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Co housing per aiutare i giovani a lasciare il nido e diventare adulti (dal Trentino, un’idea da esportare)

Obiettivo: aiutare 50 giovani nel viaggio verso l’età adulta, che passa anche per l’uscita dalla casa dei genitori. Si chiama progetto “Cohousing. Io cambio status” e per aderire c’è tempo fino al 31 agosto. Si tratta della seconda edizione promossa dall’Agenzia provinciale per la famiglia, che vuole così favorire il processo di transizione all’età adulta delle giovani generazioni e per dare una risposta concreta al forte bisogno di autonomia espresso dai ragazzi. Il bando è aperto a 50 giovani, residenti in provincia di Trento da almeno 3 anni,  tra i 18 e 29 anni, che si trovano al di fuori dei circuiti scolastici, universitari o lavorativi.

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Essere NEET (giovani che non studiano nè lavorano e non frequentano corsi di formazione) è una condizione che va ben al di là della definizione “e che parte da un generalizzato e strisciante atteggiamento di sfiducia che i giovani sempre di più manifestano rispetto all’investire in se stessi. Sfiducia legata alla difficoltà di trovare un lavoro che consenta loro di rendersi  indipendenti dalla famiglia e, quindi, di trovare una propria collocazione nella comunità” si legge nel documento informativo.
Se a questo si assommano le conseguenze della crisi economica, il caro affitti e le problematiche legate all’accesso al credito, gli obiettivi del progetto risultano evidenti.
Il progetto (anche sui social), attraverso il primo bando provinciale, ha coinvolto nella sua fase sperimentale 12 giovani di età compresa fra i 18 e i 29 anni.

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La peculiarità risiede nel considerare il co housing come uno strumento per promuovere l’autonomia dei giovani, che versano in una condizione socio-economica tale per cui il loro status è potenzialmente quello di NEET. Il progetto vuole promuovere e sostenere nei giovani un percorso di crescita individuale e sociale, della durata di due anni, che possa condurre al raggiungimento di un’autonomia personale, economica ed abitativa. Una proposta innovativa, che ha già suscitato interesse da parte di soggetti pubblici e del privato sociale di altre regioni italiane. Le finalità sono di:
• offrire uno spazio abitativo stimolante con canone d’affitto calmierato;
• accompagnare nell’assunzione di un ruolo attivo all’interno del contesto territoriale e nell’acquisizione di una coscienza civica di impegno e di solidarietà;
• potenziare le opportunità di inserimento lavorativo, valorizzando le caratteristiche del cohouser;
• incentivare percorsi di formazione e/o di istruzione.

Con il termine cohousing si definisce una soluzione abitativa, generalmente concepita come un insieme di alloggi privati dotati di spazi destinati all’uso comune tra i cohousers, in una prospettiva forte di condivisione. Numerosi sono i progetti legati al cohousing nati in Italia negli ultimi anni, in particolare nei pressi delle città di Milano, Roma, Bologna e Trento.

In sostanza verranno messi a disposizione degli alloggi sul territorio della Provincia autonoma di Trento, in località che verranno individuate a seguito delle preferenze
espresse dai giovani partecipanti. Le spese di affitto, comprensive delle utenze e degli altri eventuali oneri, a carico dei cohouser saranno pari a 100 euro mensili (ed i restanti 2/3 verranno attinti dal Fondo regionale per il sostegno della famiglia e dell’occupazione).
Il progetto prevede la presenza di supervisori e tutor con finalità di accompagnamento e sostegno dei cohouser, in particolare nella definizione e assunzione del ruolo attivo relativamente a: convivenza e coabitazione, orientamento nel mondo del lavoro, professionalizzazione e sviluppo della coscienza civica di impegno e di solidarietà.

Dopo la conclusione del progetto, a distanza di alcuni mesi dall’uscita dello stesso, sono previste attività di verifica atte a valutare le effettive ricadute sulla vita e scelte dei partecipanti.

Come è andata la prima edizione? Qui lo raccontano Fabio, Valentina e Luca, tre ex cohouser che descrivono la propria esperienza in un video di tre minuti.

Essere indipendente vuol dire “camminare sulle proprie gambe, e quindi non dipendere da nessuno per la propria sussistenza. Una persona autonoma ha anche il dovere di partecipare attivamente allo sviluppo della propria comunità…”

Per maggiori informazioni e per scaricare il bando www.politichegiovanili.provincia.tn.it tel. 0461-497200