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La cura della vita, spiegata ai più giovani (ricordando Vittoria)

Qualche settimana fa, dal comune di Abano Terme (Padova), è arrivato in redazione un comunicato intitolato “La cura della vita”: un titolo particolare, che mi ha incuriosito. L’occasione era, il 19 novembre, la giornata dei Survivors, i sopravvissuti a un suicidio, anche quello di una persona vicina e amata. Fra i nomi dei presenti, il nome di Terry Bonaldo, con questa qualifica: survivor e mamma di Vittoria Serena.

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L’ho cercata tramite social network, e le ho chiesto che cosa avrebbe detto quel giorno, se aveva piacere di raccontarlo anche a chi non ci sarebbe stato. Lei ha risposto così:

Con piacere. È un argomento purtroppo che tante persone cercano di evitare. Ma io, avendolo provato sulla mia pelle, ne parlo, urlo …vorrei che tutto il mondo mi ascoltasse… ma non è così.

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Tempo qualche giorno e Terry ha scritto la storia di Vittoria, e di come – dopo la tragedia – lei, mamma, ha realizzato il sogno della figlia scomparsa: scrivere un libro. C’è la vita di una ragazza dai capelli rossi, l’inizio della depressione e degli attacchi di panico, la difficoltà di aiutarla, l’amore, il dolore di una madre che si può definire davvero, per questo, una sopravvissuta.

La sua storia, in versione integrale, la trovate qui: sì, è molto lunga, e sì, una volta iniziato si arriva fino in fondo senza riuscire a smettere. Ne vale alla pena, perché questo è il messaggio che si trova:

C’è un appello che voglio fare . È un appello a tutti coloro che soffrono dello stesso male di Vittoria, la depressione. Quel male che incurabile che purtroppo si è portato via mia figlia. Adolescenti, giovani, adulti, anziani di tutte le età. Se avete anche un banale problema, ma che a voi sembra insormontabile, parlatene. Parlate e tirate fuori tutta la rabbia, il rancore, l’angoscia che c’è dentro di voi. Urlate tutto il vostro dolore. Non vi vergognate. Tirate giù la maschera.

Troverete tanta gente intorno, tante persone che vi ascolteranno. Che vi vorranno bene. E non vi giudicheranno. Vi ameranno ancora di più. Parlate con i vostri genitori, i vostri amici, professori, sacerdoti..con persone che trovate per strada, con psicologi o psichiatri. Parlate, parlate sempre . Dovete esprimere, urlare al mondo intero  tutto il dolore che vi opprime.

C’è di sicuro chi vi vorrà ascoltare.

Questa è l’unica cosa di cui io ne sono certa.

La parola amore è fondamentale per sopravvivere in questo mondo molto difficile, a volte molto duro. 

Ma vale la pena di vivere.

Qualche giorno fa, sul tema dei suicidi l’Ordine dei giornalisti del Veneto ha raccomandato – di nuovo, da sempre – una particolare cautela nel trattare le notizie e ha invita giornali ed emittenti radio-televisive ad occuparsi delle sole vicende di rilevante interesse pubblico, avendo l’accortezza di limitarsi all’essenzialità dell’informazione per evitare di alimentare un pericoloso fenomeno di emulazione. Fra le raccomandazioni, quella emersa da un seminario di formazione tenutosi a Padova nello scorso mese di settembre: qui lo psichiatra Diego De Leo, esperto a livello internazionale, ha citato l’esperienza ormai consolidata all’estero, suggerendo ai giornalisti italiani la necessità di affiancare ai servizi che si riferiscono ai casi di suicidio, un articolo che, anche attraverso l’intervento di un esperto, possa offrire un contraltare di speranza, una possibile via di uscita.

Per questo è stata ribadita l’opportunità di indicare, all’interno dei servizi giornalistici, anche i numeri telefonici dei servizi ai quali è possibile rivolgersi per aiuto e supporto psicologico. Eccoli:

 – Telefono Amico: 199.284.284
– Telefono Azzurro: 1.96.96
– Il  Servizio regionale per la salute degli imprenditori (Progetto InOltre): 800.334.343
De Leo Fund: 800.168.768