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La battaglia dei pellet su Change: mille firme in pochi giorni per la petizione online (che parte da Padova)

Hanno usato uno strumento nuovo per raccogliere firme. E hanno trovato oltre mille sostenitori in pochi giorni. Da Legnaro, provincia di Padova, dove ha sede (all’interno del polo universitario Agripolis) la Aiel (associazione italiana energie agroforestali) ha scelto la strada della petizione virtuale sulla piattaforma Change.org per sostenere la campagna contro il rincaro dell’Iva sui pellet, usati – dicono i dati dell’associazione- da 2 milioni di famiglie italiane come fonte di riscaldamento.

</span></figure></a> Pellet, la raccolta di firme è online
Pellet, la raccolta di firme è online

«Le aliquote Iva agevolate del 4 e del 10% hanno la finalità di tenere bassi i prezzi di alcuni generi considerati molto importanti o di prima necessità – si legge nella petizione – L’aliquota del 4% si applica ai cibi come pane, pasta, olio, latte e riso, oltre a oggetti di uso comune. Al 10% invece sono tassati beni e servizi come la fornitura dell’elettricità, la carne e il pesce e i combustibili legnosi. Tutti tranne uno, il pellet».

La novità è al comma 711 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2015, con cui il Governo ha disposto l’aumento dal 10 al 22% dell’aliquota Iva da applicare alle cessioni del prodotto pellet di legno, destinando (comma 712) le maggiori entrate, per un importo pari a 96 milioni, a incrementare il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

Ci sono due tipi di ricadute: sui consumatori, e sul settore. Per i primi – stima Aiel – si traduce in un aumento medio della spesa per il riscaldamento pari a 50 euro a famiglia; incremento che può superare i 150-200 euro nel caso in cui il pellet sia impiegato in caldaie per il riscaldamento centralizzato ( i dati sono stati calcolati sulla base dei consumi medi dichiarati dalla famiglie italiane, pari a 1,5 t/anno).
L’Italia è il primo Paese europeo per consumo domestico di pellet di legno, con oltre 3 milioni di tonnellate potenzialmente impiegabili; per circa un milione di famiglie che usano questo biocombustibile per riscaldarsi. La metà di loro – circa il 4% del totale delle famiglie italiane – lo impiega come fonte di riscaldamento unica o prevalente.

L’Italia diventa uno dei Paesi europei che applicano l’aliquota più elevata per questo biocombustibile: «Non sarebbe una sorpresa constatare che, specie in un momento così delicato dal punto di vista economico, l’aumento abbia un effetto depressivo sui consumi, disincentivando l’utilizzo di un biocombustibile che in molte zone d’Italia rappresenta l’unica alternativa alle più costose fonti energetiche fossili», si legge nella petizione.
Con ricadute sia sul fronte della produzione e della distribuzione del pellet sia su quello di produzione dei sistemi di riscaldamento: «I i produttori italiani di apparecchi domestici alimentati a pellet contribuiscono al prestigio del Made in Italy e sono oggi leader, esportando oltre il 35% in tutto il mondo e rappresentando più del 90% delle vendite in Europa. Il settore del pellet pesa per l’industria italiana con oltre 42mila unità lavorative impiegate stabilmente, di cui oltre 20mila direttamente nella produzione e distribuzione del biocombustibile. La sola produzione di pellet ha una ricaduta occupazionale pari a 8,3 unità lavorative per milione di euro fatturato, contro 0,5 per i derivati dalla raffinazione del petrolio».
La petizione mira all’abrogazione del comma 711 e  712.

Change.org – 70 milioni di utenti in 196 Paesi, oltre 2,3 milioni in Italia – nasce come «la più grande piattaforma di petizioni al mondo che incoraggia le persone, dovunque si trovino, a realizzare il cambiamento che loro vogliono vedere». Madri che combattono il bullismo nella scuola dei figli, clienti che fanno pressione sulle banche, denunce di malfunzionamenti o supporto a singole cause: migliaia di campagne, lanciate anche da persone comuni, hanno finora raggiunto l’obiettivo: l’idea alla base è che chiunque possa lanciare un tema e mobilitare in poco tempo centinaia di persone localmente o centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, «rendendo governi e associazioni più reattivi e responsabili, semplificando il modo di fare la differenza e dimostrando a tutti cosa si può ottenere quando si decide di agire e farsi sentire».

Fra le campagne in corso, quella per indurre Autogrill a “non affamare i vegetariani” (con più panini senza insaccati), il no al pignoramento degli animali domestici, la richiesta a Trenitalia di rendere omogenea a livello nazionale la possibilità di acquistare abbonamenti mensili e annuali per il trasporto bici, ma c’è anche la richiesta a Victoria’s Secret di aggiungere più taglie. E pochi giorni fa a buon fine è andata la richiesta di intitolare una piazza a Pino Daniele.

Aggiornamento (10 febbraio): gli ultimi dati su Change.org, creata nel 2007 negli Stati Uniti, sono di 88 milioni di utenti nel mondo in 196 Paesi, di cui 3 in Italia dove è arrivata nel 2012.