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Società per (buone) azioni: 30 imprese venete, pronte ad andare oltre i bilanci, si misurano con l’impatto sociale #BumoBee

Trenta imprese venete, accompagnate dall’università Ca’ Foscari, stanno misurando l’impatto delle loro scelte di innovazione sociale e valutando come trasformarlo in fattore altamente competitivo. Dieci di loro, inserite nel progetto BumoBee, hanno avviato il percorso per richiedere la certificazione come B Corp, o prepararsi a diventare società Benefit. In ogni caso, si apre un nuovo fronte della responsabilità d’impresa.

Una B Corp – secondo un modello nato negli Stati Uniti – si distingue perché non persegue solo il profitto, ma la massimizzazione del proprio impatto positivo verso i dipendenti, i collaboratori, le comunità in cui opera e l’ambiente, così da diventare una forza rigeneratrice per la società e il pianeta.

Le società Benefit, invece, sono una forma di impresa introdotta in Italia nel 2016. Una forma giuridica virtuosa e innovativa, che va oltre lo scopo di distribuire dividendi agli azionisti, ma cerca un impatto positivo sulla società; obblighi modificati rispetto alle aziende tradizionali impegnano il management e gli azionisti a guardare in alto, verso responsabilità e trasparenza.

bcorp

Oggi in Italia ci sono 78 B Corp e oltre 300 società Benefit; in Veneto 8 B Corp e 26 Benefit. Un terreno fertile evidentemente, in cui si inserisce il progetto chiamato “BumoBee-Business Models for Benefit Enterprises”, promosso dalla Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia e sostenuto dalla Regione del Veneto con l’obiettivo di integrare nei modelli di business e nelle prassi organizzative delle pmi del territorio il valore sociale e l’impatto generato dalla loro attività sulle persone, l’ambiente, la cultura, il territorio e la comunità.
BumoBee non parte dal nulla: ci sono già imprese che compiono scelte a impatto sociale, ma senza avere piena consapevolezza della loro importanza, e spesso senza comunicarle per quello che sono: un punto di forza.

Invece dovrebbero, per più motivi: rafforzare la propria reputazione, ma anche crescere sul proprio mercato e migliorare i risultati. Se poi nascesse – come è obiettivo del progetto – una business community di imprese che condividono questi valori, i risultati potrebbero essere amplificati.

Fabrizio Panozzo, del dipartimento Management di Ca’ Foscari, è coordinatore scientifico di BumoBee; cita l’articolo 41 della Costituzione, quello per cuiL’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali” .

“Il legislatore ha visto di tutto: la crisi del 29, la dittatura, sa che tutto può accadere e ha chiaro il concetto di impatto sociale. Possiamo semplicemente ripartire da qui”, sottolinea Panozzo.

Per mesi tre ricercatori – Annabella Sperotto, Cesare Granati e Francesco Venturini – hanno indagato le imprese venete.

“Questo territorio – spiega Granati – ha una storia, uno sviluppo, intrinsecamente legato con la dimensione sociale dell’impresa. In Veneto osserviamo un peculiare modello di sviluppo: quello dell’impresa diffusa (i distretti industriali) che ha attraversato questo territorio tra gli anni ’50 e ’60 e che si basava sulle piccole imprese, le aziende a gestione famigliare, ad alto potenziale di innovazione sociale. Elementi quali la coesione con la comunità territoriale, in particolare di fronte alle difficoltà, e quindi la resilienza a crisi e cambiamenti di contesto, sono considerati oggi fondamentali per ogni modello di business volto a produrre un positivo impatto sociale. È dunque questa impresa veneta, quella piccola e media impresa che riempie le nostre periferie e le zone industriali, che porta dentro di sé un approccio attento alla comunità, ai propri stakeholder, alla famiglia dentro e fuori l’impresa, la “sana imprenditoria veneta”.

bumobee

Quali sono le “sane imprese” in cammino? Appartengono a territori e settori diversi.
Molte sono “benefit” da ben prima della partecipazione al progetto, ma ora hanno chiari i possibili vantaggi di rende strutturale una scelta spontanea: capitalizzare un patrimonio di reputazione, ad esempio, comunicando la propria idea di impresa, prima ancora che il prodotto; avviare un percorso aziendale verso forme di rendicontazione non finanziaria, e portare a casa gli effetti dell’impatto positivo anche sui dipendenti: in periodo di difficoltà a trovare e inserire personale qualificato, ad esempio, essere società “per bene” permette di attrarre talenti per innovare l’impresa e farla crescere ancora.
“Il principio fondamentale è che le persone qui siano felici di quello che fanno, di come vengono trattate, di svolgere questo lavoro”, dice un dirigente in una intervista al ricercatore Francesco Venturini. “Mi hanno fatto un contratto e il presidente mi ha dato una mano per il mutuo, questa è una cosa importante”, confida un operatore in un’altra delle interviste raccolte.

Questo modello sta generando grande entusiasmo, tanto che intellettuali e accademici sono convinti che sia l’unica via possibile nel futuro dell’impresa – spiega Annabella Sperotto, ricercatrice – L’Italia ha ancora numeri limitati ma primeggia per rapidità di accoglimento dell’idea e tasso di crescita. Certo, ottenere una certificazione B Corp può richiedere notevoli energie e risorse, è un percorso continuo di misurazione e miglioramento, e anche modificare il proprio stato giuridico diventando società benefit è un cambiamento che ha a che fare con la natura stessa dell’impresa e la sua identità”.

Le conclusioni? Il professor Panozzo le spiega così (anche nel video): “Con questo progetto Ca’ Foscari ha raggiunto un risultato in termini di conoscenza e sensibilizzazione di questo modello di impresa nella regione Veneto, ma allo stesso tempo ha fatto un lavoro di ricerca. Mentre accompagnava le imprese verso questa nuova visione, le ha invitate a riflettere anche portando uno sguardo internazionale a confronto con loro. Il risultato è che occorre fare molta attenzione a qualto idee e concetti  legati alla responsabilità sociale riescono a cambiare davvero, a lungo termine, i comportamenti.