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L’economista, lo psicologo e l’ingegnere: tre laureati Teste di Rapa (con rispetto parlando)

Amici da sempre, fino a quando non hanno preso strade diverse: per Silvia Bertini, 32 anni, una laurea in Economia e marketing a Verona; Mattia Garau, 34 anni, è diventato psicologo (fra Cesena e Padova, e tuttora si sta specializzando in psicoterapia), e Giuliano Rigo, 35 anni, è un ingegnere gestionale (laurea a Parma).

In arte, le Teste di Rapa: attività nata come negozio online di prodotti freschi esclusivamente del territorio, quello veronese, oggi diventata anche un negozio, «per chi non se la cava bene con gli ordini online», racconta Silvia.

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L’idea era nell’aria negli ultimi due anni, abbastanza avari di soddisfazioni per molti neolaureati: «Io ho fatto vari stage, un corso di perfezionamento, una azienda mi aveva detto “ti assumiamo”, ma alla fine dopo vari rinvii ho capito che non se ne sarebbe fatto nulla. Ho lavorato anche come postina, peraltro divertendomi un sacco».
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A questo punto i tre amici si sono guardati intorno: «Avevamo pensato di avviare una nostra attività agricola, poi abbiamo capito che erano richiesti investimenti notevoli. Ma è un sogno solo rimandato. Intanto tutto quello che avevamo, lo abbiamo investito qui». E la bottega l’hanno praticamente tirata su con le loro mani.

Non è facile avviare una attività: serve anche appoggiarsi a un professionista – e pagare – prima ancora di guadagnare un soldo. Anche districarsi fra le agevolazioni regionali per l’imprenditoria giovanile richiede tempo e abilità. «Dal notaio siamo nati il 30ennaio 2013, abbiamo aperto il 4 luglio». Ci sono voluti mesi solo di scartoffie: Teste di Rapa oggi è un innovativo hub di produttori locali: ci sono la birra Sleale, che si presenta come l’unica al mondo che si versa al contrario perché “la legge di gravità vale solo per le birre industriali” e le trote dell’allevamento della famiglia Tibaldo di Crespadoro (Vicenza), salse piccanti e tisane sempre a chilometri zero, formaggi de La Casera di Roncà (Vr) e gnocchi del pastificio Tortellaio Matto.

E poi naturalmente frutta e verdura, patate viola e carote gialle, prodotti conditi da puntuali informazioni per farli capire: «Purtroppo siamo abituati a valutare la bellezza prima della sostanza, anche nella frutta e

</span></figure></a> Sedano rapa (che qui chiamano Stanlio)
Sedano rapa (che qui chiamano Stanlio)

verdura. E compriamo sempre le stesse cose. Invece c’è una varietà incredibile, solo di verze ce ne sono a decine. Prendi il sedano rapa, anche bruttino poveretto: se nessuno ti racconta che gran risotto ci puoi fare, chi lo compra? Eppure è ottimo, e prodotto qui. Noi non cerchiamo prodotti esclusivamente bio, basta che ci sia un rapporto di fiducia con il produttore». E una produzione artigianale, che vuol dire «formaggi di colore diverso a seconda di quello che hanno mangiato le mucche, marmellate con sfumature diverse in base alla maturazione della frutta». Differenze che diventano pregi.

La bottega è informale, accessibile (censita dal sito che mappa i luoghi principali di Verona, dai monumenti ai negozi), solidale. Spazia dal Veronese fino a Badia Polesine (Rovigo) e Montagnana (Padova), ma è capitato anche di rifornire di viveri un gruppo di scout a Rimini.
«Da qualche settimana a darci una mano in Bottega o con le consegne a domicilio c’è anche un tirocinante del Servizio integrazione lavorativa dell’Ulss 21 di Legnago». Teste di Rapa vuole anche proporre esperienze e organizzare visite in azienda, far rivivere attività dimenticate, apprezzare la cultura e i luoghi dove nascono i prodotti, saltando la logica tipica della grande distribuzione.

rapa5La filiera diventa corta sia negli approvvigionamenti, sia nelle vendite, ed è sostenibile: il furgone parte a pieno carico e sceglie itinerari che consentono approvvigionamenti settimanali, per rifornimento il maggior numero di famiglie riducendo l’impatto ambientale. A fare da contrappeso alla tradizione c’è l’uso del sito e dei social, Facebook, Twitter e Instagram soprattutto, che dispensano esperienze, saperi, consigli, ricette e indovinelli. Dal vivo o online, l’idea base è coltivare la diversità, con le difficoltà «di una qualunque startup tecnologica: hai mille progetti e voglia di crescere, ma non puoi ancora permetterti di assumere degli aiuti, con un occhio studiamo qualcosa di nuovo e con l’altro mandiamo avanti l’attività».

Il bilancio del (quasi) primo anno? «Super contenti».

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