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Le aziende bellunese portano 30 tablet nelle case di riposo

Eliminare le distanze, abbattere il senso di solitudine, abbracciare – seppure virtualmente e in tutta sicurezza – i propri cari.

Sono i motivi che hanno spinto Confindustria Belluno Dolomiti a donare 30 tablet alle case di riposo del territorio. “Se qualcosa ci ha insegnato questo maledetto virus è che la tecnologia aiuta, anche se non può diventare un surrogato della relazione umana”, afferma Lorraine Berton, presidente dell’Associazione. “In montagna più che altrove la questione delle distanze e del relativo gap tecnologico è emblematica e coinvolge tutte le generazioni, dai giovani alle prese con la didattica on line agli adulti impegnati nello smart working passando per gli ospiti delle strutture territoriali e delle case di riposo”.

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Proprio a questi ultimi si è rivolta la nuova iniziativa di Confindustria Belluno Dolomiti che all’inizio dell’emergenza Covid-19 aveva prima deliberato – attraverso il proprio Consiglio di Presidenza – uno stanziamento straordinario di 50 mila euro, poi attivato una campagna fondi tra gli iscritti che, a oggi, ha superato i 230mila euro, il tutto a favore della sanità bellunese con l’acquisto di due letti di terapia intensiva e quattro defibrillatori.

Quanto ai nuovi tablet, potranno essere utilizzati per mettere in relazione i pazienti con i propri cari nel caso di bisogno ma anche per altre iniziative di tipo riabilitativo o di mero coinvolgimento.

I dispositivi saranno consegnati dai volontari della Protezione Civile, con il coordinamento della Provincia.

Tutte le donazioni sono state concordate con Autorità sanitarie, Istituzioni e Prefettura. “Ogni acquisto risponde alle necessità di volta in volta individuate”, sottolinea Berton. “Un esempio concreto di responsabilità sociale”.

L’emergenza sanitaria è stata anche psicologica e relazionale. Ha allontanato famiglie e intensificato il senso di solitudine dei più anziani. Con questo gesto, abbiamo voluto essere presenti e dire che dobbiamo avere cura di tutte le fasce della popolazione, soprattutto delle più deboli. In questi mesi difficili, la tecnologia ha aiutato a mantenere i rapporti, a salutarsi, a regalare e a regalarsi un sorriso con una semplice videochiamata. Nelle terapie intensive e nelle case di riposo ogni gesto di questo tipo è stato una carezza al cuore”.

C’è poi un risvolto concreto che Berton non ha mai mancato di sottolineare nel corso del lockdown: “Ci sono troppi problemi di connessione, resta una eccessiva lentezza della rete. Tanti interventi promessi – a tutti i livelli istituzionali – scontano ritardi giganteschi e a rischiare è la competitività delle nostre aziende. La questione della infrastruttura immateriale è tanto urgente quanto quella della infrastruttura materiale. Senza collegamenti, non si va da nessuna parte e non ci sono né sviluppo né inclusione”, conclude Berton.