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Occhio agli otto italian cobblers – sì, calzolai – che in rete trasformano un mestiere antico (e fanno le scarpe alla crisi)

Non hanno perso tempo: sono fra i primi in Italia a sfruttare la novità legata al decreto del ministero dello Sviluppo economico dello scorso 7 gennaio (ma efficace solo dal 15): una innovazione legislativa che ha introdotto i Contratti di rete standard, da stipulare non più solo per atto pubblico o scrittura privata autenticata – modalità per cui è prescritto l’intervento del notaio – ma anche per atto firmato digitalmente da ciascun imprenditore o legale rappresentante delle aziende aderenti.
La rete degli italian cobblers – in italiano, calzolai – ne riunisce otto, da Veneto e Lombardia, dai 30 ai 60 anni. Perché un nome internazionale?

</span></figure></a> Italian cobblers al Micam
Italian cobblers al Micam

Perché la rete nasce attorno al foot-scanner, tecnologia che permette la realizzazione a distanza di calzature su misura (in questi giorni al Micam di Milano, ospiti dello stand di Confartigianato al Padiglione 4).

</span></figure></a> Una creazione italian cobblers
Una creazione italian cobblers

«È un progetto unico sia nella forma societaria che nella mission – sottolineano due dei soci fondatori, Simone Segalin e Paride Geroli – Rispondiamo ad una esigenza oggi non soddisfatta; accedere, anche da molto lontano, a un prodotto unico, esclusivo e raffinato come solo una rete di piccole imprese esclusivamente italiane può garantire grazie a materiali accuratamente scelti e lavorati dai migliori artigiani presenti sul suolo nazionale».

Il dispositivo di scansione tridimensionale (foot-scanner), abbatte le distanze: «In qualsiasi parte del mondo un cliente si trovi – spiegano Segalin e Geroli – è possibile entrare in uno dei nostri corner provvisto di questo dispositivo, farsi scansionare i piedi e ricevere, dopo un breve periodo, una calzatura su misura e corredata da un Dvd dove osservare le varie fasi lavorative del prodotto. È prevista anche l’assistenza durante tutta la vita della scarpa provvedendo, in caso di richiesta, alla loro pulitura, sistemazione o riparazione». Chiaro che il prezzo è proporzionale: dai 900 euro in su. Durata, potenzialmente, infinita.

</span></figure></a> Foot scanner
Foot scanner

L’apparecchiatura è già nei negozi dei “magnifici 8” – Simone Segalin di Venezia, Paride Geroli di Verona, Ivo Gottardi di Conegliano, Damiano Iacopetta di Brescia, i due Fratelli Alexander e Daniele Agostinetti di Mogliano, Flavio Calgarotto di Vicenza e Bruno Domenico di Varese – ma l’ambizione è creare dei corner ovunque, in Italia e all’estero, per poter raccogliere le ordinazioni, che saranno trasmesse come un semplice file.

 

Segalin, nipote d’arte, ha acquistato lo scanner grazie ai fondo di un bando innovazione della Regione Veneto, che ha cofinanziato un investimento da 40mila euro. Nella bottega di Mestre il padre e il nonno hanno confezionato calzature per Isabelle Huppert (nel periodo in cui stava girando un film a Venezia con Laurence Olivier) e Marcello Mastroianni, Richard Chamberlain e Clara e Susanna Agnelli, oltre al modello destinato a papa Giovanni Paolo II che ricevette in Vaticano nel 2001 da Sergio Segalin due paia di morbide calzature in camoscio, di cui una rivestita con merletto di Burano.

segalin«La tecnologia è il punto di contatto fra la sapienza dei mastri e le giovani generazione: il mestiere è più creativo, innovativo, e ha grandi potenzialità», spiega Simone.

Anche per questo si investe sulle scuole: per un anno, da aprile 2012, 18 calzolai aderenti alla Confartigianato Imprese Veneto hanno partecipato a un corso di 100 ore finanziato dalla Regione Veneto (fondi FSE) ed Ente Bilaterale dell’Artigianato Veneto. L’obiettivo (raggiunto) era «elevare le conoscenze di operatori del settore della riparazione della scarpa sia sulle caratteristiche del piede che nella ideazione e realizzazione di scarpe su misura»; le 16 lezioni hanno riguardato argomenti come l’anatomia del piede e i suoi possibili problemi, conoscenza delle pelli, nuove tecnologie applicate, partecipazione a eventi e fiere e altro ancora.

Da quella esperienza è nata una collaborazione fra associazione  Calzolai 2.0 e Confartigianato, la scuola per Calzolai professionisti: un percorso formativo sperimentale che si svolge a Parabiago in provincia di Milano, avviato a ottobre 2014. Il progetto “Arti Calzaturiere” vuole realizzare un centro di formazione professionale permanente dedicato alla calzatura: l’intenzione è di creare un organismo scolastico in grado d’innalzare la professionalità della categoria dei calzolai attraverso percorsi di vario livello, dando formazione per ottenere figure professionali aperte e/o codificate, molto vicine al mondo del lavoro.
Il progetto è rivolto principalmente a calzolai già in attività ma anche a persone comuni con buone capacità manuali e buona forza di volontà. Fra le materie Modelleria base, Realizzazione a mano di scarpe su misura, Lavorazione Mocassino classico, Assemblaggio Ballerina, Corsi base di computer, di inglese tecnico e Contabilità. Un modello che ora si vuole replicare aprendo altre scuole (da tenere d’occhio sul sito).

  • massimo |

    Confermo ceh il progetto calzolai 2.0 è ottimo, in quanto fornisce consigli legali per noi calzolai che siamo una categoria in disparte.

  • Barbara Ganz |

    Urge vocabolario di italiano aggiornato con le nuove tecnologie: questo alla voce “scandire” si ferma alle sillabe…

  • Giofederle |

    Scandire non “scansionare”.

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