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Tre stabilimenti, trattamenti e destini diversi: Pasta Zara vota Si all’ipotesi di accordo, ma riflette le differenze in campo

Nella tardissima serata di venerdì 16 novembre, i sindacati Fai – CISL Flai – CGIL Uila – UIL hanno inviato una lettera al presidente
di Gruppo Pasta Zara Furio Bragagnolo e alle tre Confindustrie di Brescia, Treviso e Trieste, le province dove hanno sede i tre stabilimenti.

“Con la presente, diamo riscontro dell’esito del percorso di consultazione avviato in tutti i siti e sedi del Gruppo Pasta Zara in merito alla ipotesi di accordo del 13 novembre 2018 sottoscritta dalle Parti il 13 novembre 2018 presso la sede di Confindustria di Treviso.
La consultazione è stata attivata tramite voto certificato da apposite commissioni nominate in loco ed ha prodotto il seguente risultato:
Rovato : aventi diritto 115 – votanti 100 – si 39 – no 61
Riese Pio x : aventi diritto 158 – votanti 107 – si 61 – no 45 – nulla 1
Muggia : aventi diritto 147 – votanti 123 – si 114 – no 8 – bianche 1
Totali: aventi diritto 420 – votanti 330 – si 214 – no 114 – bianche 1 – nulle 1
Pertanto, alla luce dell’espressione favorevole a maggioranza le segreterie sindacali nazionali Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil confermano la validità dell’accordo“.

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Dunque si procede sulla strada annunciata, con il Gruppo Barilla che «ha manifestato interesse, in forma di proposta, per l’acquisto di un ramo d’azienda di Pasta Zara Spa che risulta ammessa a concordato preventivo. Tale manifestazione d’interesse sarà valutata nell’ambito e dagli organi della procedura in corso, che si svolgerà secondo legge» fa sapere la stessa azienda precisando che «l’offerta si riferisce esclusivamente al ramo d’azienda relativo al pastificio di Muggia, Trieste, non riguarda né il marchio Zara né altri marchi o stabilimenti e prevede altresì un accordo di produzione, per un periodo transitorio, a beneficio di Pasta Zara» per consentire di dare continuità al marchio. La scelta di Barilla risponde «all’esigenza di investimento nell’espansione della capacità produttiva del Gruppo. Se l’offerta dovesse andare a buon fine, l’accordo con Pasta Zara offrirebbe l’opportunità di destinare parte di tale investimento in Italia».

In questi ultimi due giorni i lavoratori hanno votato l’ipotesi di accordo, che per tutti e tre i siti (ma uno potrebbe avere un destino separato se la cessione andrà in porto) chiede una sospensione per cinque anni del premio di risultato, anch’esso molto differenziato: si va dai 600 euro del sito trevigiano ai 1.500 di Brescia.

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La differenza evidente nel voto riflette la situazione nei tre stabilimenti, di cui uno solo destinato a entrare nel colosso dell’alimentare. Se è chiaro che a Muggia (153 addetti) si respira un’aria di sollievo per questa prospettiva e il SI ha stravinto, a Riese Pio X (Treviso, 178 addetti)  si prospetta un taglio economico ma anche una lavorazione a ciclo continuo, perché in prospettiva occorrerà sopperire ai volumi dello stabilimento ceduto.

Rovato (Brescia) è un caso ancora diverso: tecnicamente è una Srl (principale proprietario con l’98% Pasta Zara Spa) che ha già alle spalle un fallimento e una acquisizione, e questo è lo stato d’animo dei 107 lavoratori che pensavano di essersi lasciati alle spalle le difficoltà: e qui ha prevalso il NO.

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Anche per questo, e per evitare fughe di notizie, il voto è stato segreto e lo scrutinio si è fatto in contemporanea. La  speranza del sindacato era che ne uscisse una posizione il più possibile unitaria: «In questa lunga trattativa finora c’erano state richieste anche superiori, compreso il taglio della quattordicesima, a fronte di incertezza e punti di domanda. Ora la mossa di Barilla mette un punto fermo e si può dare una svolta alla trattativa con un piano industriale in continuità produttiva e con il mantenimento dei livelli occupazionali», spiega Sara Pasqualin, Cgil Treviso, che ricostruisce la crisi dell’azienda.

«I dati dell’indebitamento erano evidenti nei bilanci, in quanto l’azienda ha condotto un piano di investimenti nel quadriennio 2012-2016 al fine di ammodernare gli impianti e le tecnologie utilizzate negli stabilimenti per aumentare la propria capacità produttiva, garantendosi il supporto finanziario di terzi – principalmente banche – con la strategia che il consolidamento produttivo avrebbe generato utili da garantirsi la continuità di questo sostegno. Quando le banche venete hanno mostrato le prime difficoltà abbiamo chiesto ulteriori informazioni, visto il ruolo che avevano nell’economia locale. E’ risultato che c’erano 73 milioni di debito di Pasta Zara nei confronti di a Banca Popolare di Vicenza e Veneto banca – spiega Sara Pasqualin, Cgil Treviso – Quello che è accaduto nel frattempo è che l’azienda ha continuato a fare strategie mirate ad aumenti della capacità produttiva e ad azioni di sviluppo commerciale che comunque, a causa di una flessione  delle vendite nel contesto internazionale, hanno portato nel 2015 a emettere un nuovo bond obbligazionario di 5 milioni, del quale poi è stata chiesta restituzione anticipata dopo 2 anni. L’azienda ha provato a quel punto a chiedere ulteriore disponibilità ad altre banche, che nel frattempo hanno ridotto gli affidamenti e aumentato le difficoltà di accesso al credito. Ad oggi si parla di un debito di circa 250 milioni in totale».

Al tavolo del concordato, «è chiaro che Sga, la società che ha preso in carico i crediti deteriorati delle banche venete, avrà un peso considerevole», aggiunge la sindacalista. Ora il piano industriale dovrà essere presentato in tribunale; una volta approvato dall’assemblea dei creditori, ci sarà la cessione del ramo d’azienda dell’hub triestino. La Regione Friuli VG ha già annunciato che metterà a disposizione del nuovo investitore «tutti gli strumenti di legge necessari a favorire lo sviluppo produttivo e l’occupazione, ha detto il governatore Massimiliano Fedriga – Si va verso una soluzione positiva a una situazione che presentava forti elementi di rischio. Guardiamo ora con fiducia al futuro dell’impianto triestino – evidenzia il governatore – e al fondamentale mantenimento dei livelli occupazionali, auspicando magari che si possano verificare le condizioni per ulteriori incrementi dei posti di lavoro».