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Mezzo miliardo di cibo sprecato durante le feste: le donne Coldiretti presentano il menù degli avanzi (post con ricetta: la pinza)

Sono imprenditrici agricole, ma anche mamme, mogli e soprattutto professioniste dell’agricoltura. Donne di campagna multitasking, che svolgono ruoli combinali tra lavoro dei campi, di rappresentanza e di educazione, soprattutto quella alimentare. Molte delle giovani agricoltrici non hanno scordato gli insegnamenti delle nonne rispettando una tradizione legata “al non buttare nulla” che ora, in termini più moderni, è uno stile di vita vocato all’antispreco.

L’iniziativa promossa da Donne Impresa Coldiretti Treviso al mercato di Campagna Amica in Riviera Santa Margherita sabato 5 gennaio va in questa direzione quella appunto del riciclo. Infatti l’evento è tra quelli previsti dalla manifestazione “Re.Use” di cui Coldiretti è anche partner.

cibo_antispreco

Spazio dunque alla creatività femminile: dalle ore 10.30 suddivise in gruppi, in base ai comuni di provenienza,  le coltivatrici presenteranno un vero e proprio menù degli avanzi, dalla polenta rinforzata alle croste di pane aromatizzate, dalle classiche polpette alle scorze di patata fritte, dai panzerotti di museto alla pasta pasticciata, per chiudere con i dessert come il panettone ricostruito e l’intramontabile pinza veneta che è ritornata a vivere il suo magico momento perché riscoperta e servita dagli agrichef di Terranostra.

Secondo  Coldiretti ammonta ad almeno mezzo miliardo il valore di piatti e bevande preparati e non consumati sulle tavole degli italiani durante le feste.  Pasticci e polpettoni a base di carne o tartare di pesce sono una ottima soluzione per recuperare le pietanze del giorno prima, come le frittate che possono dare – sottolinea  Coldiretti – un gusto nuovo ai piatti di verdura. “Si tratta di una consuetudine senza tempo perpetuata dalla civiltà contadina – ricorda Chiara Bortolas presidente regionale di Donne Impresa – che ha ancora molto da insegnare ad un cittadino consumatore molto attento alla salute e alla riduzione dell’impatto ambientale”.

Un esempio per mettervi all’opera:

La Pinza

Non la fa più nessuno, ed invece è il dolce povero per antonomasia e il vero trionfo del riciclo.

Servono 400 grammi di pane raffermo, bagnati in un litro di latte con l’aggiunta di farina nell’impasto, impreziosito con semi di finocchio, uvetta, fichi secchi o mandorle… tutto quello che era pronto da pattumiera  diventa un dolce squisito.

Preparazione e ingredienti:

Uvetta 400 grammi

400 grammi di fichi

Semi di finocchio un cucchiaio

Lievito una bustina

80 grammi di burro e 80 grammi di zucchero, rum

Sale un pizzico

Cottura a 180 gradi per un’ora, forno statico

Altre idee: si possono fare delle polpette recuperando della carne rimasta semplicemento aggiungendo uova, pane duro e formaggio  (in versione vegeratiana usando il riso), oppure la frittata di pasta per riuilizzare gli spaghetti del giorno prima e ancora la pizza rustica per consumare le verdure avvolgendole in croccante sfoglia.

Se avanza del pane, si può optare per la classica panzanella mettendo semplici ingredienti presenti in ogni casa, come pomodoro olio e sale per arrivare alla tradizionale ribollita che utilizza elementi poveri come fagiolo, cavoli, carote, zucchine, pomodiri e bietole già cotte da unire al pane raffermo.

Anche la frutta può rivivere se caramellata o diventare marmellata oppure macedonia.

katy
E a proposito di donne: lo scorso novembre pastore e malgare hanno marciato sulla Regione Veneto. Donne che vivono una vita all’aria aperta, fuori, alle intemperie, guidate da una passione antica, spesso con una laurea e un altro mestiere in tasca.

Come Katy Mastorci, 35 anni, una laurea in Biotecnologie Mediche all’Università degli Studi di Padova, poi il dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Cliniche e dieci anni nell’ambito della ricerca presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. Dopo 10 anni di lavoro precario ho scelto di cambiare vita, e dieci anni di esperienza sono davvero troppi per continuare con borse di studio e senza certezze”, racconta. Così, con il marito, ha scelto di dedicarsi all’agricoltura.