in Alto Adige dal 2010. Grazie al suo interesse culturale la scelta di studiare all’Università trilingue di Bolzano è stata quasi immediata e naturale. Subito dopo gli studi in Comunicazione plurilingue e management culturale presso la Facoltà di Formazione a Bressanone, Luisa Marangon si è trasferita a Bolzano e ha trovato lavoro. «Ho avuto da subito delle opportunità lavorative interessanti e in diversi settori – ci ha spiegato Luisa – e così ho potuto sperimentare e capire meglio che cosa mi piacesse davvero fare. Sono contenta di aver scelto di studiare comunicazione e management perché mi ha permesso, insieme alla passione per le lingue e per il design, di trovare ciò che veramente volevo fare nella vita. Ho, infatti, trovato la mia strada nel reparto Development di IDM Südtirol – Alto Adige».  «Oggi – continua Luisa – mi occupo di management di progetti europei legati all’innovazione in diversi ambiti (innovazione di Clusters, sviluppo di Industrie Creative, creazione di communities di professionisti locali), gestisco tavoli di lavoro con aziende ed enti, come quello dei coworking “startbase”, organizzo incontri e conferenze sulle tematiche di punta per l’economia altoatesina. Il futuro dell’Alto Adige, infatti, è anche il mio».

ANDREA DE LEO – Nato e cresciuto a Guidonia, alle porte di Roma, Andrea De Leo ha 28 anni ed è un ragazzo che sa cosa vuol dire vivere in una grande città ma sa anche apprezzare il fatto di stare a due passi dalla natura. «Dell’Alto Adige e, in particolare di Brunico, mi piace soprattutto il fatto che – spiega Andrea – uno come me, “un cittadino”, ha sempre la sensazione di vivere in vacanza». Andrea ha studiato Ingegneria Meccanica all’Università La Sapienza, a Roma: la passione per le macchine è stata, fin da piccolo, il motore della sua vita: «Mi ricordo – continua Andrea – di avere avuto tantissime macchinine da bambino e ci giocavo per ore. Ero così interessato a come funzionavano che praticamente sapevo (da sempre) quale sarebbe stato il mio destino». Andrea si è laureato nel 2015 e, dopo una parentesi presso Maserati Spa, è stato contattato da Gkn Driveline dove ha iniziato a lavorare proprio nel settore in cui avrebbe sempre voluto cimentarsi. La sua attitudine «da viaggiatore» e la voglia di crescere e cambiare prospettive, lo ha portato a scegliere l’Alto Adige, posto che da sempre offre grandi opportunità ai giovani. «La scelta di lavorare in Gkn è stata “romantica” perché questa opportunità ha saputo coniugare due aspetti per me molto importanti: il mio amore per la montagna e la possibilità di avere un lavoro in linea con le mie aspettative, che mi desse grandi motivazioni».

FJORELA DARDHA –  Nata in Albania nel 1991, si è trasferita con la famiglia a Rovereto quando aveva solo 15 anni e dopo la scuola superiore ha deciso di studiare Economia a Bolzano. «Penso che l’Alto Adige sia un territorio che offra una buona qualità di vita – spiega –. Si possono fare tante attività all’aperto, senza doversi spostare per lunghi tragitti. Mi piace il fatto di potermi muovere sempre in bici senza dover prendere mezzi pubblici o, addirittura, la macchina. Inoltre, m’interessa molto l’aspetto linguistico; qui, infatti, posso parlare diverse lingue, a seconda delle persone». Dopo la laurea Fjorela Dardha ha trovato un’opportunità di lavoro presso Würth Phoenix, come consulente, e oggi elabora insieme a un team di colleghi soluzioni ERP per la gestione dei processi aziendali. Il lavoro di consulenza software le offre l’opportunità di analizzare e ottimizzare i processi e di essere coinvolta in progetti internazionali. Il suo lavoro le offre la possibilità di viaggiare, in giro per il mondo, ma a lei piace anche rimanere a Bolzano, perché con i colleghi sono tante le occasioni di scambio e di relazione, sia durante il lavoro sia nel tempo libero. «Abbiamo un ottimo rapporto e le trasferte sono spesso anche occasione per conoscersi meglio e per condividere impressioni e idee su un progetto. Il mio lavoro è vario e stimolante; quello che mi piace in Würth Phoenix è che viaggio e quando torno da una trasferta c’è sempre un momento di condivisione con i colleghi; ci si scambia opinioni e si riflette insieme sugli scenari. Questa terra che mi ha accolto bene fin dal primo giorno e ancora oggi mi regala questi piccoli momenti magici».

CHIARA DIPASQUALE –  Nata a Ragusa, in Sicilia e ci racconta che fin da bambina sognava di fare un lavoro in cui aiutare sia le persone sia l’ambiente. Per realizzare quei sogni è arrivata fino a Bolzano ma oggi quei sogni sono diventati realtà. Ha studiato Ingegneria Edile all’università di Catania e durante il Phd ha cercato delle opportunità per viaggiare e uscire dalla sua Isola natale. A Bolzano, all’Eurac, è arrivata grazie al suo professore e con la curiosità su come poter raffrescare gli ambienti sfruttando l’energia solare. L’Eurac si occupa di energie rinnovabili e segue attività di ricerca applicata nel campo di sistemi energetici avanzati che prevedono l’utilizzo di fonti energetiche sostenibili. Nel 2010 è stata chiamata a Bolzano dall’Eurac e, dopo una parentesi in Canada nel 2012, è rimasta a viverci. «Lavorare all’Eurac è esattamente quello che volevo fare. Ho la possibilità di fare ricerca in Italia dove spesso è prerogativa di un ente pubblico, con la libertà che offrono gli enti privati e in un ambiente internazionale grazie alle collaborazioni con partner europei. Riesco a seguire lo studio di soluzioni innovative in ambito energetico che hanno un riscontro sia sulle persone sia sull’ambiente. Nel mio lavoro mi occupo in particolare di condomini, per cui l’impatto che ha il mio lavoro sulla qualità della vita delle persone, è immediato ed evidente». «Se vivi in un posto a lungo – conclude – è bene comportarsi come se fosse casa tua, così ti affezioni di più al luogo e alle persone e il luogo e le persone si affezionano a te. Io ho fatto così e in Alto Adige sono stata ricambiata».

 

Le aziende altoatesine dell’automotive assumono e cercano talenti a Padova (prenotate un colloquio)

 

 

In Alto Adige c’è il simulatore di climi estremi per ricercatori e imprese (e qui per due giorni si studia come mettere più sicurezza sugli sci)