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La “sindrome dell’ape regina” vista dalle commercialiste di Vicenza (con strategie di sopravvivenza e un contorno di api vere)

Ostacola il cammino delle altre donne, le tratta sistematicamente peggio di quanto farebbe con un uomo, e se deve scegliere promuove solo esemplari di sesso maschile. Sintomi della "sindrome dell’ape regina", di cui soffre una parte – difficile stimare quanto grande – delle donne in posizione di vertice. La commissione Pari opportunità dell’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili (ODCEC) di Vicenza ha deciso di farci una giornata di studio, con tanto di crediti formativi per i professionisti, ma aperto alla cittadinanza.

«Per la verità, le donne italiane in ruoli in cui possano permettersi questa sindrome sono talmente poche che il problema è ridotto», scherza Carla Favero, presidente della commissione vicentina, composta da nove donne. Non ha torto: oggi le commercialiste in provincia sono circa il 28%, e sono cresciute molto negli ultimi cinque anni, partendo la percentuali ancora minori. «Il convegno nasce comunque da una riflessione della commissione di studio sul perché tra donne professioniste vi sia poca collaborazione e si faccia poca rete: vogliamo capire quali strategie di networking (o di "comportamento organizzato") potremmo adottare per fare più squadra, superando quella che gli psicologi chiamano "Queen Bee Syndrome": donne al potere che trattano con più durezza le subordinate donne rispetto agli uomini e che non le aiutano a fare carriera». Eppure oggi, osserva Favero, il mestiere agevola il cambiamento: «Prima il commercialista faceva tutto, oggi ci si specializza, chi segue la materia fiscale, chi altre procedure: collaborare non solo è possibile, ma necessario».

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Alla tavola rotonda sulla sindrome – mercoledì 12 marzo dalle 17.30 al Palazzo delle Opere Sociali in piazza Duomo 2, Vicenza, – partecipano Sabina Sabina Sterzi, docente di organizzazione aziendale e marketing, Edgarda Fiorini presidente nazionale Donne Impresa Confartigianato, Maria Benettolo, imprenditrice, Antonella Barcaro, commercialista a Vicenza e Maria Luisa Quadri, psicoterapeuta. Ed è quest’ultima a dare le chiavi di lettura: «Le donne al vertice sono di due tipologie: le prime sono quelle che io chiamo sagge, capaci di sfruttare la capacità femminile di lavorare meglio in connessione più che individualmente». Le esperienze non mancano, a iniziare dalla Fondazione Bellisario, «il luogo in cui si desidera valorizzare le professionalità femminili che operano nel pubblico e nel privato e si promuove una cultura di genere attenta alla parità in un dialogo aperto», ma anche guardando allo stesso studio della psicoterapeuta, «dove per scelta ho aperto solo all’ingresso di colleghe, e ora siamo in sei».
L’altra faccia sono le api regine, «donne che spesso hanno faticato ad affermarsi e finiscono per omologarsi al modello maschile, sacrificandosi in qualche modo».

STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA – Quello che scatta con l’ape regina «è un fenomeno legato all’invidia: quella delle altre donne che chiedono "perché lei si e io no", e quella della stessa leader, per la quale la paura costante è di essere scavalcata o messa in ombra da un’altra donna». Un evento inaccettabile che richiama a un’altra sindrome, quella di Grimilde, la strega di Biancaneve gelosa della bellezza delle altre.
Oltre all’invidia c’è la subalternità: «Spesso da una donna in posizione di comando ci si aspetta che sia morbida, accomodante, comprensiva, come una madre insomma, quando la competenza è l’unica cosa che le dovrebbe essere richiesta». Che cosa fare di fronte a una capa che crede di dominare sulle operaie? Tre consigli: «Primo: mantenere un atteggiamento mai assecondante, fare il proprio lavoro e basta. Secondo: difendere sempre la propria dignità. Ho visto casi di dipendenti che hanno messo in chiaro il proprio ruolo, ponendo limiti ben precisi. Infine: uscire da un meccanismo di dipendenza che si crea sempre in questi contesti, e che mette a rischio l’autostima».

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INTANTO LE API (QUELLE VERE) – La giornata di Vicenza, ha un risvolto benefico: con una buona dose di autoironia è stata la commissione Pari opportunità a scegliere di raccogliere fondi per "Il Pomodoro onlus" – fattoria sociale che si dedica all’accoglienza, formazione e inclusione sociale di persone disabili mentali, psichiche e fisiche, usando l’agricoltura come strumento – e in particolare per un progetto di apicoltura che coinvolgerà i ragazzi a cui verrà affidato il compito di dipingere le casette per le api. Un giovane apicoltore che segue il progetto, Thomas, insegnerà ai ragazzi ad accudire le api e a eseguire la smielatura in un’attività "viva", che si svolge all’aria aperta e stimola la conoscenza dell’ambiente e del paesaggio; consente inoltre la raccolta, la confezione, l’etichettatura dei barattoli, cosicché chi lavora percepisce e partecipa all’intero ciclo,dalla costruzione dell’alveare alla vendita del miele prodotto.
Per informazioni: ordine@odc.vicenza.it.

  • piero boerio |

    Capacità di lavorare in team : fra maschi/fra donne ?
    Perchè questo rapporto è sbilanciato a favore dei maschi ?
    1-perchè una sola regina in mezzo a molti re (che vengono a patti fra di loro), pur essendo ambita (corteggiata) è più debole essendo un pezzo unico !
    2-subisce quindi più lo stress , di una eventuale sostituzione e della gelosia .

  • Rebubble |

    Sinceramente non capisco perché viene chiamata sindrome da ape regina, credo che il paragone sia del tutto forviante.
    L’ape regina in realtà lavora solo con le api operaie che sono tutte donne. I maschi non lavorano e vengono accudite dalle api operaie. La regina si accoppia una sola volta nella vita, con più maschi, e alla fine muoiono dopo l’accoppiamento. Un’operaia si elegge a regina solo quando la stessa viene a mancare e depone solo uova da maschio perché non feconda.
    Piuttosto quello delle api dovrebbe essere un modello da seguire per realizzare la tanto desiderata rete di collaborazione.

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