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Occhiali, rame e trattori: tutti i danni dei furti nelle aziende (chi lo spiega ai clienti?)

Due “visite” non di cortesia alla Corallo di Quero (80mila euro), e poi Mistral, Safilo (di Longarone), Pinoptik. Le aziende dell’occhialeria nel Bellunese sono sotto pressione. Le conseguenze per chi subisce un furto in azienda vanno al di là del valore economico della merce sottratta; ci sono le pressioni dei clienti che si aspettano comunque una consegna in tempi rapidi, ci sono adempimenti e investimenti che le assicurazioni pretendono per una copertura che resta comunque parziale e altro ancora.

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Il Questore di Belluno Michele Morelli ha incontrato a Palazzo Doglioni Dalmas, sede di Confindustria Belluno Dolomiti, i rappresentanti di una ventina di aziende, tra le quali anche le grandi del settore, per uno scambio sull’emergenza dei furti nelle occhialerie e sulle azioni da mettere in atto per prevenirli e contrastarli.

Dopo aver raccolto impressioni e preoccupazioni delle imprese, il questore ha parlato delle iniziative che saranno messe in campo per assicurare maggiori controlli sul territorio, a garanzia di realtà produttive che appartengono al principale comparto economico della provincia e che garantiscono occupazione e benessere diffuso.

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«Un incontro positivo – commenta Lorraine Berton, presidente di Sipao – perché abbiamo avuto rassicurazioni che un po’ ci tranquillizzano, rispetto a una situazione che aveva allarmato gli operatori del nostro settore. Le azioni annunciate di maggiori controlli sul territorio, anche in collaborazione con la polizia di altre province, non possono che tranquillizzarci, anche se siamo tutti consapevoli che il rischio resta ed è perciò fondamentale una continua collaborazione tra le aziende e le forze dell’ordine. Da questo punto di vista, è apprezzabile la disponibilità annunciata dal Questore per periodici incontri con il mondo delle imprese del territorio».

Non è solo Belluno sotto pressione: lo scorso febbraio a Barbisano (Tv) la Siloma Trade è stata costretta a fermare la produzione per una settimana dopo un furto di rame, e reati simili sono stati segnalati altro, da Padova a Trento. In provincia di Udine è stato rubato un camion, utilizzato per l’ulteriore furto di un quad e un trattorino in una azienda che si occupa di tecnologie per il legno.

E poi ci sono campagne e aree rurali: “Spero che i camion che trasportano mezzi agricoli attirino le giuste attenzioni da parte di chi controlla le nostre strade e soprattutto alle frontiere. I danni che questi furti provocano alle nostre imprese agricole hanno effetti devastanti che si moltiplicano nel tempo”, spiegano alla Coldiretti di Treviso.

Furti e burocrazia insieme, poi, fanno il botto.

</span></figure> Trattori recuperati
Trattori recuperati

L’anno scorso in provincia di Treviso si sono registrate decine di furti ai danni di aziende agricole e concessionari di trattori. Tra i primi furti di questa lunga serie ci fu quello ai danni dell’azienda agricola Vaka Mora di Istrana: alla famiglia Fighera venne sottratto un trattore di marca Kubota del valore di 74mila euro. Il furto ha costretto a noleggiare velocemente un altro mezzo per terminare dei lavori stagionali con un costo di 4mila euro. Successivamente la stessa azienda, in attesa di un risarcimento dell’assicurazione, ha ordinato un nuovo trattore. Nel mese di luglio il trattore viene ritrovato in Romania, dove la polizia locale lo ha messo sotto sequestro. Dopo 9 mesi, il mezzo è finalmente tornato a casa alla fine di aprile. Per la gestione del recupero e del trasporto Vaka Mora ha speso altri 6mila euro. L’assicurazione, intanto, ha bloccato il risarcimento. Il mezzo recuperato non ha più le targhe e nemmeno i numeri di matricola: ciò comporterà nuove spese di immatricolazione.

“In sostanza l’impresa agricola si è ritrova a sostenere 10mila euro di spese destinate a crescere, un numero indefinito di ore tra gestione burocratica, denunce e recupero del mezzo, si ritrova con un trattore di più, al di là del danno morale e della drammatica sensazione di aver violato la propria azienda – fa un bilancio Walter Feltrin, presidente di Coldiretti Treviso – E’ necessaria una forte azione preventiva che impedisca ogni movimento a queste bande. Portarsi a spasso per 3.200 chilometri dei trattori di simili taglie è davvero così semplice?”.

Eppure nelle campagne, secondo il 4° rapporto delle agromafie, sembra che accada di tutto: “Dai ladri di polli ai raid criminali organizzati con furti di intere mandrie, intere cantine di vino svuotate ma anche attrezzature e trattori fatti sparire su commissione da bande specializzate – aggiunge Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso – In altri territori gli agricoltori sono stati costretti ad organizzare delle ronde”.
Per combattere i furti sono entrate in gioco anche le nuove tecnologie come l’installazione di sistemi Gps sui trattori e di impianti d’allarme collegati alla centrale dei Carabinieri o della Polizia. Nelle aziende agricole sono stati ben 2.570 i furti di attrezzature agricole e trattori e 490 casi di abigeato secondo le rilevazioni dei Comandi Territoriali dei Carabinieri nel 2015. “La criminalita’ organizzata che opera nelle campagne incide più a fondo nei beni e nella libertà delle persone, perché a differenza della criminalità urbana, può contare su un tessuto sociale e su condizioni di isolamento degli operatori e di mancanza di presidi di polizia immediatamente raggiungibili ed attivabili”, spiega Coldiretti.

Fra le soluzioni tecnologiche anche l’Agrisafe messo a punto a Treviso da Texa, azienda trevigiana leader nel settore della diagnosi e telediagnosi elettronica per veicoli, e distribuito in esclusiva dal Consorzio Agrario di Treviso e Belluno, concessionario per i più famosi marchi di macchine agricole.