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L’azienda veronese che produce il 40% degli oblò mondiali (guarderete la vostra lavatrice con occhi diversi)

Avete mai sentito di qualcuno a cui si sia rotto l’oblò della lavatrice? Probabilmente no.

«Negli ultimi cinque anni non c’è stato un solo caso di rottura in esercizio. Ai prodotti dei competitor cinesi invece è capitato. Ecco perché siamo in grado di crescere anche in un mercato in forte espansione ma altamente competitivo come quello cinese». Luca Villa è l’amministratore delegato di Vetrerie Riunite, Verona. E non basta. «La nostra è una nicchia: chi volesse entrare dovrebbe sostenere notevoli costi di macchinari, e soprattutto non avrebbe un know how che permette di annullare i rischi».

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Gli oblò delle lavatrici non si possono rompere: devono durare per tutta la vita dell’elettrodomestico.

L’azienda era nata producendo lenti in vetro pressato per i fari nel settore automotive: «Quando si è passato alla plastica, l’imprenditore lungimirante che l’aveva fondata, l’ingegner Chivilò, torinese trapiantato in Veneto, ha deciso di diversificare». Una realtà profittevole, tanto da essere acquisita e rivenduta tre volte in tempi brevi: poi è arrivata la crisi, che nel 2008 ha trovato una azienda ormai sbilanciata dal punto di vista dei bilanci. Una difficoltà finanziaria, mai produttiva, che dal 2009 al 2015 ha fatto vivere sulle montagne russe il gruppo, composto da tre aziende vicine di casa, sulla stessa strada: oltre a Vetrerie Riunite c’è Borromini, produttrice di stampi, e Novaref, specializzata in rulli refrattati, utilizzati all’interno dei forni per la cottura delle piastrelle.

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Anche questo un settore che è cambiato: «Una volta le piastrelle erano tutte dello stesso formato, al massimo 60 per 60; adesso ce ne sono di larghe tre metri, i forni sono larghi anche cinque metri, la produttività è cresciuta in modo esponenziale e, con essa, la richiesta di rulli sempre più performanti: le prospettive sono di aumentare le vendite in India, Stati Uniti e Brasile».

Quanto al vetro, si guarda a Usa e Cina, dove gli oblò made in Veneto sono competitivi nonostante i dazi e i costi di trasporto: «Il mercato delle lavatrici di questo genere cresce in Cina del 25% all’anno a scapito dei modelli con la carica dall’alto (senza oblò, più piccole), e a livello mondiale le lavatrici segnano una crescita del 3%», spiega Villa.

Recentemente la Spa ha completato il proprio piano di rilancio e ha siglato un accordo con UniCredit e Banco Bpm per un finanziamento da 77 milioni complessivi. Le linee di credito, messe a disposizione dai due istituti in quota paritetica, serviranno allo sviluppo della capacità produttiva degli stabilimenti italiani e a supportare l’espansione commerciale e produttiva nei principali mercati mondiali, oltre a rimborsare anticipatamente e rifinanziare l’intera esposizione del Gruppo verso il sistema bancario. Un cammino che ha visto aumentare la capacità produttiva del 30% nel 2017, e ha portato anche a investire in automazione del processo produttivo per rafforzare la leadership dell’azienda.

In organico ci sono 500 dipendenti: «La nostra forza è che abbiamo persone da noi da oltre 30 anni: una competenza e una esperienza impareggiabili. Come dico sempre, questo è anche un nostro limite, perché i cambiamenti sono più difficili da far accettare ma stiamo lavorando molto bene tutti insieme con il comune obiettivo di continuare a migliorare le nostre performance tecniche ed economiche».

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L’oblò della lavatrice è un oggetto ad alto tasso di innovazione: fra le principali case produttrici di elettrodomestici c’è chi sta pensando di attrezzarlo con un display per proiettare dati in tempo reale, altri (come Samsung) hanno inserito uno sportellino di apertura per poter aggiungere un indumento dimenticato in corsa, senza dover interrompere il programma di lavaggio. L’azienda veronese collabora con i reparti di ricerca e sviluppo dei principali clienti per mettere a punto nuove soluzioni. Le tecnologie di industria 4.0 sono già entrare anche in Vetrerie Riunite, e promettono di portare aumenti di produttività. Nel 2018 il gruppo supererà i 100 milioni di ricavi, con un aumento del 20% rispetto all’anno precedente e una marginalità in continua crescita grazie anche all’efficientamento delle linee produttive.

L’export raggiunge il 90%, ma in realtà anche gli oblò consegnati in Italia spesso sono consegnati agli stabilimenti italiani di società multinazionali. Il tasso di fidelizzazione dei clienti è altissimo: «Non corrono il rischio di cambiare un fornitore affidabile, e anche questo è un punto di forza e per alcuni di essi siamo fornitori esclusivi», conclude Villa.