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Primo bilancio di una settimana particolare (e sei proposte per sostenere l’economia)

C’è stato l’importatore di vino che ha preteso un “certificato di sanificazione” sul prosecco. E c’è stato l’imprenditore veneto in viaggio di lavoro in Germania che si è visto negare la camera nell’hotel dove va sempre.

Casi particolari di una settimana più che particolare: Unioncamere Veneto ha modificato in corsa l’indagine condotta, tramite questionari, su un campione di 1.500 aziende, e ha tarato le domande sulla stretta attualità. La prima novità è la velocità di risposta, con le imprese che hanno voluto far sapere subito la propria opinione (di solito servono giorni).

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La conta dei danni

Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna incidono da sole per il 40% del Pil.

E le prime stime parlano di una perdita da 5 a 7 miliardi di euro, più di 1/3 del quale dal settore turistico.

Anche i settori della moda e del made in Italy, in generale, avranno sofferenze.

Il Centro Studi di Unioncamere del Veneto sta conducendo in questi giorni un’indagine flash per monitorare l’impatto economico dell’epidemia da Coronavirus nelle imprese manifatturiere del Veneto, sfruttando il consueto campione utilizzato per monitorare le dinamiche congiunturali.

“Dopo soltanto 24 ore dal lancio del questionario, abbiamo raccolto già 1.500 questionari. Questo è già un dato in sé, che ci indica l’attenzione e la preoccupazione delle imprese per questa emergenza” spiega il presidente di Unioncamere Veneto Mario Pozza circondato dai colleghi dei terrritori, ognuno in rappresentanza di un settore diverso, dai servizi al tessile. Manca solo il collega del Veronese, in auto isolamento per avere viaggiato nelle aree rosse.

Proprio grazie a questa massiccia e veloce adesione all’indagine, è possibile anticipare alcuni risultati, che saranno approfonditi la prossima settimana a indagine completata.

Le risposte delle imprese

Le domande sono state suddivise in due blocchi, chiedendo alle aziende:

  • da un lato, se siano interessate dal blocco delle attività in Cina e nel Sud-est asiatico;
  • dall’altro se la loro attività economica stia risentendo della diffusione del contagio in Italia, in particolare per effetto delle misure contenitive adottate.

Con riferimento al blocco delle attività in Cina, emerge che:

  • il 19,4% delle imprese manifatturiere intervistate finora (1 su 5) è già stata interessata in qualche modo dal blocco delle attività in Cina e/o nel Sud-Est asiatico per effetto del “Coronavirus”;
  • in prevalenza l’impatto negativo si manifesta sul fronte degli approvvigionamenti, e i settori maggiormente interessati sono: le macchine elettriche ed elettroniche e il tessile abbigliamento e calzature;
  • quanto perdureranno queste difficoltà in Cina: per quasi 1 azienda su 2 si parla almeno di giugno, come orizzonte di normalizzazione per gli approvvigionamenti.

“Facile immaginare l’impatto a cascata lungo le filiere di queste difficoltà, verso i terzisti e i clienti a valle – spiega Pozza -. Una situazione che già emerge in modo chiaro dai primi dati raccolti. E che si somma agli effetti interni provocati dalle misure adottate per il contenimento del contagio”.

Infatti, alla domanda se le aziende stiano subendo conseguenze negative per effetto della diffusione del contagio in Italia:

  • il 62,5% delle imprese manifatturiere venete è già interessata da una riduzione della produzione;
  • il 29,4% indica addirittura di averla dovuta sospendere (sono aziende operanti in prevalenza nel settore tessile abbigliamento e calzature e in provincia di Padova);
  • il 67% evidenzia calo degli ordini e delle vendite.
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    “In alcuni casi è evidente la correlazione che si diceva sopra con gli approvvigionamenti. Alcune aziende sono proprio costrette a fermarsi per carenze di materie prime. Quindi è già in atto la propagazione delle difficoltà lungo le filiere. Ma ci sono anche effetti più direttamente collegabili alle misure di contenimento del contagio adottate in Italia. Imprese che non hanno ordini a causa della caduta delle attività turistiche e dei pubblici esercizi, dei negozi vuoti, delle disdette che danno i clienti esteri o tecnici addetti alle installazioni o collaudi di macchinari. Fiere o viaggi di lavoro all’estero che saltano. Problemi nelle spedizioni e nelle consegne”, elencano i presidenti.

In una settimana si è generata una paralisi, che sta generando tensioni anche sul piano finanziario, in termini di ritardi nelle fatturazioni e negli incassi. “È comprensibile che di fronte alla minaccia di un virus, di cui si conosce poco, sia stata data priorità alla salute dei cittadini, e in particolare a ridurre il più possibile i contagi per non mandare in tilt la sanità. Però bisogna stare attenti a come vengono lanciati i messaggi – spiega la nota di Unioncamere -. I nostri imprenditori lo dicono chiaramente. A nostra domanda esplicita sulla gestione in Italia dell’emergenza, pur a fronte di 1/3 degli intervistati che ritiene sia stata affrontata con misure congrue, il 48% degli imprenditori (quasi 1 su 2) è convinto invece che sia stato generato troppo allarmismo”.

Un dato evidente sul turismo, visto il numero delle disdette, ma anche nel manifatturiero.

Le contromisure

“La voglia di andare avanti delle nostre imprese resta comunque una forza straordinaria – sottolinea Pozza -. Si pensi che in poco tempo già un 17% delle imprese intervistate (in termini assoluti sono oltre 230) ha fatto ricorso allo smartworking, per favorire il lavoro da casa dei dipendenti, sia per ridurre le situazioni di esposizione a possibile contagio, sia considerando chi aveva i figli a casa per la chiusura delle scuole. Altri dati, incrociati con i settori e i profili delle aziende, ve li forniremo la prossima settimana. Questo è quanto ci è stato possibile anticipare, lo ripetiamo, a 24 ore dal lancio del questionario”.

Come attenuare l’impatto economico? Unioncamere ha un piano in sei mosse, “nessuna finanziata dalle tasse ma dalle risorse delle imprese. Sei richieste cui dare risposta, anche nell’ambito dei provvedimenti di urgenza che si stanno adottando in queste ore”: eccole come da documento inviato al Governo da Unioncamere.

  1. Il decreto di approvazione dei progetti speciali finanziati dalle imprese con il 20% del diritto annuale, che riguardano proprio l’internazionalizzazione, il turismo, la formazione ed il lavoro per i giovani e la digitalizzazione.

È necessario procedere subito all’adozione di tale provvedimento, per sbloccare immediatamente le risorse per il 2020 attraverso le quali le Camere di commercio potranno spendere denaro indirizzandolo proprio alle imprese, poiché si tratta per oltre la metà dell’importo di voucher.

Nel Veneto stiamo parlando di poco più 7.500.000 di euro nel 2020 e complessivamente di 22,5 milioni  nel triennio 2020–2022;

  1. la Legge di bilancio per l’esercizio in corso prevede l’inserimento anche delle Camere di commercio tra gli enti obbligati a non spendere totalmente le proprie risorse per gli interventi di promozione economica. È una norma ancor più incomprensibile in un momento in cui tali interventi sono urgenti ed indispensabili.

Attendiamo celermente una circolare interpretativa del MISE, d’intesa con il MEF, che chiarisca l’esclusione di tale previsione.

Solo per dare la misura delle risorse che sono bloccate da questa norma: stiamo parlando di circa 6.000.000 di euro nel 2020 che potrebbero essere investiti su tutto il territorio regionale per sostenere le imprese, accompagnarle con interventi mirati alla competitività e al rilancio dell’immagine e della reputazione nel mondo.

 

  1. Il quadro, ulteriormente aggravato dall’ultima Legge di bilancio, relativo alle norme cosiddette “Tagliaspese” che nel decennio appena trascorso hanno coinvolto anche le Camere di commercio e le loro Unioni regionali, andando a colpire secondo un meccanismo perverso le amministrazioni più virtuose nella gestione delle risorse.

La proposta che il sistema camerale veneto da parecchio tempo avanza, oggi ancora più convintamente, è di destinare le somme da versare al bilancio dello Stato, che annualmente nella nostra regione ammontano a 5,5 milioni di euro, a programmi di intervento strategico che rispondano alle legittime aspettative del sistema produttivo.

 

  1. Chiediamo risorse per il rilancio reputazionale di queste aree, non solo della zona rossa, ma di tutto il territorio regionale, da utilizzare assieme alla Regione Veneto per comunicare che qui si può venire per affari, turismo e ogni altra attività economica.

 

  1. Chiediamo che le normative di sospensione previdenziale e fiscale e, sperando non serva, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali siano estesi a tutta la regione, a tutte le imprese e agli enti per alcuni mesi.

 

  1. Riteniamo necessario che vengano stanziate risorse a favore delle imprese del Veneto per far fronte a questa situazione di emergenza. Candidiamo il sistema camerale Veneto a gestirle con bandi dedicati, in stretta sinergia con la Regione, certi che una gestione di fondi in prossimità con il territorio sia la modalità operativa migliore per un loro efficientamento.

 

Sono richieste non solo di buon senso, ma DOVEROSE nei confronti delle nostre imprese, con le quali in questi anni siamo stati capaci di mantenere e consolidare relazioni di fiducia grazie all’efficienza dei nostri servizi e alla competenza delle nostre strutture, pur ridotte all’osso.