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Accordo di cooperazione tra porto di Trieste e CCCC, ambasciatore Usa a Vicenza e Trento, Udine export da record, pizza friulana sulla Bbc #AziendeConLaValigia

E’ stato firmato a Roma l’accordo di cooperazione tra il porto di Trieste e il gruppo cinese China Communication Construction Company – CCCC che favorirà l’infrastrutturazione in Centro Europa e aumenterà le possibilità di accesso dei prodotti delle piccole e medie imprese italiane presso i mercati cinesi.

Alla presenza dei capi di stato di Italia e Cina, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Zeno D’Agostino e il leader del gruppo cinese CCCC Mr. Song Hailang hanno formalizzato un accordo chiave circa le infrastrutture ferroviarie collocate nella regione portuale del Mare Adriatico Orientale, in particolare le nuove stazioni di Servola e Aquilinia, rientranti nel progetto “Trihub”, il piano integrato di rinforzo del sistema infrastrutturale ferroviario nell’area fra Cervignano del Friuli, Villa Opicina e Trieste, sviluppato in collaborazione con il gestore della rete ferroviaria italiana RFI.

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L’accordo con CCCC, che permetterà l’accrescimento dell’influenza del porto di Trieste sia in Europa centrale, sia presso i mercati marittimi cinesi, consentirà all’Autorità di Sistema Portuale di esplorare nuove opportunità collegate al progetto di CCCC per la costruzione e gestione del grande terminal intermodale di Kosiče (Slovacchia). Il patto siglato permetterà inoltre ad entrambi i firmatari di valutare collaborazioni per progetti  logistico-industriali in Cina con lo scopo di facilitare i flussi logistici e il commercio.

“Con questo accordo – ha dichiarato il presidente dell’Authority Zeno D’Agostino – puntiamo ad organizzare la logistica in uscita dal porto. Il nostro impegno è quello di supportare le esportazioni in Cina e nel Far East delle nostre PMI, che non hanno le dimensioni idonee ad affrontare questo tipo di investimenti. L’Autorità di Sistema si mette a disposizione delle imprese italiane per sviluppare in Cina piattaforme logistiche e portuali che permettano al Made in Italy di raggiungere i flussi commerciali verso questo grande mercato in espansione.”

Il presidente D’Agostino e Mr. Song Hailang  hanno suggellato un accordo di cooperazione che si inserisce a latere del protocollo fra Italia e Cina, sancendo di fatto l’ingresso del porto di Trieste nella cornice dell’iniziativa Belt and Road Initiative.

L’impresa CCCC, detenuta dallo Stato cinese, è una delle più grandi imprese mondiali del settore delle infrastrutture, quotata alle borse di Hong Kong e Shanghai. CCCC è presente in 155 Paesi, con un fatturato annuale di gruppo superiore ai 90 miliardi di dollari USA, in possesso di elevato know-how nel settore delle infrastrutture di trasporto.

La firma dell’accordo conclude la due giorni collegata alla visita del presidente cinese, nell’ambito della quale si è svolto, fra gli altri eventi ufficiali, anche il Business Forum Internazionale Italia Cina per i Paesi Terzi, organizzato fra gli altri da Assindustria e dal Ministero dello Sviluppo Economico, al quale l’Autorità di Sistema Portuale ha partecipato fra i delegati e nel corso del quale si sono svolti incontri b2b con importanti soggetti cinesi, fra i quali Power China.

L’Ambasciatore statunitense in Confindustria Vicenza

per invitare le imprese a investire negli USA

“Questo prestigioso incontro conferma come Vicenza sia la capitale italiana dell’export”. Remo Pedon, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega ai mercati esteri, sintetizza così la missione diplomatica che l’Ambasciatore statunitense Lewis M. Eisenberg ha dedicato a Vicenza incontrando, oltre a Pedon, il Presidente degli Industriali Luciano Vescovi e gli imprenditori associati a Confindustria Vicenza.

 

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L’occasione dell’incontro è stato l’evento promozionale del Summit SelectUSA, ospitato a Palazzo Bonin Longare e che ha visto la partecipazione dei rappresentanti di oltre 20 Stati. La Missione Diplomatica Americana in Italia promuove gli USA come destinazione per investimenti delle aziende italiane, in virtù anche della riforma fiscale del presidente Donald Trump.

“Dopo il suo intervento a Roma – spiega Pedon -, il rappresentante del Governo USA in Italia ha voluto essere presente nella nostra provincia che i numeri confermano essere la capitale dell’export industriale, visto che un territorio di poco più di 800.000 abitanti esporta nel mondo oltre 17,96 miliardi di Euro di cui 1,55 proprio verso gli USA. Per noi è un orgoglio e siamo davvero felici di poter portare alta la bandiera della nostra industria nel mondo”.

Anche nel 2018, i dati provvisori dell’Istat confermano come Vicenza sia la provincia con export pro capite più alto d’Italia e il terzo per valore assoluto dietro alle metropoli Milano e Torino.

“Nel colloquio con l’Ambasciatore – racconta il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi – abbiamo illustrato l’eccellenza della nostra produzione e della nostra provincia nel panorama europeo e mondiale. Parliamo di un mercato che indirettamente può essere considerato fondamentalmente il primo per il nostro export perché molta della componentistica che vendiamo alla Germania, specie nell’automotive, poi viene rivenduta come prodotto finito negli USA. L’Ambasciatore ci ha poi spiegato quali vantaggi comporti investire nel Paese sia a fronte della riduzione dell’aliquota per le società dal 35% al 21% dopo la riforma Trump, sia per le particolari condizioni, nonché incentivi anche economici, che i singoli Stati propongono a chi vuole creare realtà manifatturiere negli USA. Si è vista, da parte dell’ambasciatore, un atteggiamento molto positivo verso l’industria visto che è il motore primo che crea ricchezza nella classe media. Mi piacerebbe che il medesimo atteggiamento ci fosse anche nel nostro Paese”.

“Abbiamo un’economia industriale fortemente integrata con il mercato USA – spiega poi Pedon -. Ci sono tuttavia grossi margini di miglioramento e il partecipatissimo incontro sugli investimenti è la riprova di come, se ci sono le opportunità, i nostri imprenditori non si fanno attendere. Abbiamo una presenza commerciale consolidata in alcune parti degli Stati Uniti, sulle due coste in particolare, ma tutta da rafforzare nei vastissimi territori centrali del Paese perciò, oltre ad aver ospitato per la seconda volta questo prestigioso appuntamento, i rapporti con le istituzioni statunitensi proseguiranno anche in un futuro grande evento che si terrà a Washington: il Summit di SelctUSA” (10-12 giugno 2019).

…e a Trento parla di autonomia

Ha fatto tappa anche in Trentino l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Lewis Eisenberg, accompagnato dalla console generale degli Stati Uniti a Milano, Elizabeth Lee Martinez. Nel Palazzo della Provincia, l’ambasciatore ha incontrato il presidente Maurizio Fugatti e l’assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli, assieme al direttore generale Paolo Nicoletti e al dirigente del Servizio attività internazionali Raffaele Farella. “Siamo felici e onorati della sua visita – ha detto Fugatti del dare il benvenuto all’ospite – e ci auguriamo che essa possa contribuire a rafforzare i rapporti già solidi esistenti fra il nostro territorio e il suo Paese, in particolare sui versanti dell’interscambio economico e della cooperazione scientifica e universitaria”.

usaaL’ambasciatore Eisenberg si è congratulato con il presidente Fugatti per le nuove responsabilità che sta rivestendo e si è detto colpito dalla bellezza del Trentino, così come dai livelli di sviluppo e di benessere raggiunti dal territorio.
Nel corso del cordiale incontro sono stati toccati i temi dell’Autonomia speciale del Trentino, nel contesto italiano ed europeo, e delle tendenze che si stanno delineando nel panorama economico internazionale, con i loro possibili effetti sull’Italia e anche sul sistema locale.
Fugatti ha sottolineato i molteplici legami industriali e commerciali fra il Trentino e gli Usa, ricordato che gli Stati Uniti sono il secondo mercato di riferimento per l’export provinciale dopo quello della Germania. “La nostra intenzione – ha aggiunto – è di mantenere questi legami e di rafforzarli”.
Un intento condiviso dall’ambasciatore Eisenberg, che a sua volta ha confermato la sua volontà di favorire una crescita delle relazioni, anche con l’aiuto della console Lee Martinez, nel quadro del contributo degli Stati Uniti alla crescita dell’Italia nel suo complesso.

Udine, export da record

Le esportazioni in provincia di Udine continuano a trainare la crescita dell’economia e trascinano l’intero Friuli Venezia Giulia verso il nuovo record storico di vendite all’estero.
L’export udinese – secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Istat – nell’intero 2018 è infatti cresciuto del +10,3%, oltre il triplo della media italiana (+3,1%), passando da 5.469 a 6.034 milioni di euro, portandosi oltre i valori pre-crisi.

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“Il trend delle vendite all’estero in provincia di Udine nel 2018 – sottolinea Anna Mareschi Danieli, presidente degli Industriali friulani -, a differenza di quanto accaduto complessivamente in regione, dove si è registrato un crollo nel secondo semestre (-4,6% rispetto al +18,2% del primo semestre), è proseguito anche nella seconda metà del 2018, segnando addirittura un’accelerazione (+9,1% nel primo semestre, +11,7% nel secondo). La quota dell’export udinese su quella regionale si è attestata così al 38,7% del totale, superiore a quella delle altre province (Pordenone 25,7%, Trieste 20,9%, Gorizia 14,7%), ed in crescita rispetto al 2017, quando aveva raggiunto il 37,1%”.

Nel 2018, pure le importazioni sono salite del 9,7%, passando da 3.378 a 3.704 milioni di euro (prodotti della metallurgia +12,2%, smaltimento rifiuti e recupero materiali +11,7%, prodotti chimici +7,7%). “Anche questo dato – rimarca Anna Mareschi Danieli – è significativo. Perché, in un territorio connotato da una presenza preponderante dell’industria della trasformazione, testimonia che le nostre aziende hanno acquistato di più per lavorare di più”.

Il surplus corrente della bilancia commerciale ha così registrato un nuovo ampliamento, passando da 2.090 a 2.330 milioni di euro. L’incremento è stato determinato dai risultati positivi dei prodotti della metallurgia (il 29,6% delle esportazioni complessive), che segnano un aumento del +13,2%, da 1.577 a 1.785 milioni di euro. Seguono i macchinari (+7,2%), i prodotti in metallo (+19%) e i mobili (+4,9%).

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L’analisi per mercato di sbocco evidenzia che la Germania, primo Paese di destinazione dell’export provinciale, con una quota pari al 17,4% del totale, registra una crescita del +10%, da 954 a 1.049 milioni di euro. Seguono Austria (+9,1%), Stati Uniti (+17,8%), Francia (+6,1%). In forte aumento anche le esportazioni in Cina (+70,7%, da 77 a 132 milioni di euro), grazie soprattutto al contributo delle vendite di macchinari. Il mercato cinese, pur registrando un forte incremento in termini percentuali, è ancora il tredicesimo, in ordine di valore, tra i nostri partner commerciali.

“In un quadro congiunturale che presenta inequivocabili segnali di rallentamento – conclude la presidente di Confindustria Udine – il nostro dato provinciale sulle esportazioni complessive del 2018 è un raggio di sole tra le tante nuvole che si presentano all’orizzonte. C’è poco da festeggiare, perché guardando al prossimo futuro le previsioni non sono incoraggianti e dunque siamo davvero preoccupati. Voglio però sottolineare il fatto che questo straordinario traguardo è stato raggiunto grazie al grande impegno profuso da moltissime delle nostre aziende, che hanno capito quanto l’innovazione e l’internazionalizzazione siano determinanti per competere e crescere. Zavorrati come siamo da un’infinità di svantaggi competitivi originati dal nostro sistema Paese sul fronte fiscale, della giustizia, della burocrazia, delle infrastrutture e della formazione, ma la lista potrebbe continuare, pur tuttavia riusciamo ancora a stare in piedi e, addirittura, ad avanzare. Immaginiamoci cosa potremmo fare se, invece di generare sfiducia e penalizzare continuamente chi fa impresa, investe e crea lavoro, le politiche nazionali ci dessero finalmente una mano”.

La pizza surgelata Made in Friuli

protagonista sulla BBC

Nel Regno Unito spopola la pizza surgelata Made in Italy e il popolare programma di BBC “Inside the Factory”, che mostra ai sudditi di Sua Maestà come nascono i prodotti industriali, è arrivato per raccontare i segreti delle pizze sottozero vendute sul mercato britannico. E per farlo ha scelto la Roncadin di Meduno (PN), azienda di oltre 500 persone ai piedi delle Dolomiti Friulane che dal 1992 produce prelibatezze per la grande distribuzione nazionale e internazionale.

La puntata di un’ora, intitolata semplicemente “Pizza”, è andata in onda il 5 marzo su BBC Two e sarà online su BBC iPlayer per un mese (visibile però solo agli utenti del Regno Unito). «Per noi è motivo di orgoglio rappresentare l’industria alimentare italiana in ambito internazionale, per di più su una televisione prestigiosa come la BBC – spiega l’amministratore delegato Dario Roncadin –. L’export rappresenta per Roncadin il 65% del fatturato e il mercato UK in particolare è per noi molto importante. Nel Regno Unito siamo presenti come produttori per una delle più importanti private label del Paese, che ci riconosce come partner di eccellenza e portavoce di un Made in Italy autentico, sempre più ricercato dai consumatori britannici».

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La puntata, che fa parte della quinta stagione di “Inside the Factory”, è stata girata nello stabilimento Roncadin di Meduno lo scorso luglio, quando una troupe di una ventina di persone, capitanata dal conduttore Gregg Wallace (famosissimo in patria per aver presentato fra le altre cose Masterchef UK), per una settimana ha ripreso in grande segretezza tutte le fasi della produzione delle pizze surgelate.

«Il teatro delle operazioni – spiega Dario Roncadin – sono state le linee produttive 5 e 6, inaugurate rispettivamente nel 2016 e nel 2017». Nel frattempo l’azienda stava ultimando la posa della linea 7 nel nuovo stabilimento costruito dopo l’incendio che ha colpito Roncadin a settembre 2017. «Ma il fatto di essere nel pieno dei lavori non ha fermato “Inside the Factory” e noi siamo stati più che felici di aprire le porte alla BBC e di conquistare una vetrina importante, per noi e per il Made in Italy». L’azienda ha così potuto spiegare i segreti di un prodotto industriale di altissima qualità, cioè materie prime di eccellenza e un procedimento che si avvicina quanto più possibile alla tradizione artigianale: lunga lievitazione, stesura a caldo, farcitura a mano e cottura in forno a legna su pietra. Il programma ha fatto inoltre luce sulla tecnologia che permette alle specialità surgelate, come la pizza, di raggiungere i quattro angoli del globo.

Roncadin SpA con sede a Meduno (Pordenone), nasce nel 1992 per la produzione di pizza italiana di qualità per la grande distribuzione nazionale ed internazionale. Oggi in azienda lavorano oltre 500 persone. Pizze e snack sono realizzati con un esclusivo metodo brevettato e con l’impiego del 100% di energia sostenibile.