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Biden o Trump? Un gruppo di giovani studiosi del NordEst ha la risposta

***AGGIORNAMENTO 8 novembre: i complimenti del blog al giovane team che ha curato una analisi tanto dettagliata da indovinare il risultato finale mentre per giorni si brancolava nel buio. A fare i commenti sapendo chi ha vinto son bravi tutti 😉  ***

Se siete fra quelli che si preparano a seguire la lunga notte dei risultati della sfida Biden-Trump, ecco uno spunto in più.

Chi vincerà le elezioni USA? A questa domanda un gruppo indipendente di giovani analisti e studiosi dal Nordest prova a rispondere unendo in modo innovativo un approccio quantitativo e uno qualitativo.

L’articolo è firmato da Gabriele Catania (vicentino), Francesco Veronese (veronese), Fabio Fusato (veronese), Michele Battagliola (veronese), Davide Bontempelli (trentino),  Marco Musi (mantovano residente in Trentino) ed è disponibile su Academia.

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Quella di predire il risultato delle elezioni presidenziali è ormai una costante del dibattito pubblico americano (e mondiale). Ogni quattro anni i sondaggi, i libri, gli articoli di giornale, i servizi radiotelevisivi (e i post su blog e social media) si moltiplicano. Nessuno può dare risposte certe, ma il  gruppo indipendente di sei giovani analisti e studiosi del Nordest, con competenze ed expertise diversi, ha cercato di elaborare un innovativo tentativo di previsione dell’esito di queste attese elezioni presidenziali, seguendo un metodo il più possibile scientifico.

Nel lavoro, pubblicato qui, a livello quantitativo sono stati presi in esame gli esiti elettorali in sei stati-chiave dal 1972 al 2016 (Indiana, Iowa, Wisconsin, Pennsylvania, Michigan e North Carolina), così da elaborare una previsione di tipo probabilistico su base storica degli esiti delle elezioni 2020; a livello qualitativo si sono andati invece a valutare le macro-condizioni politico-economiche dei sei stati-chiave per verificare se gli esiti probabilistici su base storica trovassero riscontro nella realtà empirica.

«Abbiamo cercato di capire se la storia “potesse ripetersi” anche in occasione di queste presidenziali, o no – spiega Gabriele Catania, saggista, da sempre focalizzato sui rapporti tra economia e politica negli USA – Si è combinata quindi l’analisi statistica, in una prospettiva congiunturale, con una valutazione politico-economica che andasse oltre il singolo avvenimento, prendendo in considerazione ad esempio le conseguenze dell’epidemia o le proteste del Black Live Matters».

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Come osserva Fabio Fusato, laureando magistrale in matematica, «per la parte quantitativa del progetto abbiamo scelto di modellizzare il risultato elettorale di ogni stato come una variabile casuale di Bernoulli, dato che gli unici due esiti possibili sono la vittoria del partito repubblicano o quella del partito democratico. Inoltre, abbiamo deciso di considerare ogni stato indipendente dall’altro, visto come è strutturato il sistema elettorale statunitense. Tutto ciò ha prodotto un modello semplice con cui è stato possibile arrivare ad un risultato chiaro in termini di probabilità di elezione della soglia limite di grandi elettori nel pool di stati considerato».

«È stato un interessante lavoro, ci siamo messi alla prova cercando di amalgamare al meglio conoscenze ed esperienze da ambiti diversi: matematica, informatica, scienze sociali – spiega Michele Battagliola, laureato magistrale in matematica e dottorando nella stessa disciplina – Abbiamo cercato di sfruttare le nostre diverse capacità per raggiungere un’analisi che tenesse conto dei vari aspetti e fosse il più sfaccettata e comprensiva possibile».

Per Francesco Veronese, laureando magistrale in management, «dal punto di vista qualitativo abbiamo anche realizzato un’analisi delle principali variabili di tipo demografico e macro-economico estrapolando i dati dai database del governo federale, e dalle comunicazioni trimestrali degli stessi, con un focus in particolare sul 2019 e il 2020. Lo scopo è stato quello di individuare sia i trend comuni per i sei stati presi in esame, sia esplicitare gli elementi discriminatori che potessero avere delle conseguenze sull’esito elettorale».

Come si spiega nel lavoro, dal 1972 al 2016 il candidato che è riuscito ad aggiudicarci 45 grandi elettori dei sei stati-chiave otto volte su dieci è diventato presidente (e nel lavoro si è spiegato nel dettaglio perché le elezioni 2000 e 2004 non vadano prese in considerazione). La probabilità di aggiudicarsi la soglia critica di 45 grandi elettori dal pool dei sei stati analizzati è pari a 52,8% per i repubblicani e al 47,2% per i democratici; tuttavia secondo la successiva analisi qualitativa, è emerso che il candidato democratico dovrebbe ottenere nei sei stati presi in esame almeno 45 grandi elettori, e vincere le elezioni, salvo eventi eccezionali (ad esempio disordini ai seggi, o l’annullamento di una parte del voto postale a seguito di una sentenza della Corte suprema); ciò evidenzia come i repubblicani sembrano aver perso il vantaggio statistico che la storia conferisce loro negli stati presi in esame, probabilmente a causa delle politiche polarizzanti attuate nell’ultimo quadriennio dal presidente Trump.

«L’analisi quantitativa evidenzia come gli stati presi in esame, seppur instabili, siano a preferenza repubblicana. Tuttavia le politiche polarizzanti di Trump potrebbero aver creato un distacco eccessivo sul folto numero di indecisi, a tal punto da ribaltare, negativamente per lui, la situazione» commenta il mantovano Marco Musi, specialista marketing analitico per una grossa tech company italiana.

Insomma, se siete arrivati fin qui nonostante le insidie matematiche e statistiche: dovrebbe vincere Biden.

  • giorgio |

    complimenti a fusato, veronese, catania, bontempelli & co per il lavoro. ho scaricato il paper, molto valido.

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