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Chi si rivede, l’orologio a palette: quando la meccanica made in Italy batte il digitale (e il tempo)

Semplice e immutato dal 1966; quattro palette di 10 numeri che scattano, solide e precise, minuto dopo minuto. Quasi 50 anni di precisione tutta meccanica – alla faccia del digitale – assemblata rigorosamente a mano nello stabilimento Solari di Udine. L’azienda, fondata a Pesariis – piccolo paese sulle montagne della Carnia friulana – nel 1725, ha iniziato come “Antica e premiata fabbrica di orologi da torre”; negli anni ha rivoluzionato il modo di visualizzare il tempo e mostrarlo alle persone: nelle stazioni e lungo i binari, ad esempio.

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L’ultima commessa (dopo la gara vinta per un appalto da 13 milioni con Rete ferroviaria italiana) riguarda indicatori, led e schermi multimediali per 900 postazioni lungo la linea 4 della metropolitana di San Paolo, Brasile, che partirà nel 2016.
Nel tempo progettazione e produzione sono rimaste totalmente made in Italy, l’innovazione ha prodotto nuovi modelli, fino alla decisione di lanciare una linea design con la riedizione di orologi storici.

</span></figure></a> Il Cifra 3 in rosso (Solari)
Il Cifra 3 in rosso (Solari)

A cominciare dal “Cifra 3” disegnato da Gino Valle, caratterizzato dal sistema a rulli di palette creato da Remigio Solari (che insieme al fratello Fermo rilanciò l’azienda: Remigio era appassionato di meccanica, Fermo il genio dell’organizzazione e della gestione) e brevettato nel 1966, tanto conosciuto nel mondo come icona del design del 900 da far parte della collezione permanente del MoMa (Museum of Modern Art) di New York, dello Science Museum di Londra e della collezione permanente del Triennale design di Milano. Nessuno, in 50 anni, è riuscito a copiare la perfezione meccanica delle palette, assemblate rigorosamente a mano nello stabilimento di Udine, che scattano solide e precise minuto dopo minuto.

«Rimettere in produzione il modello Cifra 3 è un atto di amore verso quegli oggetti che oltrepassano il tempo, che hanno una storia da raccontare e che rappresentano il bello dell’Italia nel mondo», spiega Massimo Paniccia, presidente e ad di Solari, che guida dal 1994. La nuova linea di design «nasce da una visione imprenditoriale che ha a cuore il futuro dell’azienda e la sua continuità. L’imprenditore è passeggero rispetto all’impresa, e ha la responsabilità etica di garantirle un futuro». Anche guardando al passato: «Dopo anni di investimenti e di sviluppo internazionale, possiamo permetterci di dedicare risorse rimettendo in produzione orologi che hanno segnato la nostra storia, quella del design, in un tributo al “saper fare” italiano», conclude Paniccia.

Solari ha oggi 250 dipendenti, una settantina di addetti alla gestione operativa (4 project manager, 3 project leader, 5 progettisti meccanici, 3 progettisti elettrici, 9 progettisti elettronici, 24 progettisti software, 20 tecnici di produzione, 12 per l’assistenza tecnica). Il fatturato, 40 milioni, vale un 50% di export. Gli orologi Solari Lineadesign saranno distribuiti solo negli store «più belli del mondo», accuratamente selezionati. In Italia è in fase di sviluppo la rete nelle principali città italiane: Excelsior (Milano), Ronchi (Milano), Cornali (Bergamo), Bortolin Gioielli (Udine), Cumini (Udine e Gemona del Friuli) e poi Meda, Parma, Cisterna di Latina.

  • davide |

    molto interessante il suo articolo sui Solari. mia figlia ha voluto per natale un dator 5 degli anni 60 e ne è orgogliosa per la precisione ed il design. inoltre sto facendo sistemare il mio cifra 3 di fine anni 60 da un valentissimo tecnico, amante degli orologi

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