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Il frantoio veronese che ricava dagli scarti delle olive l’energia pulita

Il Frantoio Fratelli Turri di Cavaion Veronese (Verona) ha acquistato un nuovo impianto termico che utilizza come combustibile il nocciolino di sansa, sottoprodotto ottenuto dalla lavorazione delle olive. Non solo: la polpa inutilizzata viene inviata a un impianto a biogas destinato alla produzione di energia pulita. Un modo per investire sulla tutela dell’ambiente: grazie alla combustione del nocciolino è possibile riscaldare l’intero edificio, 21mila metri cubi che comprendono la produzione, gli uffici e il punto vendita.

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Ogni anno vengono raccolte tra le 1.500 e le 2mila tonnellate di olive, che sono lavorate seguendo due processi: il primo consiste nella separazione tra olio e sansa umida, mentre la seconda fase divide la sansa dal nocciolino. Il quantitativo di nocciolino derivante dal processo di separazione si aggira attorno al 9-10% del peso delle olive trasformate, tra le 135 e le 200 tonnellate, che diventano combustibile da riutilizzare.

L’impianto termico permette inoltre di tagliare le emissioni di anidride carbonica: una politica energetica, quella del frantoio, che mira a ridurre al minimo gli sprechi e a rispettare l’ambiente, migliorando la qualità dell’aria. “Il nuovo impianto – spiega Laura Turri, titolare del Frantoio assieme ai fratelli Mario, Giovanni e Luisa – ci permette di riutilizzare i sottoprodotti e di trasformarli in combustibile, scaldando l’intera superficie dell’edificio senza inquinare l’aria che respiriamo ogni giorno. Un bel risparmio, soprattutto se si pensa alle emissioni di anidride carbonica, che in questo modo vengono più che dimezzate. Da sempre ci prendiamo cura dell’ambiente e del paesaggio gardesani, contraddistinti dalla presenza di olivi secolari: è per questa ragione che cerchiamo, anche attraverso processi aziendali virtuosi di economia circolare, di proteggerli”.

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Una storia di famiglia

Il Frantoio Fratelli Turri nasce nel 1951 a Cavaion Veronese (Verona). La famiglia, già da prima di questa data, si è sempre occupata di agricoltura. In particolare Mario Turri nella sua attività di castaldo (l’agronomo dei nostri giorni) si era dedicato con passione all’olivo e all’olio. Una passione per la terra trasmessa al figlio Giancarlo, fondatore dell’azienda, che ebbe l’intuizione di un’azienda olearia tutta sua. I frantoi allora presenti svolgevano un lavoro per conto terzi, mancava un frantoio per la molitura delle olive prodotte dalla aziende agricole del territorio. Nel 1956 un evento segna un cambio di rotta: una rovinosa gelata in Toscana porta i produttori di quella regione a contattare Giancarlo Turri per sopperire alla mancanza di olio per quell’anno. Il riscontro positivo lo stimola a proporre il proprio prodotto anche in altre regioni. Comincia così un commercio dell’olio a marchio Turri, in particolare in tutto il Triveneto,e quando, agli inizi degli anni ‘70, si aprono i primi supermercati e la Grande Distribuzione Organizzata, per Turri è naturale entrare in questo canale. Comincia anche la strada dell’internazionalizzazione, a cominciare dalla Germania.
L’azienda negli anni cresce grazie alla qualità delle produzioni frutto di un’attenta selezione della materia prima e a scelte impiantistiche innovative. Oggi esporta in tutto il mondo.
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Ricerca e innovazione

Il Frantoio Turri mette al centro del suo lavoro ricerca, studio e formazione, a partire dalle 400 piante che circondano lo stabilimento produttivo, che hanno una funzione sperimentale, oltre che produttiva. In particolare nella parte anteriore all’azienda è presente un uliveto con 27 varietà di olive italiane nato come confronto e comprensione maggiore del comportamento di queste varietà in luoghi diversi dal loro territorio di origine. Tra le olive si trovano la Casaliva, il Grignan, la Coratina, la Taggiasca, la Dritta, l’Ascolana.
Ricerca è anche nella scelta dei sistemi di produzione. Giancarlo Turri, fondatore dell’azienda, è tra i primi in Italia a scegliere innovativi impianti di molitura in continuo, anziché i vecchi frantoi a presse. Una diffidenza iniziale viene superata grazie ai risultati in termini di superiorità qualitativa. Il metodo tradizionale di lavorazione prevedeva un’iniziale macinatura delle olive a cui seguiva il passaggio sotto la pressa per l’estrazione dell’olio. Il problema di questo passaggio erano i residui di lavorazione che rimanendo per più cicli di molitura potevano fermentare a discapito della qualità del prodotto finito. La tecnologia in continuo, velocizzando queste operazioni, ha eliminato il problema e garantito maggiore igiene. Oggi l’impianto garantisce una capacità produttiva di 3000kk/hg. L’azienda utilizza le macchine Pieralisi, partner storico.
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