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Il punto d’incontro fra straordinari e cassa integrazione si chiama #codatorialità – a Pieve di Soligo accordo per 400

In Provincia di Treviso è stato sottoscritto un contratto di rete fra quattro aziende, che fanno tutte capo alla stessa proprietà, il gruppo del mobile Battistella. Perché fare rete con se stessi? Per poter sperimentare un’organizzazione delle risorse umane del tutto nuova, con il pieno accordo del sindacato.

Le quattro aziende sono una holding e una produzione di semilavorati per le altre due che vendono sul mercato camerette per bambini e arredo zona giorno e notte (Battistella Finanziaria Srl, Battistella Spa, Novamobili Spa e Baco Srl). Una company fondata nel 1953 a Pieve di Soligo – le quattro unità hanno sedi poco distanti l’una dall’altra – come evoluzione di un laboratorio artigianale. Qui il passaggio generazionale si è compiuto nel 1992, quando la direzione è passata al figlio del fondatore Alfredo, Mario.

Capita, in un periodo come questo, che un ramo della compagnia sia saturo di lavoro, e un altro "scarico". Fino all’estate scorsa, travasare parte degli addetti da un comparto all’altro sarebbe stato reato: una "somministrazione illecita di manodopera". Così, all’interno dello stesso gruppo, poteva esserci chi faceva gli straordinari e chi era in cassa integrazione. La novità è nel decreto Giovannini del luglio 2013, che ha inserito nel contratto di rete la possibilità di condividere le risorse umane dove necessario. Se prima la rete si limitava a qualche aspetto – fare acquisti condivisi, o attività di ricerca – ora si allarga al lavoro e alla sua organizzazione.

Secondo Giuseppe Milan, direttore di Unindustria Treviso – l’associazione che da sempre supporta la formazione di reti e aggregazioni – è un modo per favorire il mantenimento dell’occupazione: «Così le aziende possono rispondere alle cadute temporanee della domanda, evitando di ricorrere alla cassa integrazione».
In prospettiva, ci sono altre due ricadute positive. La prima: assumere una figura specializzata, come un manutentore, potrebbe essere impossibile per una singola azienda che non avrebbe modo di garantirgli una mole di lavoro sufficiente: per una rete, invece, quella figura potrebbe essere utile, e potenzialmente  dare spazio così a un posto di lavoro in più.
Il secondo fronte è quello dell’invecchiamento della forza lavoro, un tema su cui gli industriali trevigiani riflettono da tempo studiando casi come lo stabilimento BMW di Dingolfing, in Baviera: qui, con solamente addetti con più di 50 anni, la produttività è salita del 7 per cento. In una rete di posizioni di lavoro, in sostanza, potrebbe essere più facile trovare collocazioni migliori per chi invecchia e per i giovani da inserire.
Particolare non trascurabile: poter gestire al proprio interno le fluttuazioni della domanda senza ricorre ad ammortizzatori sociali evita di trasferire il costo delle frenate momentanee sulla collettività.

«Abbiamo sempre cercato tutte le sinergie possibili fra i nostri stabilimenti – spiega il presidente Mario Battistella – e abbiamo cercato la condivisione di questo obiettivo con i 400 lavoratori, il vero patrimonio aziendale».
 Certo, la vicinanza delle sedi – tutte nel raggio di una manciata di chilometri – rende più facile l’operazione del "travaso" di forza lavoro. «Dal nostro punto di vista – dice Vigilio Boscaro, Fillea Cgil – questo è un altro passo per rendere efficiente l’organizzazione, nel segno della garanzia di avere le 40 ore di lavoro garantite anche nei momenti di stallo. Fondamentale è la serietà di chi mette in campo accordi innovativi: questa è un’azienda con una storia di contrattazione di secondo livello unica, in cui il premio di risultato era già valutato in una logica di gruppo. Un’azienda che ha investito nella fidelizzazione dei suoi dipendenti: da qui, nessuno va via».

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(L'azienda ieri e oggi)