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Santa Lucia: se la fiera più antica fa il pieno di giovani (agricoltori)

Ci sono anche due start up con i piedi saldamente piantati per terra, nella fiera dell’agricoltura più antica: quella di santa Lucia di Piave, edizione 1.353, dal 14 al 16 dicembre in provincia di Treviso, dove ogni anno arriva una media di 30mila visitatori.
Il simbolo è un bambino su un trattore: un riferimento diretto alle nuove generazioni, che stanno prendendo in mano il futuro dell’agricoltura veneta. «Sostenere questo settore, oggi, significa dare futuro alla nostra economia – dice Alberto Nadal, vicepresidente dell’Ente Fiera e imprenditore vitivinicolo -. Qui il primario produce valore, nel solo Veneto circa 5 miliardi l’anno, e occupazione in crescita nonostante la crisi, con oltre 2mila giovani agricoltori insediatisi negli ultimi tre anni».

GENERAZIONE DI SECCHIONI – Nei campi con la laurea o il diploma; ha un titolo di studio l’83% dei giovani agricoltori in regione. Alcuni di loro, pochi giorni fa, si sono giocati la finale dell’Oscar Green, il concorso nazionale che premia le idee e i progetti della nuova generazione di imprenditori. E' il caso della Adriamar guidata da un "agricoltore del mare", Gabriele Bozzato, cozze e mitili biologici in 60 ettari di specchio d’acqua: il prodotto da quest’anno viene anche messo sottovuoto e congelato, così la scadenza si allunga e si può anche esportare.

Quella che si apre è una fiera 2.0, pensata e realizzata per rendere protagoniste le nuove generazioni che stanno rilevando la guida delle aziende di famiglia, e che hanno capito quanto il digitale sia un fattore di competitività per il settore. Anche l’esposizione diventa social: oltre al sito internet www.fieresantalucia.it, c’è la pagina Facebook dove gli espositori vengono presentati ad una community di più di 2mila sostenitori.

https://www.facebook.com/FiereDiSantaLuciaDiPiave

START UP "TERRENE" – A proposito di giovani: lunedì 16, alle 11.30, in fiera sfileranno due casi aziendali. Gianni Gaggiani racconterà Grow the Planet, la community per coltivatori "veri" e apprendisti del pomodoro in terrazzo. Via mail e tramite app sul cellulare arrivano tutte le istruzioni del caso (oggi annaffia, oggi concima, oggi raccogli, eccoti la ricetta) con tanto di geolocalizzazione, per tarare i consigli sul clima e altri fattori. Per le aziende agricole o di servizi, una vetrina tutta nuova per farsi conoscere e interagire con colleghi e clienti, dovunque. Incubata da H-Farm a Roncade, Treviso, Grow the planet è oggi la più importante community digitale in Italia legata alla sostenibilità e al mondo green: oltre 100mila gli utenti iscritti, circa 1 milione di pagine lette al mese.
Ci sarà anche Emanuele Pierpaoli di HK – Horticultural Knowledge, nata nel 2011 da un gruppo di giovani ricercatori dell’università di Bologna. Dalla loro collaborazione è nato un modello gestionale per la frutticoltura di precisione, e un collegamento stabile fra la ricerca e chi la deve applicare. In pratica, un campione statistico dei frutti viene monitorato, così da poter stimare la loro crescita e la quantità per ogni pezzatura, con l’indicazione dei correttivi da avviare. A beneficiarne è stata fra le prime la mela Fuji (con il gruppo MelaPiù), tenuta sotto controllo in alcune piantagioni del Ferrarese; il modello ha mostrato una precisione di previsione del 90%, con conseguente incremento annuo del 19%.

DA SAPERE – Fra gli argomenti trattati in fiera, gli strumenti a sostegno dell’internazionalizzazione del settore alimentare (sempre lunedì), e le innovazioni tecnologiche per migliorare l’operatività dell’imprenditore agricolo. La mostra non è solo per operatori, ad esempio nelle sezioni per il giardinaggio (mamma, papà e bambini pagano 10 euro). Una curiosità: il paese del Trevigiano – dove si prevede arriveranno visitatori anche dall’estero – sarebbe sorto sul luogo di un già affermato e consolidato mercato paleoveneto pagano di cavalli, quello del sacro Lught dio della luce, sostituito dal culto cristiano in onore di Santa Lucia de Sub Silva, capace di «attirare devoti, pellegrini e mercanti». Lo stesso termine sagra deriva dal sagrato, dove si svolgeva. Secondo le cronache del tempo, qui «transitavano numerosi marcanti con i loro carichi commerciali, diretti o provenienti dalle fiere d’Ungheria, Austria, Carinzia, Germania e da ogni altra provincia. La Fiera di Santa Lucia conquistò fama soprattutto come mercato di cavalli, asini, buoi, ovini, suini, ma anche per canapa e lana. Ancora ai giorni nostri, cittadini del Tirolo e dell’Ungheria attestano di nonni commercianti di cavalli e abituali frequentatori delle Fiere di Santa Lucia».

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