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Incentivo senza obbligo: 12 sabati al lavoro solo per i volontari, maggiorazione fino al 100%. Firmereste un accordo così?

«Un’azienda vi convoca e vi dice: abbiamo un incremento di volumi, campagne da fare a go go e consegne da rispettare per fine agosto. Se perdiamo il cliente, che conta 1/4 del fatturato, siamo fottuti. In quel caso chissà che cosa potrebbe succedere. Chiedono 12 sabati di lavoro, meglio se a turno unico. Noi proponiamo straordinario volontario e non vincolante per evitare il ricorso alla flessibilità obbligatoria. Questo significa che chi vuole andare al lavoro ci va e chi vuole può starsene a casa. I volontari lavoreranno a turno unico. Le maggiorazioni previste dal contratto nazionale per lo straordinario sono il 25%, noi abbiamo invece ottenuto la percentuale minima del 50% che arriverà al 100% nel caso di effettuazione di tutti 12 i sabati. Le ore di straordinario possono essere accantonate in banca delle ore e godute a scelta del lavoratore. Inoltre i dipendenti potranno anche scegliere, sempre su base volontaria, di versare tutte o parte delle ore nel fondo pensione, in modo da pagare minori tasse e contributi. Domanda: voi se foste al mio posto lo firmereste un accordo così?».

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Il post di un sindacalista su Facebook, e una valanga di commenti, di ogni genere. Chi dice sì e che solo un pazzo non firmerebbe, chi teme una fregatura da qualche parte, chi si chiede che cosa accadrebbe se il numero dei volontari non fosse sufficiente, chi legge fra le righe un ricatto e chi ricorda che nell’azienda in questione la maggioranza è di donne lavoratrici, quasi tutte con figli, e che tra non molto la scuola finirà.

Il verbale è stato firmato il 10 maggio, alla Safilo di S. Maria di Sala, Venezia. L’accordo raggiunto fra la Rsu
Femca Cisl e la Direzione di stabilimento prevede di lavorare 12 sabati in regime di straordinario, dal 7 maggio al 30 luglio (dunque le ferie programmate in agosto non si toccano), per tutti i reparti produttivi.
«Come Cisl abbiamo chiesto e ottenuto che lo straordinario sia volontario e a turno unico 6-12. L’azienda potrà richiedere anche il secondo turno, ma la prestazione rimarrà sempre su base volontaria. Quindi chi vorrà andare al lavoro ci andrà e chi vorrà rimanere a casa lo potrà fare tranquillamente. Le maggiorazioni previste dal contratto nazionale per lo straordinario sono del 25%, noi abbiamo invece ottenuto una percentuale minima del 50% che arriverà al 100% nel caso di effettuazione di tutti 12 i sabati. L’intesa ha l’obiettivo di rispodere alle esigenze del mercato in quanto ci sono parecchie campagne da fare, un incremento dei volumi e consegne da effettuare nel rispetto delle scadenze previste; così le parti evitano il ricorso alla flessibilità obbligatoria», spiega Massimo Meneghetti, Femca Cisl.

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«Già nei mesi di novembre – dicembre 2015 si effettuò un accordo unitario sulla flssibilità obbligatoria. Otto sabati a doppio turno, che però hanno creato parecchi disagi al personale che a S.Maria di Sala, prevalentemente femminile. Per questo abbiamo insistito come Femca Cisl per evitare regimi suppletivi di lavoro obbligatorio e per andare incontro alle tante lavoratrici madri presenti nello stabilimento salese. Si tratta di una intesa innovativa che incentiva e non obbliga. Mai nessuno era riuscito a fare prima un accordo come questo». Nonostante questo le divisioni fra i sindacati non sono mancate: «Chi non lo ha sottoscritto punta solo a fare polemica durante il rinnovo Rsu e solo per guadagnare due voti in più, ma così facendo non fa gli interessi dei lavoratori» replica il segretario della Cisl, lasciando capire che l’accordo potrebbe portare anche a nuove assunzioni che, in caso contrario, non ci sarebbero.

L’accordo si conclude con «le parti sottoscrittrici che ribadiscono come tali strumenti siano finalizzati ad accrescere livelli di efficienza, produttività e competitività aziendali; l’azienda si riserva di verificare la possibilità di applicare regimi fiscali agevolati, in base alle normative in vigore in materia». Solo nel giugno 2012 questo stabilimento aveva raggiunto un’ipotesi di accordo tra sindacati, Rsu e azienda sulla vertenza avviata dopo la drammatica dichiarazione (11 maggio dello stesso anno) di mille (995 per la precisione) esuberi conseguenti alla perdita del marchio Armani passato a Luxottica. Allora era stato dato via libera al contratto di Solidarietà per la quasi totalità dei 660 lavoratori di Safilo di Santa Maria di Sala, dei 1.160 di Longarone e di tutti quelli di Martignacco, e a Padova una buona parte. Il più grande contratto di solidarietà mai fatto in Veneto.

 

 

 

  • arthemis |

    ma tutti i mariti delle madri lavoratrici al sabato non sono a casa?

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